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Depositate le motivazioni per la condanna dell’ex Ad della Venezia-Padova.

Ma i suoi avvocati domani chiederanno la decadenza dell’obbligo di dimora

VENEZIA Per sei mesi è rimasto agli arresti domiciliari, nella sua villetta di Campolongo Maggiore, quindi dal 26 luglio, il giorno dopo della condanna a 4 anni di reclusione per corruzione, l’ex amministratore delegato dell’Autostrada Venezia-Padova Lino Brentan è libero, deve semplicemente evitare di uscire dal territorio del suo comune, ha l’obbligo di dimora, ma gli va stretto pure questo limite e i suoi difensori, gli avvocati Giovanni Molin e Stefano Mirate, hanno fatti ricorso per chiedere che decada anche quest’obbligo e ne discuteranno proprio domani davanti al Tribunale del riesame di Venezia. Intanto, il giudice dell’udienza preliminare lagunare Roberta Marchiori ha depositato nei giorni scorsi le motivazioni della sentenza.

«Ha sistematicamente svenduto le proprie funzioni di amministratore delegato della società, favorendo una ristretta cerchia di imprenditori locali e ciò in cambio di cospicue somme di denaro da cui ha tratto fonte di indebito arricchimento. I fatti contestati sono particolarmente gravi perché posti in essere in violazione dei doveri di imparzialità, fedeltà, correttezza a cui deve essere ispirata l’azione pubblica».

In questo modo il magistrato spiega la condanna a quattro anni. A pagare per ottenere appalti e consulenze e poi a confessarlo al pubblico ministero veneziano Stefano Ancillotto sono stati l’ingegner Luigi Rizzo, della «Rizzo srl» e della «Sound Service srl», Rino Spolador, amministratore della «Rg Impianti srl», Silvano Benetazzo, ormai deceduto ed ex amministratore della «Flli. Benetazzo» e della «Benetazzo Group srl», e Remo Pavan della «Tecnoconsult Service srl». Brentan, stando agli accerta,menti della Guardia difinanza, si sarebbe messo in tasca tra il 204 e il 2010, 245 mila euro, e il giudice Marchioni non gli ha concesso le attenuanti generiche a causa del fatto che «non ha fino ad ora manifestato alcun segnale di resipiscenza rispetto alle condotte delittuose», continuando a sostenere la regolarità della sua azione e a indicare come «invenzioni» le confessioni degli imprenditori che lo hanno accusato e che, per questo, hanno subito anche loro una condanna per corruzione. Nella sentenza, il magistrato cita anche le deposizioni rese dai dirigenti dell’Autostrada Venezia-Padova, i quali hanno riferito «quanto penetrante sia stato il potere di ingerenza e quanto estesa l’influenza esercitata da Brentan nei confronti della sociatà autostradale»

Giorgio Cecchetti

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