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Gazzettino – Il caso Barcon

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

11

ott

2012

ASSEMBLEA ROVENTE – Quei 12 voti contrari sui quali si è arenato il progetto

Giovedì 11 Ottobre 2012, VEDELAGO – Dopo tre anni di accese discussioni, lunedì sera in un municipio gremito dentro e fuori, il consiglio comunale ha bocciato il progetto Colomberotto-Rotocart con 12 voti contrari e 9 favorevoli. Una eventuale approvazione avrebbe permesso alla Conferenza dei servizi di prendere in esame la proposta valutandone la compatibilità. Il «no» al progetto Barcon ha ovviamente scatenato reazioni contrastanti, con una parte dei vedelaghesi soddisfatta dall’esito e un’altra che si è sentita tradita. Senza dimenticare le ripercussioni politiche in giunta.

 

VEDELAGO – Paese e frazione spaccati in due: festa per alcuni, rabbia per gli altri

Niente lavoro: esplode il fronte del sì

Striscioni e volantini contro i consiglieri che hanno bocciato l’insediamento

OFFESE E INSULTI – I sostenitori del polo agroalimentare si fanno vivi con un blitz notturno

Mentre i Comitati del “no” festeggiavano il successo, nella notte c’è stata la reazione di chi se è sentito derubato di una grande speranza. Speranza di sviluppo, di occupazione e quindi di lavoro e di un futuro più sereno per le proprie famiglie. Alle prime luci dell’alba di ieri mattina, chi si recava al lavoro -chi fortunatamente lo ha ancora- si è trovato di fronte a tutta una serie di drappi bianchi appesi nei punti nevralgici della circolazione, oltre a volantini e manifesti, con i ringraziamenti indirizzati a coloro, soprattutto ai quattro della maggioranza, che pur con le proprie ragioni, hanno affossato il progetto Barcon con il loro voto contrario. La frazione comunque è in lutto. «È in lutto perché -dice Antonietta Vettoretto, presidente del Comitato per il “sì- ancora una volta, ed è la seconda, la classe politica ha fatto una scelta controproducente. La prima affossando la cosidetta strada dei cavatori, ora tagliando le gambe in modo definitivo all’insediamento». La delusione a Barcon è enorme. Ed è sfociata in un lavoro notturno con l’affissone di manifesti, drappi, con scritte anche molto offensive, all’indirizzo soprattutto del segretario provinciale della Lega Nord Granello, dell’assessore Renzo Franco, e del consigliere Oscar Bordignon. «A Barcon è il pensiero della maggioranza dei capi famiglia, dei senza lavoro, senza sussidi: abbiamo perso strade, occupazione, oneri provenienti dalle due aziende che non entreranno più nella casse comunali. Ma non solo Barcon, anche la terra di frontiera verso Trevignano è nella stessa situazione. Chi contestava? Era giovani organizzati -dice ancora la Vettoretto- non certo padri di famiglia. D’altra parte un simile progetto non poteva andar bene a qualche pensionato statale o a personaggi benestanti che a mezzogiorno si trovano sempre il piatto di minestra in tavola». Anche molti cittadini di Vedelago sono delusi, mentre altri invece hanno esultato. E spiega bene perchè Fiorenza Morao di Primavera Civica: «L’area agricola che correva il rischio di essere sopraffatta dagli interessi di pochi a scapito del territorio, e dei suoi abitanti, è salva. Ci auguriamo che questa sia una soluzione definitiva e che la campagna di Barcon non debba essere sacrificata a favore della cementificazione. Attendiamo ora il responso finale della Giunta Regionale, auspicando che il progetto sia archiviato per sempre». In realtà, in una situazione di caos, non solo in paese e nelle frazioni ma anche all’interno della Giunta, il sindaco Paolo Quaggiotto non ha ancora perso tutte le speranze. E medita di tornare alla carica. Come? Riproponendo ai cittadini il progetto, spiegando loro tutti i dettagli e poi riportandolo in Consiglio. Dovesse accadere, c’è da attendersi un fuoco di sbarramento. Come se questa faccenda non volesse morire mai.

 
CASTELFRANCO La bocciatura vedelaghese ha spostato altrove i problemi

«Ma la cartiera non finirà qui»  il Pd chiama a raccolta la città

SEGRETARIO – Laura Viola, del Pd, è pronta a scatenare l’offensiva contro l’arrivo del contestato insediamento in città

LO SPIRAGLIO – 200 assunzioni? Si può discutere

Giovedì 11 Ottobre 2012, Ora che il Consiglio comunale di Vedelago ha bocciato il piano di Barcon, la protesta si sposta a Castelfranco. Lunedì sera, con il voto contrario alla realizzazione di maxi macello Colomberotto e cartiera Rotocart, hanno vinto i comitati e il fronte del «no» che ha dato battaglia negli ultimi tre anni. Il Comune guidato dal sindaco leghista Paolo Quaggiotto ha per ora archiviato la questione, ma ora la patata bollente passa in mano al suo collega di partito Luciano Dussin. Tra via Sile e via Lovara la giunta leghista guidata da Dussin ha intenzione di far insediare la cartiera che a Vedelago non hanno voluto. Ma anche a Castelfranco si stanno mobilitando. Il primo incontro che darà probabilmente il via a una protesta in tutto e per tutto simile a quella già vista a Vedelago, è stato organizzato dagli attivisti del Partito Democratico per questa sera, alle 21, nella loro sede di via Matteotti. «Sarà un incontro aperto tra castellani che vogliono capire, conoscere, partecipare. Abbiamo messo a disposizione la sede del Pd e speriamo di essere in tanti, perché in tanti ci dovranno vedere per capire che non tutto si può fare senza l’adesione della cittadinanza» afferma il segretario del Pd di Castelfranco, Laura Viola. «Dopo due anni di analisi, dati, riflessioni e confronti, anche la maggioranza si è spaccata e non si è deciso che, senza certezze dal punto di vista occupazionale e di tutela dell’ambiente e della salute, l’operazione non poteva procedere -dice ancora Viola riferendosi a quanto è accaduto a Vedelago- Per Castelfranco chiederemo che nel bando d’asta sia inserito il vincolo delle assunzioni promesse, 200 per l’esattezza, in tempi definiti, con penalità economiche certe se verranno disattese. Se questi posti di lavoro ci sono non ci saranno difficoltà a procedere in questo senso. Per Castelfranco vogliamo capire cosa accadrà oggettivamente al nostro territorio, al nostro suolo, alle nostre falde acquifere, alla nostra aria, se si aggiudicasse il terreno una cartiera e se questa decidesse poi di produrre e non di trasformare o stoccare».

 

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