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LA SCOMMESSA DI ENI E LE ALTRE INIZIATIVE

Le premesse ci sono tutte, almeno sulla carta. Sulle ceneri della chimica del cloro nascerà a Porto Marghera il primo polo industriale di carburanti verdi del nord Italia. Per ora c’è solo la San Marco Petroli di Malcontenta (che dovrà spostarsi più all’interno della Penisola della Chimica per lasciare posto al Parco del Village Moranzani) ad avere nei suoi depositi biodisel e a miscelare prodotti per condizionarne o migliorarne la qualità. All’orizzonte ci sono altri ambiziosi progetti industriali di “geen rafinery “, a cominciare da quello dell’Eni, presentato l’altro ieri ai sindacati e alle amministrazioni pubbliche veneziane, che prevede la ristrutturazione dell’attuale raffineria di petrolio con un investimento stimato in circa 100 milioni di euro. È il primo caso al mondo di riconversione di una raffineria convenzionale in bio-raffineria ed è fondato sulla tecnologia “ecofining”.

Ma a Porto Marghera di aree industriali libere e con tanto di banchina portuale ce ne sono in abbondanza per realizzare anche altre nuove raffinerie di oli vegetali e carburanti ibridi. Tutte aree utilizzabili senza dover realizzare costose bonifiche (grazie all’accordo di programma siglato lo scorso 16 aprile dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini con le istituzioni locali) ma, visto l’uso industriale, solo una semplice e meno costosa messa in sicurezza. Tra queste, oltre alle aree del cvm/pvc di Vinyls in amministrazione straordinaria e quelle adiacenti di proprietà dell’Eni (Syndial) dove sorgeva l’impianto del clorosoda ora smantellato. Proprio in queste aree l’Oleificio Medio Piave di Fontanelle (Treviso) vorrebbe realizzare un nuovo e grande impianto di lavorazione di granaglie per produrre mangimi e biodiesel; ma il progetto è per ora arenato in attesa che i commissari straordinari di Vinyls si decidano a chiudere l’accordo di cessione delle aree. Per fortuna, ci sono altre aree a disposizione dopo che, pochi mesi fa, l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha sottoscritto con il sindaco Giorgio Orsoni un accordo preliminare che mette a disposizione ben 120 ettari di terreni della seconda e prima zona industriale per nuove iniziative industriali che un tempo ospitavano le grandi industrie petrolchimiche.

C’è anche il gruppo tortonese Mossi & Ghisolfi in corsa per la riqualificazione di alcune aree del polo chimico di Porto Marghera, con un progetto per la produzione di biocarburanti di seconda generazione, che potrebbe essere esteso in una fase successiva alla raffinazione di materie prime per la produzione di bioplastiche. Mossi & Ghisolfi, sta verificando con il Comune la possibilità di acquisizione di un’area industriale dismessa di 50 ettari e un bacino di manodopera di 250 operai specializzati, per il raddoppio delle produzioni di biocarburanti che dovrebbero passare a 100 mila tonnellate l’anno.

C’è poi il progetto di una centrale a biomasse di Grandi Molini Italiani all’interno della sua banchina a Porto Marghera, integrata con lo stabilimento di lavorazione dei cereali già presente a Marghera da ottantasei anni.

Infine va ricordata anche la Cereal Doks che recentemente ha acquisito a Porto Marghera l’ex impianto in banchina A di lavorazione di semi oleosi della Bunge e progetta di avviare anche lei una produzione di biocarburanti.

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