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«Vincoli non rispettati, un’enorme speculazione»

Una lettera in dieci punti con tutti i no alla Torre

Venezia fuori dal Patrimonio Mondiale Unesco per colpa della Torre di Cardin. Italia Nostra ci riprova. È partito con una lettera inviata all’Unesco l’ultimo tentativo da parte dell’associazione ambientalista di bloccare la costruzione del Palais Lumière di Pierre Cardin.
L’associazione ambientalista chiede all’Unesco di «prendere una posizione forte e coraggiosa, anche in contrasto con il Governo italiano e con l’Amministrazione comunale», ricordano il precedente di Dresda, la «Firenze tedesca», che nel 2009 ha perso l’ambito riconoscimento per colpa della costruzione di ponte, ritenuto troppo impattante. In Germania un ponte, a Venezia il più alto grattacielo d’Europa.
La lettera indica dieci punti controversi che, secondo Italia Nostra, dovrebbero far dire di «No» al progetto di Pierre Cardin. Progetto che, invece, è stato accolto a braccia aperte dalle istituzioni locali, e che ha avuto anche la benedizione del ministro Clini.
Tra i dieci punti, si spazia da questioni tecnico-legislative, come il contrasto con Prg e Palav e il mancato rispetto dei vincoli paesaggistica, ad una diversa visione dell’opera. Non solo, a rischio, sostiene Italia Nostra, sarebbe la stessa stabilità di Venezia, visto che il Palais «necessita di fondazioni profonde 55 metri con perforazione di tre livelli di falde freatiche».
Se per le istituzioni il progetto di Cardin è un’occasione di rilancio dell’economia e di Porto Marghera, per Italia Nostra altro non è che mera speculazione. Che porterà allo spostamento del baricentro di Venezia, e che andrebbe evitato per «ragioni di civiltà e cultura», profetizzando come catastrofico quello che invece altri si augurano: ovvero che ci siano altri investitori pronti a seguire l’esempio di Cardin.
«L’autorizzazione alla costruzione di un grattacielo di tali dimensioni – sostiene Italia Nostra – creerebbe un pericoloso precedente che spianerebbe la strada ad altre costruzioni simili alterando per sempre l’armonia di un paesaggio unico al mondo».
Nella lettera all’Unesco, gli ambientalisti ricordano poi gli effetti che la torre di Cardin potrebbe avere sulla viabilità «totalmente da rifare» e sui binari che servono il porto, «che dovranno essere spostati con una spesa, quantificata dal presidente dell’autorità portuale, in 350 milioni di euro (non si sa a carico di chi). La torre bloccherebbe dunque il porto di Venezia».
Una posizione con i suoi argomenti, dove la torre di Cardin che non può essere la panacea di tutti i mali. Perché, sostiene l’associazione ambientalista, quel di cui ha bisogno Venezia è «un’economia alternativa a quella turistica», mentre il Palais Lumière «fa leva solo sulla speculazione edilizia, la cementificazione del paesaggio e sfrutta ancora una volta la bellezza di Venezia secondo una visione miope che, puntando ad incrementare la pressione turistica, porta al degrado della città».

 

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