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Gazzettino – Brentan libero, l’inchiesta prosegue

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

27

lug

2012

CAMPOLONGO MAGGIORE –  Dopo la condanna a quattro anni – Il giudice per l’udienza preliminare, Roberta Marchiori, ha imposto a Brentan l’obbligo di dimora a Campolongo Maggiore.

Il gup ha revocato i domiciliari imponendogli l’obbligo di dimora

LA PROCURA – Accertamenti su altri appalti

È tornato in libertà dopo quasi sei mesi trascorsi agli arresti domiciliari Lino Brentan, l’ex amministratore delegato della società Autostrade Venezia-Padova. A deciderlo è stata, ieri, il giudice per l’udienza preliminare Roberta Marchiori, con una decisione assunta il giorno seguente la pesante sentenza di condanna – 4 anni di reclusione – che ha inflitto mercoledì all’ex manager, riconoscendolo responsabile di corruzione in relazione a mazzette ricevute da alcuni imprenditori in cambio dell’assegnazione di appalti e consulenze. Il gup ha imposto a Brentan l’obbligo di dimora a Campolongo Maggiore. Appena due giorni fa il Tribunale del riesame aveva rigettato l’istanza con la quale i suoi difensori, gli avvocati Giovanni Molin e Stefano Mirate, avevano chiesto la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare.        Nel processo conclusosi con la condanna a 4 anni di reclusione dell’ex esponente politico del Pd, il pm Ancilotto ha raccolto le confessioni di ben cinque imprenditori, i quali hanno ammesso di aver versato somme di denaro a Brentan: un episodio è datato e probabilmente già prescritto, ma altri sono piuttosto recenti, con pagamenti che sarebbero proseguiti fino al 2011. La confessione più “pesante” è sicuramente quella resa da Luigi Rizzo, un tempo amico di Brentan: l’ingegnere della Rizzo srl e Sound service srl, che si occupò dei pannelli fonoassorbenti per la Venezia-Padova, ha ammesso di avergli versato complessivamente circa 110mila euro, pari al 10 per cento dell’importo delle consulenze prestate per la Società autostrade.        L’inchiesta nel frattempo prosegue. La Guardia di Finanza sta passando al setaccio numerosi altri appalti per verificare se altri imprenditori abbiano promesso o pagato somme di denaro per ottenere l’assegnazione dei lavori.

 

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