Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Gazzettino – Cicloturismo, risorsa dimenticata

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

23

set

2012

AMBIENTE – La denuncia arriva dalla Fib: a Nordest tanti itinerari, ma irraggiungibili

Il presidente Renier: «In Francia e Germania è un affare miliardario»

«In Veneto c’è una miniera d’oro, ma non riusciamo a sfruttarla». La risorsa a cui si riferisce Luciano Renier – coordinatore regionale della Federazione italiana amici della bicicletta (Fiab) nonché di quella del Trentino – è il cicloturismo. Il Veneto ha tutte le potenzialità per diventare un polo d’attrazione in Europa, ma non le sviluppa. Gli esempi non mancano. «Prendiamo un gruppo di cicloturisti – ce ne sono centinaia – che arriva a Punta Sabbioni e vuole andare al Lido di Venezia. Da lì a Pellestrina c’è uno dei sette itinerari cicloturistici che, con la Regione, abbiamo dotato di segnaletica. Solo che il vaporetto da Punta Sabbioni al Lido porta al massimo due biciclette per volta. Dieci amici cosa devono fare?». Discorso simile per i ciclisti che vogliono andare da Pellestrina a Chioggia. «Quest’ultima è una meta molto ambita dai tedeschi, tanto che è finita sulla copertina di “Rotalis”, catalogo del principale tour operator della Germania. Arrivano e scoprono che il comandante può far salire, a sua discrezione, fino a 5 biciclette. Se non altro c’è un privato che fa servizio di trasporto».
Cerchiamo di farci un’idea dell’«affare» cicloturismo. «In Francia ci sono 7mila chilometri di percorsi ed è stato calcolato che “producano” un fatturato di un miliardo e 900 milioni di euro tra pernottamenti, ristorazione, affitto di mezzi e quant’altro e che abbiano creato 16.500 posti di lavoro. In Germania saliamo a 40mila chilometri, fatturato di 9 miliardi. In Italia? Superiamo di poco i tremila chilometri. Con tutto quello che abbiamo da offrire! C’è uno studio del Politecnico di Milano sulla possibilità di un itinerario Venezia-Torino, la ciclabile “VenTo”, lungo il Po. Serve un investimento di 80 milioni in tre anni, ma si calcola che genererà un fatturato di circa 100 milioni all’anno grazie ai 155mila ciclisti che lo percorreranno. Solo che serve un accordo tra le 4 Regioni interessate, hai voglia…».
Parliamo dell’esistente. «Nell’ultimo anno abbiamo concretizzato sette escursioni giornaliere, una per provincia, e quattro itinerari da coprire nel giro di 3-4 giorni. L’itinerario “Lago di Garda – Venezia” è all’insegna dell’arte. “Anello del Veneto” è un excursus per paesaggi, dalla laguna alle colline passando per le campagne. “Dal Po al Tagliamento” si sviluppa lungo la riviera adriatica, da Rovigo a Bibione. “Dolomiti – Venezia” muove da Cortina, cuore delle Dolomiti, e arriva alla laguna veneta (si possono consultare nel sito www.veneto.to, ndr). Ci stiamo muovendo, stiamo cercando di recuperare il tempo perduto».
Le difficoltà sono molteplici: «L’intermodalità è il nodo principale da risolvere – assicura Renier – La fortuna della ciclabile San Candido – Lienz (una delle piste ciclabili più amate: nel solo mese di agosto vi transitano 40mila biciclette) è che fatti 40 chilometri puoi prendere il treno e tornare indietro. E lungo il percorso ci sono bar, ristoranti e attività varie». E in Veneto? «Nel 2006 avevamo proposto alla Regione di stipulare un contratto di servizio con Trenitalia perché fosse istituito il servizio di un vagone-bici sulla tratta Verona-Venezia, dalla quale partono diversi itinerari cicloturistici che si possono fare nel giro di una giornata. Vennero stanziati i soldi per ristrutturare due bagagliai in modo da poter trasportare le bici; il lavoro venne fatto ma mi risulta che i vagoni modificati siano fermi a Verona perché non è mai stato trovato l’accordo con Trenitalia».
Il coordinatore della Fiab conclude con un appello al governatore Luca Zaia: «Crei un “ufficio bicicletta” in Regione, sul modello di quello esistente in Svizzera, per coordinare le iniziative nei vari settori, dalle infrastrutture al turismo. Sarebbe la mossa vincente per valorizzare e rendere più accessibile un vero patrimonio».

Marco Gasparin

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui