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L’associazione attacca il progetto del Palais Lumière alto 255 metri che Enac autorizzerà a giorni «Pronti a una battaglia nei tribunali, se si tocca Venezia senza grazia e intelligenza ci si brucia»

MARGHERA. Il via libera dell’Enac alla costruzione del Palais Lumiere di Cardin è pronto ma occorrerà ancora qualche giorno prima che il sì alla deroga di 100 metri al limite in altezza (esistenti nelle aree soggette a vincolo per la vicinanza ad un aeroporto) venga ufficialmente comunicato ai progettisti e alla Regione che potrà così indire la Conferenza di Servizio.

Il rischio collisione. Ma se si è sgombrato il campo dal rischio di collisione con il palazzo alto 255 metri degli aerei in atterraggio al Marco Polo – che secondo la relazione dei controllori di volo dell’Enav è pari a una probabilità su un miliardo di voli – per il progetto della Torre di Cardin il rischio che non si realizzi mai per altri e non meno gravi problemi si fa di giorno in giorno più pesante. È di ieri la notizia che l’associazione Italia Nostra ha deciso di appellarsi all’Unesco e di andare alle vie legali contro un progetto che boccia senza riserve per «le proporzioni immense del sogno faraonico dello stilista francese di origini trevigiane e del gruppo immobiliare che lo sostiene».

Il ricorso legale. Italia Nostra è pronta a combattere nei tribunali «italiani ed europei» per fermare la costruzione nella laguna di Venezia, già vittima di altri progetti «scellerati come il polo-logistico a Giare-Dogaletto, il prospettato terminal crocieristico a Marghera, Tessera City e la discarica Moranzani, di un oggetto estraneo, che niente ha a che fare con la struttura lagunare, con la sua storia, calato come un alieno nella città più bella ma anche più fragile del mondo».

Affiancato dai rappresentanti regionali, il neo presidente nazionale di Italia Nostra, Marco Parini, ha ribadito nella conferenza stampa tenutasi a Roma la contrarietà dell’associazione al progetto che nei mesi scorsi ha, invece, incassato il totale assenso delle istituzioni locali, a cominciare dal governatore della regione Veneto Luca Zaia, che ha deciso di metterlo nella lista dei progetti più importanti da realizzare con un apposito accordo di programma a conferenza unica.

Dieci motivi per dire no. Italia Nostra ha lanciato ieri anche un appello all’Unesco, al ministro dei beni culturali Lorenzo Ornaghi e alle Soprintendenze veneziane, presentando i suoi «10 buoni motivi per dire di no a Cardin», primo fra tutti il fatto che, malgrado l’Enac stia per dare il suo parere favorevole, «con i suoi 250 metri è troppo vicino alla traiettoria degli aerei che in quella zona volano a 300 metri di altitudine».

Tra i dieci motivi per dire no figurano questi: si tratta di un un’area con vincolo paesaggistico per la vicinanza a Venezia; terreni e sottosuolo cedevole e alluvionale poco adatti alle fondazioni ciclopiche con perforazioni di tre livelli di falde freatiche; i binari del Porto da rifare; tutta la viabilità attorno al Palais Lumière (tra via della Pila e via dell’Elettricità, a ridosso del cavalcaferrovia di Mestre) da cambiare con anni di cantieri.

E ancora: il progetto va bocciato, secondo Italia Nostra, perché «è una pura speculazione» e «non rappresenta un modello di crescita del territorio, ma fa leva sempre sullo sfruttamento turistico di Venezia per spostare il baricentro di Venezia e dell’immediata terraferma, creando così pericolosi precedenti di non rispetto dei vincoli urbanistici e delle ragioni di civiltà e cultura insite nella storia di Venezia e della sua laguna».

L’ex presidente dell’associazione ed ex ministro, Carlo Ripa di Meana, non ha dubbi: «Siamo pronti ad una battaglia tosta: se si tocca Venezia senza grazia e intelligenza ci si brucia».

Costi in aumento. Da un miliardo e mezzo, il costo dell’intero progetto è passato a quasi 3 miliardi e potrebbe arrivare a 5 se, come sembra, sarà necessaria una bonifica ampia e profonda dei terreni. Ad aumentare i costi hanno contribuito, innanzi tutto, l’accordo di programma firmato con il Comune che prevede la realizzazione, prima dell’inizio della costruzione del palazzo, di tutte le opere di pubblica utilità (fermate del tram, nuova viabilità ordinaria e portuale, piastra di collegamento con corso del Popolo) per un costo di 800 milioni a cui ne vanno aggiunti 400 per acquisire l’area comunale oggi occupata dal nuovo scalo ferroviario che dovrà essere spostato a spese di Cardin.

Gianni Favarato

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