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STORIE DI DECRESCITA DOPO IL FORUM DI VENEZIA

La mestrina Francesca Radin, il compagno e la figlioletta dal Veneto alla Toscana: «Il mio stile di vita era sbagliato»

VENEZIA «Meno è più». È stato questo lo slogan della terza conferenza internazionale della Decrescita, chiusasi ieri a Venezia dopo quattro giorni di incontri e laboratori, tutti accomunati da alcuni principi cardine: rispetto dell’ambiente, lotta contro lo spreco e diritto alla felicità. In migliaia stanno ritornando a casa, dopo aver lasciato testimonianze ed esempi. Come quello di Jacopo Amistani, 24 anni, laureando in sociologia, padovano che ha di recente portato in Italia il progetto americano “Open Source Ecology” (www.opensourceecology.org). Si tratta di una piattaforma che promuove un nuovo modello sostenibile di economia partecipata e cooperativismo tramite l’uso della rete. I progetti sono infatti tutti disponibili on line. La macchina per fare mattoni, la Ceb Press, costruita a Forte Marghera per “Activity Workshop”, costa circa 15 mila euro ed è in grado di fare 10 mila mattoni in terra cruda pressata per un’abitazione di 220 metri quadri in dieci ore di lavoro: «Il materiale utilizzato è tutto realizzato in Veneto, eccetto il motore che viene dall’Emilia Romagna, e così quello naturale come la terra e la paglia. È tutto riciclabile e dura moltissimo. Può servire nelle zone in stato di emergenza, ma anche per l’edilizia». C’è chi invece ha optato per un cambio radicale. Francesca Radin di Mestre, 36 anni, ha lasciato il dottorato per trasferirsi con il suo compagno Mattia Pantaleoni e la figlia Olga in Toscana. Qui, insieme ad altre famiglie, stanno cercando di realizzare un ecovillaggio, cioè un luogo in cui si decide di vivere in maniera sostenibile: «Ho deciso di cambiare vita per molti motivi: provavo una grande insofferenza per l’ambiente universitario perché c’era molta incoerenza tra il dire e il fare. Poi, viaggiando in Africa, mi sono resa conto che era necessario ridimensionare il nostro stile di vita. Infine, sono diventata mamma e volevo dedicarmi a mia figlia. In una comunità si turnano i doveri della quotidianità e alla fine si sta decisamente tutti meglio». Anche lei ribadisce che fino a quando si rimane ancorati a un modello di vita in cui la crescita equivale alla produzione illimitata, sarà difficile accorgersi dei vantaggi di un cambio di prospettiva: «Il Veneto sta già decrescendo – conclude – e in maniera molto triste perché non se ne ha la consapevolezza. Si fa pochissimo per rendere il dipendente contento di quello che fa. Molto spesso non c’è una valorizzazione delle competenze e ci si ritrova a svolgere altri ruoli. Tutto questo va a scapito dell’intero sistema». Vera Mantengoli

 

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