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VEDELAGO  – Se l’operazione Barcon è tramontata per gli stessi imprenditori proponenti, non lo è però per il sindaco Paolo Quaggiotto che insiste. Lunedì scorso ha firmato la convocazione del consiglio comunale in cui si discuterà – e, lui ne è sicuro, si approverà – l’accordo di programma per l’insediamento agroindustriale di cartiera e macello a nord di via Terza Armata. L’assemblea è stata chiamata a raccolta per le 20.30 di lunedì 8 ottobre. Ieri sera un nuovo summit della maggioranza che sostiene – o ha sostenuto? – il sindaco per serrare le fila. Quaggiotto non molla: «Quel piano sarà approvato. Manderemo le carte presentate lo scorso luglio da Colomberotto e Rotocart in Regione e qui, sulla compatibilità ambientale e sull’interesse pubblico dell’operazione, si esprimerà la conferenza dei servizi. Basta con questa cultura anti-imprenditoriale. A Vedelago abbiamo 1.454 disoccupati, il 20 per cento della popolazione attiva se togliamo bimbi, anziani, pensionati e studenti». Per il sindaco non si può rinunciare a «un investimento sul nostro territorio da 400 milioni di euro e a 600 posti di lavoro a tempo indeterminato». «Non certo adesso. E per salvare che? Un filare di gelsi, il borgo medievale di Asolo che dista da Barcon una quindicina di chilometri, il panorama di villa Emo ben lontana da questa campagna». Due anni di trattative e dibattito su un progetto, quello firmato dal re degli allevatori: Colomberotto, e dall’imprenditore della carta: Gelain di Rotocart, che non convince i più. «Ho i numeri per approvarlo», ribadisce il sindaco. Ma in consiglio comunale la verità pare essere un’altra. Dalla sua maggioranza si sono già sfilati tre assessori: Marco Perin, Cristina Andretta e Renzo Franco, e un consigliere Daniele Volpato. E per loro è pronta la lettera di ritiro delle deleghe, sottoscritta da Quaggioto che è in piena campagna acquisti. Offre assessorati in cambio del voto favorevole al polo industriale. L’opposizione composta dalla Lega di Oscar Bordignon e da Primavera Civica di Fiorenza Morao, è da sempre per il no. Indeciso si dichiara l’indipendente Walter Santin, tra i corteggiati da Quaggiotto. «Come voterò lunedì in consiglio?», glissa nella risposta, «Lo deciderò in aula». Sempre che si presenti (potrebbe risultare assente) e sempre che si esprima (potrebbe astenersi). La Lega non sta con Quaggiotto. Il segretario provinciale Giorgio Granello ha ribadito la linea ai suoi nell’incontro del direttivo allargato tenutosi il 19 settembre in un ristorante di Vedelago. L’invito alla serata era stato mandato a tutti gli iscritti protagonisti della vicenda Barcon. Anche al sindaco, che non si è fatto vedere. C’era invece l’assessore alla sicurezza Renzo Franco, portavoce del Carroccio locale. C’era pure Oscar Bordignon con i suoi. «Nulla è cambiato», ha sostenuto Granello, «Il referendum sull’operazione è stato bocciato, la cartiera guarda a Castelfranco, il piano territoriale di coordinamento provinciale non prevede questo tipo di insediamenti in quell’area, il sindaco Quaggiotto non ha presentato alcun programma».

Alessia De Marchi

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A Vedelago l’approvazione dell’accordo di programma non è mai stata portata in consiglio comunale. Il sindaco Paolo Quaggiotto lo ha sostenuto, sbriciolando al tempo stesso la sua maggioranza dove le voci di dissenso sono ormai molteplici già all’interno della giunta. E ancora si ostina a portare avanti il progetto. La Provincia non si è voluta esprimere. Leonardo Muraro si è trincerato dietro il rispetto delle normative per non voler esprimere un parere. Il suo era un sì, ma in aperto contrasto con l’opinione del segretario del carroccio Giorgio Granello più volte pronunciatosi contro. Nemmeno la Regione ha voluto assumersi l’onere di decidere. Per il governatore Luca Zaia prima della Regione si dovevano pronunciare tutti gli organi locali competenti. Solo successivamente sarebbe toccato alla Regione dare un parere, sempre che prima il progetto non fosse stato bloccato da qualcuno di questi enti. Più in generale, ci si appella al rispetto di leggi e procedure, scaricando di fatto il barile su di un altro ente. Intanto dal mondo industriale si leva un grido di protesta. Alessandro Vardanega, presidente di Unindustria, ha puntato il dito contro le istituzioni italiane. «Le imprese, nel nostro Paese, vivono in un clima ostile che oggi, complice la crisi, non può più essere tollerato – dichiarava nei giorni scorsi – la responsabilità degli imprenditori verso la comunità non deve più essere un impegno unilaterale. Se una azienda costruisce un capannone per dare lavoro non dovrebbe più essere chiamata anche a fare, come risarcimento, una rotonda o un marciapiede perché il Comune glielo chiede. Già la costruzione del capannone è una occasione di occupazione». Quello dei posti di lavoro è il tema su cui i sostenitori hanno sempre insistito. Per i comitati oppositori, che hanno raccolto migliaia di firme contro il progetto, il danno ambientale sarebbe stato incommensurabile. Un’area di 90 ettari (poi leggermente ridotti) trasformata da terreno agricolo ad industriale. Il tutto mentre la Regione lancia la campagna cubatura 0. E nella battaglia contro il progetto si è schierata anche la fondazione Villa Emo, capitanata dal presidente Nicola Di Santo. Ne è nato uno scontro frontare Di Santo-Quaggiotto senza esclusione di colpi. Ora la rinuncia all’operazione segna la vittoria del fronte del no, ma per il sindaco leghista nulla è ancora definitivo.

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