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I VERTICI DELLA CASSA EDILE

A RISCHIO – L’edilizia è uno dei settori che più interessa la criminalità organizzata

La crisi colpisce duro e continua a farlo, soprattutto nell’ambito delle piccole imprese. Un rischio evidenziato in occasione delle celebrazioni del venticinquennale della Cassa edile veneta artigiana, che oltre a inaugurare la sua nuova sede in via della Pila, ha organizzato all’Istituto Parini un convegno su “Economia e criminalità”.        Secondo Ceva ad accrescere l’esposizione alle infiltrazioni criminali contribuiscono anche le gravissime condizioni della crisi economica: nel caso dell’edilizia nel 2012 è prevista una riduzione del 5,2% degli investimenti, che si aggiunge alla precedente contrazione del 20% registrata tra il 2008 ed il 2011. Le più colpite sono proprio le piccole imprese: quelle con meno di 5 addetti nell’ultimo trimestre 2011 hanno avuto cali di fatturato pari al 4,4%. Di pari passo anche l’emorragia di posti di lavoro (4600 lavoratori in meno nel 2011) e la crescente mortalità di imprese (-1,6% in due anni).      «Oggi, purtroppo, sempre più imprese faticano a reggere le difficoltà del mercato – spiega il presidente della Ceva Roberto Strumendo – C’è terreno fertile per la criminalità, in particolare sul fronte degli appalti». Interessante la riflessione del professor Filippo Della Puppa dello Iuav: «In Veneto e nel veneziano si è costruito troppo e male – Per contrastare la crisi l’unica strada per uscirne è l’innovazione, l’adozione di politiche sostenibili ed evitare di consumare altro territorio». (r.ros.)

 

Appello agli amministratori del coordinatore di “Avviso Pubblico”

«Vigilate contro la mafia»

«Il Veneto non è terra di mafia ma terra che interessa alla mafia. E solo con la denuncia preventiva si può tenere lontano questo cancro della società». È l’istantanea che Pierpaolo Romani, Coordinatore nazionale di “Avviso Pubblico” (definita la Libera degli amministratori pubblici e comunali) fornisce di ciò che interessa ai fenomeni di Cosa Nostra nel nostro territorio. Il suo intervento nel dibattito su Economia e Legalità in occasione dei 25 anni della Cassa edile veneziana (Ceva) scuote e a tratti sorprende. Ma non troppo. Lui che il tessuto urbano lo conosce perchè è sempre a contatto con gli amministratori pubblici sa bene anche quanto succede in quest’area del Nordest.        «Il recente vertice a Venezia della Commissione Antimafia presieduto dall’ex ministro Giuseppe Pisanu e anche il monito del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri che ha riconosciuto nel Veneto uno dei territori più appetibili per gli affari mafiosi, sono la cartina di tornasole di quanto, purtroppo, sta accadendo – spiega Romani – La mafia da tempo non è più quella della polvere da sparo ma quella che segue l’odore dei soldi. E di soldi, in Veneto, ne girano parecchi e significano investimenti, imprese, piccole società da aiutare, grandi progetti e infrastrutture in cui inserirsi. Tutti affari che per la mafia dai guanti bianchi sono manna dal cielo». Un territorio, quello Veneto, per Romani, che crea diffidenza anche all’estero.         «Allo sceicco del Qatar, in visita poche settimane fa in Italia, (quello che ha finanziato il rigassificatore di Rovigo per intenderci) hanno chiesto perché non investe di più nel nostro Paese e lui ha risposto: corruzione. E anche in Veneto corruzione, evasione fiscale e paura di denunciare sono i principali fattori che rendono grande le mafie che vogliono porre radici. Non è vero che non esistono i casi ma non si vogliono dire, far emergere. E i settori più a rischio in questo territorio sono l’edilizia e il turismo (anche Jesolo ed Eraclea), i trasporti, i mercati ortofrutticoli, il gioco d’azzardo, non certo il Casinò di Venezia ma quello dei bar, dove piccoli imprenditori malati di gioco perdono patrimoni e poi chiedono prestiti a usurai camorristi e mafiosi».        Il giornalista Giovanni Viafora, secondo relatore del dibattito, ritiene che la colpa sia anche della politica. «Il Veneto è impreparato all’onda d’urto delle infiltrazioni mafiose – dice – Le piccole imprese, sono le più a rischio. Qualche giorno fa ho chiesto all’ex governatore Galan come è possibile che la politica non si sia accorta di nulla. Sapete la risposta? «Nessuno me l’ha mai detto». Forse anche la magistratura andrebbe adeguata alla situazione: ma ha ragione Romani, la regola numero uno deve essere la denuncia».

Raffaele Rosa

 

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