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Confesercenti presenta un’indagine da cui emerge che non aumentano né le vendite né l’occupazione: «Servono nuove regole a livello regionale»

Le domeniche di apertura? «Non portano né un aumento dei guadagni e né delle assuzioni». Che in tanti la pensassero così, prima fra tutte la Confesercenti, si sapeva. Adesso, però, ad accertare il dato è uno studio firmato dalla Regione e da Unioncamere Veneto, che ha reso noti i primi risultati di un monitoraggio effettuato sulle liberalizzazione degli orari dei negozi, intervistando da una parte la grande distribuzione, dall’altra i piccoli esercenti, i consumatori e le famiglie.

Sono stati sentiti 78 operatori commerciali che ricoprono ruoli di rappresentanza nelle principali associazioni di categoria (maggio 2012). Di seguito è stata eseguita una indagine telefonica su 800 consumatori (giugno-luglio 2012). Sempre a luglio, sono stati contattati 974 operatori commerciali di diversa tipologia di vendita. Insomma, i piccoli così come i colossi della grande distribuzione.

«I dati delle risposte», spiega il direttore provinciale di Confesercenti, Maurizio Franceschi, «evidenziano come la grande distribuzione abbia un parere che non si discosta di molto da quello dei piccoli esercenti, dei consumatori e delle famiglie che vanno a fare la spesa». Il 70 per cento della grande distribuzione ha risposto, al quesito diretto, che con le aperture domenicali l’aumento dei costi non verrà automaticamente compensato da un aumento delle vendite, che rimarrà pressoché stabile. Il 76 per cento delle piccola e media ha risposto allo stesso modo.

Sul fronte dell’occupazione, la maggioranza degli operatori commerciali (6 su 10) per la grande distribuzione e l’84 per cento della piccola e media, ha dichiarato di non essere intenzionato ad assumere nuovo personale. Nel caso dei centri commerciali, le aperture domenicali e l’estensione degli orari sarà affrontata attraverso formule di distribuzione dei turni e rimodulazione dell’orario di lavoro della manodopera esistente, nel caso dei piccoli, aumentando il proprio volume di lavoro e quello dei propri familiari. L’83 per cento degli operatori che lavorano in negozi medio-piccoli, è convinto che le liberalizzazioni non porteranno a nuove assunzioni, solo la metà degli operatori della grande distribuzione ritiene invece che la deregulation determinerà un aumento dell’occupazione.

«Non sono solo i piccoli a sostenere che la liberalizzarne non porterà assunzioni, lo pensa anche la metà della grande distribuzione», prosegue Franceschi. «Ciò dimostra il fallimento totale delle aperture: la grande distribuzione ha solo riorganizzato il lavoro, senza nuove assunzioni, o comunque modeste. I consumi non sono ripresi. Sarebbe doveroso stabilire a livello regionale delle regole da seguire».

Marta Artico

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