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Gli ex assessori Boato e Vecchiato contro il Palais Lumière «Marghera ha altre priorità, portiamoci piuttosto la fiera»

«Sul Palais Lumière la città non ha voce nonostante le evidenti contraddizioni. Una fretta che appare sospetta». Esordisce così Michele Boato dell’Ecoistituto del Veneto all’incontro organizzato a Mestre per segnalare tutti gli interrogativi, i dubbi, le incongruenze della torre Cardin.

L’urbanista Stefano Boato (commissione Salvaguardia) ricorda che le vere necessità di Marghera sono altre: «la riqualificazione di Marghera sud che va ben oltre la ricostruzione delle Vaschette, la qualificazione delle centralità urbane, l’accessibilità da sud per via dell’Elettricità e l’intervento nell’area Pos (ora Blo) mai attuato. E infine l’idea di uno spazio fieristico provinciale in area Eni, nell’ex Petrolchimico per non stravolgere il parco di S. Giuliano con grandi eventi».

Ieri all’incontro era presente anche Cristiano Gasparetto per Italia Nostra, l’associazione che oggi terrà una conferenza stampa a Roma, nella sede della stampa estera.

Parlano, in particolare, due ex assessori comunali: l’architetto Gianfranco Vecchiato e l’urbanista Stefano Boato.

Cardin, spiega Vecchiato, da tre anni cerca di proporre il suo progetto, prima a Parigi, poi a Mosca, poi infine a Marghera, grazie alla Regione di Zaia. Ma non c’è chiarezza sull’investimento e sulla realizzazione. Le residenze di lusso, vendute a 2 milioni di euro l’una, guarderanno Venezia da lontano e avranno vicino la rumorosa Fincantieri, che conta su una deroga sui decibel emessi, ricorda l’urbanista Carlo Giacomini. Non c’è il rischio di un flop? Si può solo sperare, avvisa Vecchiato. La torre da Fusina è ora prevista nella prima zona industriale.

«Io da assessore non ho visto nulla», spiega Vecchiato, ma è strano, dice, che un progetto così imponente sia «nato in poche settimane, non ci credo». E piani approvati, convenzionati e mai andati in porto finiscono nel dimenticatoio senza spiegazione, aggiunge Stefano Boato: la piscina nell’area del fondo Lucrezio di Mevorach, la città della musica al Vega, le grandi cubature degli interventi Parenti e Caprioglio, tra via Ca’ Marcello e via della Pila,la torre Todini in via Ulloa. Non se ne parla più.

«Fa specie che quel progetto venga di fatto imposto con quella altezza e non sia oggetto di alcuna trattativa o di discussione sulle funzioni», spiega Vecchiato. «Sarà l’edificio più alto d’Italia, significa che sarà un pezzo nuovo di città con un effetto a cascata sul territorio circostante che rischia di mettere in forse destinazioni e investimenti nelle aree circostanti». Stefano Boato attacca gli effetti della deroga per interesse regionale prevista per l’accordo di programma sulla torre Cardin:

«L’Enac concede ora una deroga di 110 metri per l’altezza quando ci ha messo un anno a derogare i 10 metri della torre Todini di 154 metri. Nel silenzio di Soprintendenza e Unesco nessuno dice che l’area è a 300 metri dalla conterminazione lagunare e le residenze sono incompatibili con le norme di Palav e Prg. Non ci sono studi sugli scavi nel sottosuolo. Poi il Pat volutamente ha scartato il Palais Lumière: si parla di 73 mila metri quadri rispetto ai 40 mila di tutto l’ambito di Marghera. Il carico insediativo cresce con le varianti: 252 mila metri quadri di pavimento pari a un milione di metri cubi con un indice di edificabilità doppio del piano direttore delle aree Vega e 88 mila metri quadri di residenza. Ma i 1.500 appartamenti diventano residenze alberghiere».

Mitia Chiarin

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