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A Verona Ikea occuperà aree dismesse. A Casale sul Sile i terreni sono attualmente a destinazione agricola.

 

Dopo il disimpegno del colosso svedese, la Marca spaccata. Muraro: colpa della burocrazia. Soddisfatti i commercianti.

CASALE. Ikea saluta la Marca. Almeno fino al 2016. Il colosso svedese dell’arredamento low cost ha al momento accantonato il progetto del mega-polo commerciale a Casale sul Sile, a due passi dal Passante di Mestre, a favore di un investimento analogo sempre in Veneto, ma su Verona. E il presidente della Provincia Leonardo Muraro, tra i pochi a non aver bocciato sin da subito il progetto, è un fiume in piena. «Abbiamo perso una opportunità. Parlo dei posti di lavoro, ma anche dei benefici che avrebbe potuto ricavarne l’edilizia, oggi più che mai in sofferenza, per la costruzione del polo di Casale», tuona. E giù di colpe e di responsabilità. «Quando l’amministrazione pubblica è troppo lenta, l’imprenditore ha ragione ha spostarsi. Il sindaco di Verona Flavio Tosi ha saputo dare risposte veloci. Non si può tenere un imprenditore sulla graticola. E Ikea guarda alle risposte certe», prosegue Muraro, «La colpa? Di tanti. Principalmente di un sistema sospeso tra burocrazia e paure. E poi quella presa di posizione delle associazioni di categoria e dei sindacati… Prima di dire no, era meglio capire. È chiaro poi che è il territorio a dettare le condizioni di un progetto. Si poteva contrattare, ma bisognava avere il coraggio di dire di sì e di mettersi al tavolo». Per Casale, Ikea aveva promesso 1.300 posti di lavoro, più un indotto di altri 200 posti. Cifre contestate dalle associazioni di categoria e dai sindacati, ma in ogni caso cifre importanti in un momento di disoccupazione record e crisi generale. Il piano di sviluppo in Italia di Ikea, presentato l’altro giorno a Roma, prevede nel prossimo triennio l’apertura dei punti vendita di Pisa, nel 2013, quindi di Roma Pescaccio, Verona e Cerro Maggiore (Varese). Di Casale, su cui pare comunque restare l’interesse della multinazionale, se ne riparlerà (forse) nel 2016.

E se l’onorevole del Pd Simonetta Rubinato plaude al fatto che Ikea abbia in ogni caso deciso di continuare a investire in Veneto e non altrove, certa che il punto vendita di Verona potrà comunque garantire benefici al nostro territorio, non nasconde la propria velata soddisfazione Guido Pomini, presidente di Confcommercio Treviso. «Ha prevalso l’interesse pubblico e il rispetto della legge rispetto al pur legittimo interesse di un privato», commenta, «Un investimento del genere non era interessante per la comunità. Ikea ha trovato molta incertezza a Treviso». Su quanto abbia influito la presa di posizione delle categorie economiche, Pomini non si sbilancia. «Ma se la nostra azione ha avuto un peso, mi fa piacere». «Ikea aveva promesso posti di lavoro ma ne avrebbe tolti da altre realtà. Ora il mercato del mobile è super saturo», aggiunge Massimo Dalla Betta, presidente del gruppo legno-arredo di Unindustria. Plaude al dietrofront di Ikea anche Luigi Amendola, consigliere provinciale di Sel: «La multinazionale ha dimostrato saggezza».

Rubina Bon

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