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Il Corpo forestale dello stato ha posto i sigilli ieri pomeriggio in Valle del Mis Nel mirino la condotta su terre a uso civico e fatta in difformità al progetto

BELLUNO. Cantiere “illegittimo” in Valle del Mis: la Forestale lo sequestra. La magistratura indaga e il Cfs ha imposto lo stop ai lavori della costruenda centrale in valle del Mis iniziati su “suolo” con destinazione d’uso non conforme alla finalità della costruzione. Sono terreni a uso civico, quelli di Gosaldo e per essi non c’è stato il cambio di destinazione d’uso per aprire il cantiere e sistemarvi le condotte.             Ieri in valle si è presentata la squadra del Corpo forestale dello Stato (sentita la Procura) ad apporre i sigilli: le ruspe devono essere fermate. I tecnici del Corpo forestale dello Stato del comando stazione di Sospirolo con la dottoressa Paola Favero e la sezione di polizia giudiziaria della procura di Belluno hanno eseguito l’ordinanza del pm Antonio Bianco.          Erano le 14.30 circa di ieri quando il cantiere è stato fermato per effetto dell’inchiesta che la procura porta avanti per l’accertamento di illeciti.         A carico di Eva Valsabbia, società committente di cui è presidente Chicco Testa, e AlpenBau srl di Bolzano che sta eseguendo quei lavori, ci sono le contestazioni di violazioni di carattere ambientale e dell’utilizzo dei terreni.                 Ma da un sopralluogo sono emerse anche difformità al progetto approvato: la tubazione che doveva scorrere sotto la strada, è più a valle, interrata ma in mezzo agli alberi. Ipotesi di reato ambientale, in zona vincolata, che si aggiungono al resto.             Almeno queste le ipotesi fin qui rilevate dagli inquirenti in base agli esposti presentati dal nascendo comitato per usi civici di Gosaldo che, con altri comitati come Acqua bene comune, si è messo di traverso, scoprendo il tallone di Achille del mega impianto osteggiato da una comunità intera. Dal canto suo il Comune di Gosaldo aveva già chiesto la sospensione dei lavori e interessato la procura, ingaggiando un braccio di ferro con la Valsabbia sull’interpretazione delle autorizzazioni.             Dunque Eva Valsabbia è scivolata su un cambio di destinazione d’uso delle sezioni 9/10 e 11 del progetto di costruzione della centrale della Valle del Mis, intervenendo su una parte in cui non doveva.                Di più. La società ha iniziato ugualmente i lavori nonostante anche il comune di Gosaldo avesse avuto più di qualcosa da ridire sul punto: con una lettera il sindaco sottolineava l’impossibilità di procedere con il progetto in quanto la destinazione d’uso di quell’area non l’avrebbe consentito: non c’erano dunque le autorizzazioni e per andare avanti bisognava chiedere un cambio di destinazione d’uso.               Valsabbia ha risposto “picche”: per la società committente e capofila del progetto di centrale della Valle del Mis che interessa i Comuni di Sospirolo e Gosaldo e che insiste in zona Parco, non era infatti necessario quel cambio, non serviva alcuna variante dal momento che ogni autorizzazione regionale include quelle terre. Tutto per la società sarebbe incluso nel progetto originale che ha ricevuto finora autorizzazioni con tutti i crismi. Quindi Valsabbia ha comunicato al Comune di Gosaldo che avrebbe iniziato i suoi lavori, usi civici o non. Anzi li ha iniziati proprio da lì, sulle terre dei frazionisti di Tiser.             E sono cominciati nonostante il “niet” della stessa Regione Veneto: con una lettera di giugno, il servizio economia montana e comunità montane di Venezia precisa che «i contratti di concessione delle terre di uso civico stipulati in assenza della prescritta autorizzazione al mutamento di destinazione di terreni»… «sono nulli». Lo stesso rileva «che l’effettuazione dei lavori da parte della società Eva Energia Valsabbia sui terreni di uso civico» … «si configura come occupazione senza titolo dei terreni» stessi. Lavori illegittimi.           Il sequestro è arrivato anche in seguito a un sopralluogo che la Forestale ha fatto con l’ingegnere dello Sportello unico demanio idrico della Provincia e col tecnico del Comune di Gosaldo: si sono verificati alcuni punti del cantiere e in particolare è saltato fuori che ci sarebbero difformità al progetto in essere. Quand’anche dunque non servisse autorizzazione (caso improbabile secondo gli inquirenti), comunque quei lavori sarebbero difformi dal concesso.         Messa in opera e interramento della condotta non corrisponderebbero al tracciato previsto dal progetto autorizzato: il tubo, per intendersi, nel tratto 10 del progetto, andava messo sotto la strada ma la Forestale ha trovato invece gli scavi a 8/10 metri più a valle, lungo la scarpata che va verso il torrente, in mezzo agli alberi. Perchè? Si ipotizza che l’interramento su strada avrebbe fatto intercettare tutti i canali che scendono dalla montagna e che portano l’acqua a valle: ma chiedere una variante anche per questo avrebbe significato incrociare il “no” del Parco che ha già fatto dietrofront sull’ opportunità della centrale in zona Parco.  E il 24 ottobre c’è la Cassazione.            Cristina Contento

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