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Qualche tempo fa, quando si diceva che forse, una volta tanto, ci avrebbe salvato proprio il mercato, con la sua legge del più forte e del più competitivo, noi tutti piccoli imprenditori del commercio e del turismo e cittadini, non ci credevamo davvero sino in fondo: eppure oggi sembra essere proprio così. Gli imprenditori che hanno dato via al sogno – o all’incubo? – di Veneto City stanno nuovamente rivedendo progetti e piani finanziari, per concludere che, forse, si era pensato un po’ troppo in grande.  “Nessuna infrastruttura può essere troppo grande e troppo invasiva per un territorio così già debilitato ed indebolito come il suolo del Veneto” – commenta Massimo Zanon, nella duplice veste di Presidente di Confcommercio Unione Venezia e del Veneto – “ma qui si trattava di impegnare risorse, cementificare un’area enorme senza ancora sapere, precisamente, cosa ci sarebbe andato dentro, quali funzioni, quali imprese, quali acquirenti avrebbero avuto interesse ad utilizzarlo”. Così, nell’arco di pochi anni, Veneto City subisce un’ulteriore riduzione. “Adesso però bisogna capire cosa si vorrà comunque realizzare per far rendere quell’area – ammette preoccupato Ennio Gallo, Vice di Zanon e alla guida della Confcommercio del Miranese che, insieme alla Riviera del Brenta, è l’area maggiormente coinvolta dal progetto, – “sperando che non si scelgano interventi speculativi di piccolo cabotaggio. E quanto alle amministrazioni comunali che hanno alla fine accolto positivamente il progetto originario, come reagiranno di fronte alle diverse opere che erano state promesse e che adesso non si faranno più?”.   E’ indispensabile ragionare subito su cosa si farà in quell’area così vasta e comunque collocata in un punto strategico del Veneto.

“C’è ancora così tanto da investire per migliorare i nostri centri urbani – continua Ennio Gallo – e tra graticolato romano, ville venete e ultimi scampoli di aree agricole, con un dissesto idrogeologico che si aggrava ogni anno sempre di più, come dimostrano i disastri meteorologici di questi periodi, non c’è dubbio che le priorità di tutela, risanamento e valorizzazione del territorio di tutto il Veneto sono enormi” E conclude: -”C’è di che investire nel Veneto, a partire proprio dalle sue risorse: forse la crisi e il mercato, con le loro spietate leggi, ci stanno ammonendo, amministratori e investitori, anche e soprattutto su questa grande verità”.

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