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PAESE – Gagliazzo: «E’ inadempiente nell’approvazione del Piano gestione dei rifiuti»

Nessuno vorrebbe veder seppellire nel ventre della discarica Terra una nuova montagna di amianto. Non gli ambientalisti, non gli oltre 1.100 cittadini firmatari della petizione contro la sua riapertura e neppure gli amministratori che, uniti da destra a sinistra, nel consiglio comunale dell’11 luglio ribadiranno il loro no al progetto del gruppo Mosole per stivare in via Toti altri 460 mila metri cubi di eternit e affini. Ora, però, il Pd se la prende anche con la Regione, cui spetta l’ultima parola sul via libera o sulla bocciatura della proposta presentata dal cavatore.

«È inadempiente nell’approvazione del Piano di gestione dei rifiuti, che è atteso da ben 10 anni – attacca Roberto Gagliazzo, coordinatore del circolo di Paese – vogliamo essere tutti uniti nel dire basta perché qui si è già dato fin troppo in termini di cave e discariche».

Riprende così una lotta che gli abitanti speravano di aver ormai ben che finito. «A seguito della nuova richiesta della ditta Mosole di “riaprire” la discarica per smaltire rifiuti contenenti amianto, è ripresa la battaglia per la salvaguardia della salute dei cittadini – è il punto fatto nell’assemblea del circolo del Pd di lunedì sera – l’amianto va certo tolto dai centri abitati perché è in sè una minaccia ai cittadini, ma non deve accadere che lo smaltimento venga fatto in un territorio solamente perché pieno di cave”. Tanto meno, pensa il centrosinistra, sfruttando una condizione di anomia, di assenza di regole rigide, che di fatto rende plausibile qualsiasi proposta relativa a cave e discariche. «Autorizzare oggi la discarica dove Mosole vuol fare il conferimento significa rimettere l’amianto sotto al naso dei cittadini – conclude Gagliazzo – per questo è necessario che la gente si mobiliti e firmi la petizione lanciata dalle associazioni ambientaliste e fatta propria con convinzione anche dal Pd».

Se non altro perché i 460 mila metri cubi si aggiungerebbero alle circa 100 mila tonnellate di amianto scaricate nella stessa discarica tra il 1999 e il 2006, parte delle quali poi giudicate illegali dal Consiglio di Stato proprio durante l’amministrazione Mardegan, ex sindaco di centrosinistra. E il rischio è che alla fine quella di cinque anni fa non si riveli altro che una vittoria di Pirro.

 

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