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Studio Unioncamere: 3 consumatori su 4 non gradiscono la liberalizzazione totale del commercio

L’assessore Coppola: «Avevamo ragione a prevedere solo 16 aperture domenicali»

Il 70% delle imprese non esclude di aumentare i prezzi al dettaglio

LO STUDIO –       Le aperture domenicali non convincono.

Negozi aperti la domenica, i veneti fanno spallucce: nonostante le saracinesche alzate e le commesse (loro malgrado) a battere i tasti del registratore di cassa, il 45,5% dei consumatori veneti durante le aperture festive non ha comprato neanche un calzetto. Il 51% ha fatto acquisti «qualche volta» se non «raramente». Solo il 3,5% ha dimostrato di apprezzare la novità, facendo acquisti «sempre». Ma, occhio, c’è una stragrande maggioranza – tre veneti su quattro – che si dice certa che le aperture domenicali non porteranno vantaggi al budget familiare. Testuale: «Nessun beneficio sui prezzi. Anzi, potrebbe esserci addirittura un aumento». Esattamente quanto sostiene chi sta dall’altra parte del banco, ossia i commercianti. Che non hanno dubbi: aprire le botteghe sempre, ogni santo dì di festa, non porterà benefici. Non a caso, il 73% dei commercianti la saracinesca la tiene abbassata.
Stupiti di questi dati? Per Isi Coppola, assessore regionale al Commercio, è una conferma. Le percentuali citate sono tratte da una indagine commissionata dalla Regione al Centro studi di Unioncamere Veneto che ha riguardato un numero davvero considerevole di cittadini e imprenditori: tra giugno e luglio sono stati intervistati telefonicamente 800 consumatori, mentre nel mese di luglio è toccato a 1.000 commercianti. Per questi ultimi l’indagine è stata preceduta da “focus group”, in pratica riunioni di settore. «I risultati rilevati – dice l’assessore Coppola – confermano quanto buon senso ci avesse guidato nell’approvare la legge regionale numero 30/2011 in materia di orari e aperture domenicali. In quella legge era previsto l’ampliamento a 16 delle domeniche lavorative, la chiusura obbligatoria nelle festività del 1 gennaio, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno Pasqua e Natale e la promozione di iniziative di marketing territoriale concertate con la piccola, media e grande distribuzione, finalizzate alla valorizzazione del tessuto commerciale urbano». Una normativa, però, che è rimasta nel cassetto, di fatto congelata, visto che è stata impugnata da alcune aziende della grande distribuzione che volevano aprire sempre e non solo 16 domeniche all’anno. Ed è stata impugnata anche dal Governo. Risultato: la legge è in attesa di giudizione davanti alla Corte Costituzionale. E, in questo limbo, col decreto “Salva Italia” che ha liberalizzato aperture e orari, ognuno fa quello che vuole. Ma i veneti cosa pensano di questa liberalizzazione assoluta?
Stando all’indagine di Unioncamere, i consumatori non sono poi così entusiasti: oltre il 75% preferirebbe avere al massimo 2 domeniche di apertura al mese e secondo un calendario programmato e ben comunicato. Dallo studio risulta che solo il 5% dei consumatori tende a cambiare abitudini. E i commercianti? Neanche loro sprizzano gioia.

Circa il 70% della piccola, media e anche della grande distribuzione dichiara che le aperture domenicali avranno un impatto sui costi che aumenteranno e non saranno compensati dall’aumento delle vendite. Attenzione: i maggiori costi non assorbiti dall’organizzazione aziendale verranno riversati sui prezzi dei prodotti e quindi sui consumatori. Ma almeno assumeranno personale? Macché. La maggior parte delle imprese, grande distribuzione compresa, ritiene di non procedere per ora con nuove assunzioni: alle aperture domenicali faranno fronte rimodulando i turni o, per le piccole imprese, aumentando l’orario di lavoro proprio o dei propri familiari».

Alda Vanzan

 

 

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