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«A Castelfranco nessuna cartiera, solo lavorazione di bobine senza rischio inquinamento»

LA POLEMICA – Il possibile insediamento temuto da più parti per le ricadute ambientali

LO STABILIMENTO ipotizzato nel terreno tra via Sile e via Lovara prevede solo la lavorazione di grosse bobine provenienti da tutta Europa

IL PROGETTO – L’azienda di Giuliano Gelain è disponibile ad acquisire un terreno dal Comune

ECOSOSTENIBILE – È un’industria pulitissima, e non consuma acqua

CONVENIENTE – L’area interessa perchè c’è lo scalo merci ferroviario

«A Castelfranco non faremo una cartiera, ma un converting, quindi non c’è alcun rischio di inquinamento». A parlare è Giuliano Gelain, titolare della Rotocart di Piombino Dese, ditta che potrebbe insediarsi nel terreno di proprietà comunale compreso tra via Sile e via Lovara al centro di polemiche nelle ultime settimane, all’asta il 7 novembre prossimo per 5,3 milioni di euro. Gelain fa delle precisazioni sul tipo di stabilimento che potrebbe insediarsi nell’area. «Il progetto prevede venga realizzato un converting – spiega – Diversamente che in una cartiera, dove effettivamente si produce carta, in questo tipo di impianto viene lavorata la carta. Vuol dire che arrivano delle bobine, che poi vengono trasformate in prodotto finito, come carta igienica, fazzoletti etc. Le bobine madri arrivano da cartiere in Europa e vengono ridotte in carta da commercializzare, senza consumare acqua e senza produrre inquinamento, né dell’aria, né della terra. Si tratta di un’industria pulitissima. Noi ne abbiamo già due di questo tipo, non fanno nemmeno rumore ed abbiamo della abitazioni a trenta metri di distanza con cui non abbiamo mai avuto problemi. Non viene fatto nulla di interrato, come mi è capitato di leggere, e non viene prelevata acqua: l’unica che viene utilizzata è quella per i servizi igienici dei dipendenti come in qualsiasi altra fabbrica. Riguardo gli scarti di lavorazione, inoltre, si tratta di carta inviata ad altre cartiere per essere lavorata per altre tipologie di prodotto, come ad esempio scatoloni». Quello di Castelfranco è un progetto, sottolinea lo stesso patron di Rotocart, diverso da quello di Barcon. «A Barcon – precisa Gelain – era in progetto di realizzare sia il converting che la cartiera. A Castelfranco, invece, come già detto, si tratta solo del converting. La cartiera per ragioni di spazio non si può realizzare. A Castelfranco verrebbe quindi fatta trasformazione e stoccaggio del materiale. Si tratterebbe di un importante stabilimento logistico e ci siamo orientati in quel punto perché c’è lo scalo merci ferroviario, un importante opportunità che consentirebbe di spostare il trasporto dalle strade alla ferrovia». L’imprenditore fa un inciso anche sulla cartiera in progetto a Barcon: «Sarebbe stata all’avanguardia, una delle più innovative al mondo: non avrebbe inquinato e sarebbe uscita acqua in classe A». Infine sui duecento posti di lavoro che potrebbero arrivare a Castelfranco: «È un numero veritiero in base alla situazione odierna, ammesso che non ci sia un’ulteriore rallentamento dell’economia da qui a quando sarà realizzato lo stabilimento, cosa che ovviamente nessuno può prevedere».

Matteo Ceron

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