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Tornano i No Dal Molin. Ma è scontro tra pacifisti. Appello dei sindaci a Napolitano. Variati: governo omertoso

LONGARE (Vicenza) — «Per noi è un nuovo Dal Molin: la battaglia è la stessa e, come per la base di Vicenza, faremo tutto il possibile per impedire che questo progetto americano vada in porto». Olol Jackson annuncia l’apertura del nuovo fronte di lotta contro la presenza in Veneto dei soldati a stelle e strisce. Figlio di un reduce americano della guerra del Vietnam, è uno dei leader storici dei no-base che nel 2007 ingaggiarono un lunghissimo braccio di ferro con il governo per impedire la costruzione della nuova caserma statunitense nella città del Palladio. Dopo anni di cortei, sit-in di protesta, scioperi della fame e qualche scontro con la polizia, la battaglia sembrava destinata al tramonto: entro la fine dell’anno le ditte costruttrici consegneranno al comandante americano le chiavi della nuova base, la più grande d’Europa.

L’arrivo di circa duemila nuovi soldati Usa è atteso per la prossima primavera. Ma ora i No Dal Molin si preparano a dissotterrare l’ascia di guerra. E tutto per colpa di un progetto «segreto» approvato dal Congresso Usa, che prevede di trasformare un’altra base statunitense ormai in disuso, il «Site Pluto» di Longare (distante una manciata di chilometri), nel nuovo centro di addestramento per i propri soldati di stanza a Vicenza. L’idea è di costruire un edificio di cinquemila metri quadrati con una cinquantina di stanze adibite a esercitazioni e simulazioni, con accanto un parcheggio per veicoli militari. Costo: 26 milioni di dollari. Appena la notizia ha iniziato a circolare è scoppiato il finimondo, con il colonnello americano David Buckingham che ha cercato di arginare le critiche dicendo che «non pensiamo che venga finanziato nell’immediato futuro in quanto molto probabilmente non ci saranno fondi disponibili». Non è bastato.

Il sindaco di Vicenza, Achille Variati (Pd), il suo collega di Longare, Gaetano Fontana (area Pdl), e il commissario della Provincia Attilio Schneck (Lega) sono andati su tutte le furie perchè nessuno li aveva informati. Oggi invieranno una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (che sarà in Veneto proprio questa settimana) lamentando «la mancanza di trasparenza e l’assenza di coinvolgimento delle istituzioni locali e della comunità ospitante in un progetto che porterà a un ulteriore militarizzazione di un territorio che ha già dato tanto in questo senso». Un progetto, assicura no, che «rischia di far crescere la tensione sociale». L’assaggio dell’autunno caldo che attende i vicentini lo si è avuto domenica, quando ottanta tra No Dal Molin e militanti dei centri sociali del Nordest, hanno manifestato davanti a «Site Pluto» lanciando vernice e tagliando simbolicamente la recinzione. La questura vicentina indaga per accuse che vanno dalla manifestazione non autorizzata al danneggiamento.

Troppo poco per spaventare gli anti-base, che annunciano nuovi blitz di protesta. Anche se perfino sul fronte pacifista si registrano fratture, con il gruppo storico di «Rete civica vicentina» che critica i «metodi al di fuori della legalità » dei No Dal Molin e questi ultimi che ribattono piccati: «Fateci vedere come bloccate la Pluto. Perchè o il vostro obiettivo è questo, oppure è meglio un dignitoso silenzio». Intanto il sindaco Variati precisa di non avere nulla contro gli americani, «ma questa città è eccessivamente militarizzata e quando è troppo è troppo. Ce l’ho con l’atteggiamento omertoso del governo italiano, che non ci ha comunicato il progetto. Forse, a distanza di tanti anni, è arrivato il momento di alzare la testa e ridiscutere la questione delle servitù militari». Mentre il consigliere regionale Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra) con una mozione chiede alla giunta del governatore Luca Zaia di intervenire per bloccare il progetto Usa, gli occhi di tutti sono puntati sul Comipar, il comitato regionale che deve esprimersi sul progetto di trasformazione di «Site Pluto».

A ottobre inizierà a esaminare la proposta americana e quindi darà il proprio parere. «Personalmente non sono contrario a questo progetto, anche se spetterà ai tecnici una valutazione più accurata», dice Roberto Cattaneo, componente del Comipar con un passato come leader dei Sì-Dal Molin, il movimento che appoggiava l’ampliamento della presenza americana in città. «Vicenza militarizzata? Certo, lo è ormai da cinquant’anni. Non sarà certo l’arrivo di qualche soldato in più, o il dare loro la possibilità di addestrarsi, che peggiorerà la situazione».

Andrea Priante

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