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Gazzettino – Un porto merci in mare aperto. Ecco il progetto

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

21

set

2012

L’ECONOMIA E LE NAVI

Super banchine a 15 chilometri dal Lido. Un oleodotto e grandi chiatte collegheranno l’isola artificiale alla zona industriale. Previsti circa 1.200 nuovi posti di lavoro

LA MAXI OPERA – Il nuovo porto off shore per merci e combustibili, per realizzarlo servono 7 anni

Ecco il progetto per il nuovo porto industriale di Venezia in mare aperto. La maxiopera è stata presentata ieri al Magistrato alle acque. La diga foranea sarà di circa 4 chilometri a 8 miglia al largo dell’Adriatico (più o meno 15 chilometri dalla costa del Lido). E qui, appunto, nascerà il porto off shore di Venezia che comprenderà anche un terminal petrolifero e l’oleodotto che condurrà il greggio fino alla cosiddetta Isola dei Serbatoi a Porto Marghera.

La nuova struttura consentirà di far arrivare i super container. Un oleodotto e grandi chiatte la collegheranno a Porto Marghera

OFF SHORE – La maxi opera presentata ieri al Magistrato alle acque

IL PROGETTO – Diga foranea, terminal petrolifero e sei isole

Venezia riconquista il mare con un porto per merci e petrolio

La diga foranea sarà di circa 4 chilometri a 8 miglia al largo dell’Adriatico (più o meno 15 chilometri dalla costa del Lido). E qui nascerà il porto off shore di Venezia che comprenderà un terminal petrolifero e l’oleodotto che condurrà il greggio fino alla cosiddetta Isola dei Serbatoi a Porto Marghera; un terminal container con un nuovo sistema di movimentazione e trasferimento di container che giungeranno dalla grandi navi mercantile fino a questo attracco. Nel cuore del Golfo di Venezia avverranno le fasi di carico/scarico e poi toccherà a delle chiatte “semi-affondate” di 26 metri far transitare i container nella laguna fino a raggiungere Marghera, in un’area di 90 ettari denominata “MonteSyndial” dove i container verranno sistemati.
Un progetto, dal momento in cui verrà dato il via libera alla cosiddetta “cantierizzazione” che potrà essere realizzato in sette anni. É questo in sintesi il progetto del porto off shore che ieri pomeriggio l’Autorità portuale e il Magistrato alle Acque, insieme al Consorzio Thetis, hanno presentato alle associazioni ambientaliste, a sindacati e operatori lagunari in una riunione a Palazzo X Savi a Rialto. «Il piano nasce nel 2004 – ha spiegato il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa – Se riusciremo a realizzarlo, non solo Venezia, ma tutto il bacino dell’Alto Adriatico potrà trarne beneficio. La sfida con le grandi navi portacontainer o petroliere nasce da qui».
E così, ieri davanti alle associazioni, è stato presentato il piano di Valutazione di impatto ambientale (Via) del progetto che, al di là della proposta, presenta soluzioni e “interferenze” (leggi difficoltà o modifiche necessariamente legate al progetto ndr). E in questo senso è stata illustrata l’«architettura di progetto” con la diga foranea basata su tre assi e collocata su un fondale di 20 metri di profondità; sul terminal petrolifero con ormeggi, attracchi e condutture sotterranee (quasi 26 km) che percorrerranno la laguna fino a Marghera e la realizzazione di sei isole “provvisorie” rimosse al termine dei lavori per la gestione delle fasi di posa.
«Quello che più conta – ha spiegato Costa – è che il porto off-shore sarà in grado di ospitare due navi oceaniche con capacità di 18 mila teu (la misura standard di volume dei container ndr) e di movimentare un milione di teu all’anno. Poi saranno le chiatte a trasferire i “contenitori” dentro la laguna. E in questo quadro consentirà di dare lavoro a quasi 1200 persone». Ma nella cosiddetta Via vengono segnalati anche i problemi, che secondo l’Autorità portuale, risultano inevitabili ma necessari. Come ad esempio in fase di costruzione i problemi potrebbero essere legati alla modifica dell’habitat naturale e all’emissione di gas fino al rumore e alla torbidità dell’acqua. In una futura “fase di esercizio” il Terminal off-shore potrebbe causare problemi di traffico; sull’ambiente idrico, sull’habitat naturale. La Via, pur riconoscendo queste “interferenze”, giudica questi come effetti a basso impatto negativo. Peraltro il documento conclude rilanciando i riflessi sull’economia sottolineando come la “piattaforma” non solo consenta nuova occupazione, ma delocalizzi il traffico petrolifero ed eviti il congestionamento di quello terrestre e un aumento di quello marittimo (+13 per cento).

Paolo Navarro Dina

 

LE CROCIERE – Il presidente dell’Autorità portuale è disponibile a un confronto

Prove di dialogo con i “No Navi”

STEFANO BOATO  «Più concertazione con il tessuto cittadino»

(p.n.d.) Il presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Costa non è andato tanto per il sottile e lo ha detto senza tanti fraintendimenti e per rafforzare la sua proposta lo ha sottolineato anche in dialetto veneziano. Davanti a lui c’era Silvio Testa, portavoce del Comitato No Grandi Navi. «Ma vegnì a trovarme – ha detto rivolto a Testa -, sentemòse atorno a ’na tola, parlemoghene». Insomma, prove di dialogo tra antagonisti? Può darsi. Di certo nella discussione seguita alla presentazione della piano di Valutazione di impatto ambientale della piattaforma off shore (come riferiamo qui accanto), Testa non ha mancato di sottolineare alcuni aspetti positivi della proposta definendola in qualche modo “storica”, ma aggiungendo che oltre ai container e al traffico petrolifero, sarebbe stato giusto “pensare anche ad una soluzione per le navi crociera”.
Provocazione sottile, ma reale che però ha trovato pronto lo stesso Costa. «In questo momento, allo stato attuale, l’unico posto che abbiamo – ha tagliato corto il presidente dell’Autorità Portuale – è quello della Marittima. Non ne vedo altri, almeno fino ad adesso». Al di là della “singolar tenzone”, comunque, almeno un cenno di “dialogo” dopo le proteste in Bacino e le polemiche tra posizioni diverse. «Ragioniamo – ha aggiunto Costa – ma alternative alla Marittima non ghe ne vedo soprattutto in laguna. Forse solo il vecchio progetto De Piccoli (già parlamentare veneziano del Pci-Pds) a Punta Sabbioni potrebbe avere le caratteristiche di accessibilità a terra che garantisce la stessa Marittima». Nella discussione è intervenuto anche l’urbanista Stefano Boato che ha voluto sottolineare come il “progetto sarebbe dovuto essere maggiormente concertato per offrire una visione d’insieme del porto in àmbito marittimo e nei confronti della terraferma».

 

IL VOTO IN COMMISSIONE

E il Senato ratifica la riconferma di Costa

Dopo la Camera, ora tocca al Senato. Ieri mattina, la VIII commissione di Palazzo Madama (Lavori pubblici e Comunicazione) ha ratificato – per propria parte – la nomina di Paolo Costa a presidente dell’Autorità Portuale di Venezia. In questo modo dopo il parere favorevole di Montecitorio e del Senato, Costa viene confermato nella carica. La riunione di ieri mattina della Commissione è stata meramente una questione procedurale e di ratifica amministrativa che ha visto convergere sul nome dell’ex sindaco di Venezia, in pratica tutti i partiti che siedono in Parlamento. In sostanza, Costa ha raccolto i voti dal Partito democratico, dall’Italia dei Valori, dalla Lega, dal gruppo di “Verso Nord” e di una parte del Pdl. E proprio in seno al gruppo degli “azzurri” si sono verificati due distinguo. Al momento della conta, due rappresentanti del Popolo delle Libertà hanno preso le distanze rispettivamente con un voto contrario e un astenuto. Costa rimane così in sella alla poltrona del Porto di Venezia per una durata di quattro anni nei quali ci si dovrà misurare non solo con il progetto della “piattaforma off shore”, ma anche con la delicata questione delle “grandi navi” in transito nel Bacino di San Marco viste anche le ipotesi operative legate al piano per il canale Sant’Angelo-Contorta.

 

 

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