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L’Arpav: «Nessun pericolo». Bettin: «Le aziende mettono nel panico la città» Molte chiamate ai vigili, il cattivo odore viene dalle alghe in decomposizione

MARGHERA. «Non ci sono evidenze significative di gas associabili alle emissioni delle torce del cracking di Versalis spa», entrate in funzione l’altro ieri per un ennesimo disservizio verificatosi durante il cambio di un compressore. È questo il responso delle analisi dei campioni di aria prelevati dai tecnici dell’Arpav – nella zona adiacente al parco Panorama e al cimitero di Marghera – in concomitanza con l’attivazione delle torce di Versalis, la società dell’Eni che traforma la virgin-nafta in “olefine”(etilene, propilene e altri derivati) vendute sul mercato o inviate, via pipe-line, ai petrolchimici emiliani. A diluire i fumi emessi dalle due torce ci ha pensato la brezza sostenuta che spirava in quel momento da Sudest. Le analisi dei campioni d’aria eseguite dall’Arpav hanno anche stabilito che il forte odore di zolfo, percepito da molti cittadini di Marghera, in concomitanza con l’attivazione delle torce del cracking «non ha alcuna relazione con i gas emessi dall’impianto di Versalis, ma è collegabile ai processi di decomposizione causati dall’eccezionale caldo di questi giorni di alghe e altro materiale organica in laguna».           Dunque, non c’è stato alcun rischio sanitario per le fumate nere che l’altro ieri hanno preoccupato non poco i tanti cittadini che le hanno visto alzarsi dal Petrolchimico anche ieri, esattamente dieci giorni (il 13 agosto scorso) dopo il disservizio verificatosi durante il primo tentativo di cambio dello stesso compressore P201 che ha costretto i tecnici dell’impianto di Versalis a inviare in torcia i gas in circolazione nell’impianto. Gas che però, anche in quell’occasione, non sono stati bruciati in modo ottimale a causa – secondo la società dell’Eni – del temporaneo blocco della fornitura di vapore ad alta pressione (utilizzato per diluire i gas e ottimizzare la loro combustione) da parte della vicina centrale termoelettrica di Edison spa. Ques’ultima, però, ha smentito qualsiasi blocco delle forniture di vapore proprio il 13 agosto scorso, malgrado nella relazione presentata ai vigili del fuoco abbia ammesso un blocco delle forniture di vapore a causa di un suo «fuori servizio» tecnico. La fumata nera dell’altro ieri pomeriggio, invece, è stata provocata da una cattiva miscelazione dei gas e del vapore che affluiscono in torcia. Una fumata di non più di 10 minuti – secondo quanto comunicato da Versalis alla Protezione Civile – durante i quali sono state scaricate in atmosfera 225 tonnellate di gas, in prevalenza di etilene e propilene. Più consistente e lunga è stata la fumata del 13 agosto scorso, durata complessivamente quasi un’ora, e visibile oltre che da Mestre e Marghera, anche dal Lido, da Venezia e perfino da Mogliano e Padova, come dimostrano le centinaia di telefonate arrivate alla nostra redazione e ai centralini di Arpav e Vigli del Fuoco. Non a caso, da anni è in vigore un apposito protocollo di emergenza, sottoscritto in prefettura, che prevede l’obbligo da parte delle aziende chimiche di comunicare immediatamente qualsiasi disservizio o incidente con l’utilizzo delle torce che, seppure non presenta rischi sanitari, è visibile all’esterno degli stabilimenti. «Quello che sconcerta e preoccupa», commenta l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, «è che Porto Marghera è sotto gli occhi di tutti e due importanti aziende, Eni ed Edison, non rispettano i protocolli di comunicazione, mettendo così in panico la città. Tutto ciò è inacettabile!»             Gianni Favarato

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