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Il caso di via Stazione, a Roncoduro: terra di nessuno dove i tir beffano i divieti. Crepe di quattro millimetri nei muri.

MIRANO. Crepe di 4 millimetri nei muri maestri di casa per le vibrazioni al passaggio dei tir. In via Stazione, a pochi passi dall’ex casello di Roncoduro, il terremoto di maggio non l’hanno nemmeno sentito. Lì la terra trema sempre, ogni volta che passa un mezzo pesante.

È così da anni, da quando lungo la strada ai confini tra Mirano e Cazzago si sono aggiunti lavori ai lavori. Un cantiere continuo, la strada tagliata in più punti e rattoppata alla meno peggio, con asfalto a freddo, che con i tir salta via come ghiaino. Una strada-groviera che non dà pace a chi ci abita e che continua a firmare petizioni per chiedere un intervento. Hanno scritto a tutti: al Comune di Mirano, a quello di Pianiga, Veneto Strade, concessionaria autostradale, enti della manutenzione. Via Stazione, in quel punto, sembra non appartenere a nessuno, tranne quando ci fanno i lavori che dissestano l’asfalto che nessuno poi sistema.

«Le buche create», dice Bruno Barison, uno dei residenti, «fanno vibrare le nostre case ogni volta che le ruote di un camion ci finiscono dentro e non serve essere ingegneri per capire che ogni scuotimento danneggia gli edifici». La prova visibile sono alcune fessurazioni che negli ultimi mesi si sono aperte e allargate a dismisura nelle pareti di cucina e salotto, interessando almeno sei famiglie. Preoccupato dalle crepe Barison ha perfino installato i classici vetrini per misurarne l’allargamento e si appresta a chiedere l’intervento dei vigili del fuoco per una verifica statica. Risultato? «I vetrini sono perfino saltati».

Un bicchiere appoggiato sul tavolo cammina, un vaso sul mobile traballa, un libro sulla scaffale si rovescia: terremoto, né più né meno. Solo che qui non arriveranno mai fondi per la ricostruzione.

«Vorremo almeno capire chi ci risarcirà di questi danni», protesta ancora Barison, «sono venuti più volte i tecnici dei comuni di Mirano e Pianiga e anche quelli dell’acquedotto che hanno fatto gli ultimi lavori e tutti dicono che la situazione è grave. Ma poi perché non si prendono provvedimenti? Deve crollarci in testa la casa perché possiamo essere ascoltati?».

Filippo De Gaspari

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