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Nonostante le pressioni degli interessi speculativi, gli opportunismi politici e l’assurdità delle procedure amministrative; nonostante il trito richiamo per le allodole su presunti posti di lavoro e sul falso mito dello sviluppo, il cosiddetto “progetto Barcon” di Vedelago non è passato.

L’affollata seduta del consiglio comunale di Vedelago di lunedì sera, assediata all’esterno da comitati, associazioni e cittadini contrari, ha visto l’affossamento del mega-insediamento industriale di 500.000mq ancora agricoli, che doveva comprendere il macello più grande d’Europa, una cartiera e un casello autostradale, giusto per dimostrare l’utilità pubblica! Opzione Zero era presente a sostegno dei valori che ci vedono contro V.C., contro il consumo speculativo di suolo, in difesa dei beni comuni e nel rispetto di quella necessaria pratica di mutuo soccorso e cooperazione con le realtà che condividono sorti simili a quelle della Riviera del Brenta.

Inevitabile, infatti, il parallelo con il “caso” Veneto City: stessi slogan promozionali, stessa procedura di Accordo di Programma, stessi ricatti e stesse minacce per la sopravvivenza dei beni comuni e della salute dei cittadini. E anche lo stesso teatrino, che ha visto i posti disponibili della Sala Consiliare occupati per tempo dalla claque “a favore”. Nel caso di Barcon ha certamente influito il “disorientamento” dell’asse PdL-Lega che nell’ultimo anno si è scompaginato, ma… paese che vai, leghista che trovi… e il fuoco incrociato di chi ha ancora un barlume di buon senso politico, di chi ha il coraggio di dissociarsi da scelte scellerate e della sempre più potente voce della società civile hanno giocato un ruolo fondamentale. Quando l’asservimento alle logiche clientelari politiche e lobbistiche e l’incompetenza amministrativa nel governo reale del territorio prevalgono, assistiamo alle più basse nefandezze. Veneto City è un chiaro esempio di come la debolezza della politica locale, incapace di assumersi la responsabilità e il diritto/dovere di esercitare il proprio potere a beneficio dei cittadini e incurante delle loro istanze democratiche, conduca alle più temibili devastazioni. Ma la società civile è sempre più vigile, sempre più esasperata e sempre più capace di alzare la voce e spostare gli equilibri di una politica inadeguata e distante.

E anche se la Regione Veneto inventa strumenti sempre più arroganti per spianare la strada alla speculazione e agli interessi privati – come l’ultimo DDL commercio del 2 ottobre che spalanca le porte ad altri centri commerciali – questi mostri si possono e si devono fermare: in Veneto siamo al collasso, non possiamo più permetterci di consumare territorio, mettendo a rischio sicurezza, salute e quel poco di economie locali che restano. L’esempio di Barcon parla a tutti noi: dobbiamo e possiamo dire BASTA!

 

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