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La prossima settimana verrà ufficializzato il via libera alla deroga del limite di 100 metri in altezza.

Non tutti i terreni da bonificare sono stati però acquisiti e i prezzi sono in vertiginoso aumento.

MARGHERA. Dopo mesi di studi e approfondimenti il rapporto finale è stato completato e la prossima settimana sarà ufficializzato il via libera di Enac ai 255 metri di altezza del Palais Lumière, la cosiddetta Torre Cardin, in deroga al vicolo dei 145 metri previsto in quest’area distante 8 chilometri dall’aeroporto,

Il sì alla deroga. Nei giorni scorsi la direzione nazionale aeroporti di Enac ha chiesto e ottenuto gli approfondimenti dell’Ente nazionale assistenza al volo (Enav) sugli scenari di rischio di una collisione con il Palais Lumière di un aereo in fase di atterraggio al Marco Polo, non solo sulla pista principale o secondaria già esistenti, ma anche sulle possibile terza pista che il presidente di Save, Enrico Marchi, ha progettato di costruire intorno al 2030. «Stiamo chiudendo il complesso percorso di analisi sulla richiesta di deroga senza sbavature né ingerenze esterne» informa la Direzione nazionale Aeroporti di Enac «ora abbiamo un quadro completo degli scenari di rischio, tutti gli elementi necessari per assumere una decisione finale entro la prossima settimana». Il sì alla deroga dei limiti in altezza per i nuovi edifici nell’area a vincolo aeroportuale (che arriva fino a 15 chilometri dal cono di atterraggio degli aerei diretti al Marco Polo) era pregiudiziale alla realizzazione dell’ambizioso progetto dello stilista di origine veneta. Ma il percorso per avviare il cantiere per la costruzione delle tre torri, unite da sei anelli, autosufficienti in termini energetici e con una vista unica al mondo sulla laguna e il centro storico, è ancora lungo, complesso e pieno di insidie. Ancor più se si pensa che Cardin vorrebbe completare la costruzione del gigantesco palazzo a sua futura memoria prima dell’inizio dell’ Expo che si terrà a Milano nel 2015.

Le aree da acquisire. La prima di tutte è quella dell’acquisizione delle aree necessarie a realizzare l’intero progetto, in tutto più di 100 ettari (tra il porto, Fincantieri e via Fratelli Bandiera) suddivisi in tante microproprietà e ottenere tutti i permessi di costruzione. A tutt’oggi le uniche aree acquisite sono quelle più estese e di proprietà degli imprenditori Damaso Zanardo e Andrea Mevorach, ma restano le altre e non tutto è scontato. I prezzi a cui sono disposti a vendere i piccoli proprietari sono in continuo aumento a causa della valorizzazione di queste aree dell’ex prima zona industriale ancora da caratterizzare, con una fitta rete di carotaggi del terreno e da bonificare con tutti i crismi, visto che si trovano proprio prima dell’inizio del ponte della Libertà che porta in piazzale Roma. Tant’è che da più parti si vocifera che il progetto potrebbe essere ridimensionato con la rinuncia alla realizzazione di fabbricati per uso foresteria e servizi collegati alla Università della Moda che dovrebbe occupare i primi piani del Palais Lumière.

Le risorse finanziarie. Da 1 miliardo e mezzo, il costo dell’intero progetto è passato a quasi 3 miliardi e potrebbe arrivare a 5 se, come sembra, sarà necessaria una bonifica ampia e profonda dei terreni. Ad aumentare i costi hanno contribuito, innanzi tutto, l’accordo di programma firmato con il Comune che prevede la realizzazione, prima dell’inizio della costruzione del palazzo, di tutte le opere di pubblica utilità (fermate del tram, nuova viabilità ordinaria e portuale, piastra di collegamento con corso del Popolo, ecc.) per un costo di 800 milioni di euro a cui vanno aggiunti 400 milioni per acquisire l’area comunale oggi occupata dal nuovissimo scalo ferroviario che dovrà essere spostato a spese di Cardin.

di Gianni Favarato

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