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Lino Brentan, l’ex amministratore delegato dell’Autostrada Venezia Padova, venerdì 12 ottobre sarà nuovamente davanti al Tribunale della libertà di Venezia. I suoi difensori, gli avvocati Giovanni Molin e Stefano Mirate, infatti, hanno presentato l’ennesimo ricorso, questa volta per cercare di far tornare completamente libero il loro cliente, che poco più di due mesi fa è stato condannato a quattro anni di reclusione per corruzione. Il giudice veneziano Roberta Marchiori , dopo averlo condannato con il rito abbreviato, lo aveva scarcerato (era agli arresti domiciliari dal 31 gennaio scorso), ma gli aveva imposto l’obbligo di dimora nel territorio del suo comune di residenza, Campolongo Maggiore. Può allontanarsi dal suo paese solo chiedendo un’autorizzazione del magistrato. I due avvocati, nel loro ricorso, chiedono al Tribunale di eliminare anche quest’ultimo obbligo. Toccherà ai giudici decidere, ma fino ad ora i ricorsi presentati dai due difensori, e sono stati numerosi prima della sentenza, non sono stati mai accolti. Questa volta sperano di trovare maggiore ascolto e accoglienza. Le indagini sul conto di Brentan, comunque, non sono terminate: a spiegarlo era stato lo stesso pubblico ministero Stefano Ancillotto nella sua requisitoria. Gli accertamenti proseguono in due direzioni: durante l’inchiesta la Guardia di finanza aveva accertato che Brentan compiva numerosi viaggi, spesso con la moglie, a spese della società, viaggi anche lunghi all’estero; il secondo filone riguarda le «golden card» della società, documento che permette di viaggiare gratis nelle rete autostradale.(g.c.)

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