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E l’inceneritore di Ca’ del Bue sarà ridimensionato

VENEZIA — Continua la cavalcata del Veneto verso percentuali di riciclo record e la Regione, che già ha bloccato l’apertura di nuovi inceneritori (si pensi a quelli progettati da Unindustria nel Trevigiano), annuncia ora il ridimensionamento del termovalorizzatore di Ca’ del Bue, nel Veronese, e la chiusura delle dieci discariche aperte dalle Dolomiti al Delta.
Il report annuale dell’Arpav, d’altra parte, mette in fila numeri inequivocabili. La produzione di rifiuti nella nostra regione è calata nel 2011 del 4,3%, soprattutto a causa della crisi che ha comportato una drastica riduzione dei consumi, attestandosi a 2.305 tonnellate, ossia 465 kg all’anno per ciascun abitante. «E questo – ha sottolineato il direttore dell’Agenzia per l’ambiente Carlo Emanuele Pepe – nonostante si siano contate lo scorso anno oltre 63 milioni di presenze turistiche». La percentuale media di riciclo è del 60,5% (nel 2010 era al 58,3%), con punte record nel Trevigiano e nel Bellunese, che con il 74% ed il 66% hanno già raggiunto gli obiettivi fissati per il 2012 (e ci sono Comuni, come Salgareda, nella Marca, che arriva addirittura all’83,6%).
Cresce senza sosta la differenziata (un fenomeno in cui gioca un ruolo decisivo il «porta a porta») e di pari passo si riducono la percentuale dei rifiuti avviati all’incenerimento, appena l’8,1% (188 mila tonnellate), così come quella relativa al deposito in discarica, all’8,2% (altrettante). Numeri da cui l’assessore all’Ambiente Maurizio Conte tra ovvie conclusioni. La prima:

«Stiamo rivedendo la pianificazione degli impianti di termovalorizzazione, per cui non solo non verranno autorizzate nuove aperture, come già abbiamo chiarito in passato, ma verrà anche ridotto del 20% il dimensionamento dell’impianto del Ca’ del Bue, che rientrando nella programmazione non è in discussione ma si limiterà a trattare 150 mila tonnellate l’anno, contro le 180 mila inizialmente richieste nel 2006. Verificheremo poi con il proponente del progetto (la spagnola Urbaser, ndr.) se con queste modifiche il progetto sia comunque sostenibile. E’ chiaro che l’ultima decisione spetterà a loro».

Il che lascia spazio all’ipotesi che il termovalorizzatore possa anche non farsi. Ca’ del Bue servirebbe in ogni caso la sola provincia di Verona, con qualche sconfinamento nella vicina Vicenza, dove però è già attivo l’impianto di Schio. Insomma, gli inceneritori (gli altri due sono a Fusina e Padova) finiscono per rubarsi il lavoro l’un l’altro: «Anche per questo stiamo valutando la possibilità di convertire alcune linee alla combustione dei rifiuti speciali non pericolosi prodotti dall’industria, il che ci consentirebbe di venire incontro alle esigenze delle associazioni di categoria che oggi vedono i loro iscritti costretti a rivolgersi fuori regione o addirittura all’estero».
La seconda conclusione a cui perviene Conte, che certo segna la fine di un’epoca, è poi quella per cui «si dovrà cominciare a chiudere qualche discarica, perché il conferimento è ormai ai minimi (meno 18% nel 2011, ndr.), limitato per lo più ai residui della combustione nei termovalorizzatori». Attualmente in Veneto sono attive 10 discariche a gestione pubblica (l’undicesima, Campodarsego, è già chiusa e sta completando la messa in sicurezza) e secondo il piano redatto da Arpav dovrebbero chiudere tutte nell’arco di 8 anni. Si va infatti dalla discarica di Villadose, ormai prossima, a quelle di Este, Jesolo e Cortina, in calendario per il 2020. «Il modello a cui stiamo pensando – spiega Conte – non è quello di San Giuliano, col cappotto in cemento e la messa in sicurezza a carico dei proprietari, bensì uno completamente nuovo, che grazie alle tecnologie più recenti ci permetta, a fronte della dissoluzione negli anni delle frazioni umide, di recuperare il recuperabile, destinando il resto ai termovalorizzatori. Insomma, le discariche verrebbero “svuotate”». Accanto a queste, però, la Regione deve pensare pure alla bonifica di altri 500 siti, rilevati in collaborazione con la Guardia di finanza, assolutamente «regolari» (con gli abusivi il numero schizzerebbe alle stelle) e dismessi. «Contiamo di farcela – chiude l’assessore – attingendo al fondo finanziato ogni anno dai contributi ambientali».

 

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