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Gazzettino – Mazzata su Lino Brentan: 4 anni

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

26

lug

2012

TANGENTI E AUTOSTRADE

IL PERSONAGGIO

Lino Brentan, ex politico ed ex amministratore della società autostrade Venezia-Padova

Il Pm Ancilotto aveva chiesto 4 anni e 2 mesi di reclusione

LA DIFESA   «Andava assolto. Dubbi sulla sua qualifica di pubblico ufficiale»

LA SENTENZA  – Il politico-manager condannato per corruzione

LA SENTENZA – Il politico-manager condannato per corruzione

Non riconosciute le attenuanti. Imposta la confisca dei beni posti sotto sequestro: 170mila euro

LA CONDANNA – Una condanna a quattro anni. Quando il giudice ha letto la sentenza nell’aula è calato il gelo. Non se l’aspettava l’ex amministratore delegato dell’Autostrada Venezia-Padova, Lino Brentan. L’accusa per Brentan, già esponente di spicco del Pd, era di corruzione in relazione a presunte mazzette che avrebbe ricevuto da alcuni imprenditori in cambio dell’assegnazione di appalti e consulenze.

LE PROVE – Il giudice Roberta Marchiori ha accolto le richieste formulate dal Pm Stefano Ancilotto (4 anni e due mesi). Le prove portate al processo sono state con tutta probabilità ritenute più che sufficienti per una condanna. Il magistrato ha negato all’imputato anche le attenuanti generiche. Inoltre è stata disposta la confisca dei beni sequestrati, per un valore di 170mila euro.

Quattro anni tondi. Quando il giudice è uscito a leggere la sentenza nell’aula è calato il gelo. Se l’aspettavano forse i difensori, non se l’aspettava l’ex amministratore delegato dell’Autostrada Venezia-Padova, Lino Brentan. L’accusa per lui era di corruzione in relazione a presunte mazzette che egli avrebbe ricevuto da alcuni imprenditori in cambio dell’assegnazione di appalti e consulenze. Arrivato come sempre impeccabile, completo gessato blu e cartella in pelle, se n’è andato mogio per la lunga gradinata della nuova sede della sezione Gip a piazzale Roma. Si è sempre dichiarato innocente.            Il giudice Roberta Marchiori ha praticamente accolto le richieste formulate dal Pm Stefano Ancilotto (4 anni e due mesi). Le prove portate al processo sono state con tutta probabilità ritenute più che sufficienti a una condanna, se si pensa che il magistrato ha negato all’imputato anche le attenuanti generiche. Inoltre è stata disposta la confisca dei beni oggetto di sequestro, per un totale di circa 170mila euro.                 L’udienza è cominciata di buon mattino, alle 9.30, con l’intenzione di chiudere abbastanza presto poiché la discussione con la requisitoria del pubblico ministero e le arringhe degli avvocati si era tenuta la scorsa settimana. Le conclusioni, come già detto, sono state la condanna a 4 anni e 2 mesi di reclusione per la pubblica accusa mentre la difesa, sostenuta dagli avvocati Stefano Mirate e Giovanni Molin, aveva concluso per l’assoluzione. Il giudice aveva rinviato di una settimana per chiarire i dubbi sollevati dalla difesa in merito all’applicabilità della disciplina degli appalti per i fatti anteriori al 2006. Per i difensori, infatti, era necessario sentire nuovamente gli esperti per capire a quali appalti era applicabile la normativa prevista dal Testo unico sui contratti e a quali, invece, la Legge Merloni.                Il consulente del pubblico ministero, la professoressa Chiara Cacciavillani, ha ribadito che il Testo unico andava applicato per le società autostradali a partire dal 2000, ben prima quindi dei fatti contestati. E, a conforto di quanto ha affermato, ha prodotto una serie di sentenze del Consiglio di Stato in materia di appalti.                 La difesa ha sollevato ancora una volta dubbi sulla natura stesa del reato contestato. La corruzione, infatti, presuppone un atto illecito commesso da un pubblico ufficiale (un politico, un amministratore, un dirigente) in cambio di denaro o altre utilità. L’avvocato Molin ha puntato molto sulla qualità di Brentan come incaricato di pubblico servizio, più che come pubblico ufficiale. E l’amministratore delegato di una società per azioni, quand’anche ad azionariato in maggioranza pubblico e gestore di un servizio in concessione come quello autostradale, per il legale non riveste la qualifica di pubblico ufficiale.              Ormai, però, questo potrà essere uno dei motivi da opporre in sede d’appello, che i legali di Brentan hanno già annunciato di presentare una volta lette le motivazioni della sentenza.    Michele Fullin

 

LA VICENDA

Appalti e consulenze in cambio di una percentuale

L’inchiesta era partita nel 2011 dopo lo scandalo delle tangenti all’Edilizia privata in Provincia. Funzionari e imprenditori avevano fatto alcuni nomi, tra cui quello di Lino Brentan, 64 anni, allora amministratore della società Autostrada Venezia-Padova. Nel giro di pochi giorni, nel febbraio di quest’anno, Brentan è stato raggiunto da due differenti ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Per il Pm Stefano Ancilotto, il sistema delle mazzette in cambio di appalti funzionava da molto tempo e i versamenti avvenivano per contanti e in corrispondenza delle feste comandate: Natale, Pasqua, e pure Ferragosto. Mazzette da 4-5mila euro a botta. L’ipotesi su cui ha lavorato la Procura è stata quella di bustarelle in cambio di consulenze e lavori affidati ricorrendo al cottimo fiduciario (già trattativa privata) in assenza dei presupposti e frazionando gli appalti per poterli assegnare in maniera diretta e del tutto discrezionale agli “amici” in cambio di una percentuale oscillante fra il 5 e il 10% sulle somme liquidate.

 

GLI ALTRI PROCESSI

Provincia e Comune, mano più leggera

«Non sono scontento – ha commentato l’avvocato Molin dopo la lettura della sentenza – perché poteva andare anche peggio rispetto all’impianto originario. A questi quattro anni vanno infatti tolti un anno e 6 mesi di pene coperte dal condono che riguarda tutti i reati compiuti tra il 2004 e il 2006 e altri 6 mesi già scontati. Pertanto restano solo due anni e ce la vedremo in Appello». Al temine del processo è stata chiesta anche la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari, ma su questo il giudice si è riservato la decisione. Che potrebbe essere presa nei prossimi due o tre giorni. Tutto sommato, è andata meglio agli imputati di casi analoghi che hanno fatto discutere in città. Ad Antonio Bertoncello, ritenuto l’imputato principale nell’inchiesta delle mazzette all’Edilizia privata in Comune, il Gip ha comminato 4 anni e 4 mesi con in più l’accusa di concussione. Tre anni e 6 mesi hanno patteggiato l’ex dirigente dell’edilizia privata della Provincia, Claudio Carlon e il suo braccio destro, Domenico Ragno.

 

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