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Gazzettino – Il Nordest territorio di riciclaggio mafioso

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

26

ott

2012

PADOVA – Iniziata ieri la festa nazionale di Avviso Pubblico contro le cosche

«Viviamo un grande furto di parole nella nostra Italia, parole che vengono rapite, svuotate della loro storia, rimesse in circolazione con abiti nuovi che non sono i loro, in contesti altri. Di legalità e responsabilità parlano tutti, ma a disquisire di legalità sono solitamente quelli che la calpestano tutti i giorni. Noi vogliamo che, queste parole, nessuno le svilisca: legalità, giustizia, dignità umana, democrazia. Difendiamole dai manipolatori, dai seduttori che usano e le celebrano». Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, ha aperto ieri nella sala Mpx di Padova la quarta edizione della Festa nazionale di Avviso Pubblico, dall’eloquente titolo «Legalità organizzata. Prevenire e contrastare le mafie al tempo della crisi».
Fino a domani Padova diventa la capitale della lotta a malaffare, usura, racket, sfruttamento, pizzo, pratiche che tutelano gli amici degli amici. Una full immersion in riflessioni condivise cui portano il loro contribuito amministratori locali, studenti universitari, mondo delle imprese, organizzazioni di categoria e sindacali, forze dell’ordine e della magistratura. «Non accontentiamoci di essere cittadini a intermittenza. – ha esortato don Ciotti – Non basta commuoversi, bisogna muoversi».
Terra di riciclaggio di denaro sporco e strategico crocevia di spaccio: Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico, ha tracciato le coordinate del fenomeno a Nordest.

«Al 3 settembre scorso, 119 erano i beni confiscati, di cui 84 nel Veneto (soprattutto nelle province di Venezia e Verona). Dal 2002 al 2011 nella regione sono morte 330 persone per assunzione di droghe, coinvolte in reticoli pericolosi, altamente criminali. Investimenti di denaro che puzzano di illecito: nel biennio 2010/2011 nel Veneto secondo la Banca d’Italia i tentativi di operazioni sospette sono aumentati del 10 per cento. E poi i suicidi degli imprenditori, 30 di cui 3 solo l’altro giorno, banche e finanziarie non davano loro più credito».

«Dove c’è ricchezza arriva la mafia dei colletti bianchi, la mafia degli appalti. E quindi occorre mettere dei filtri perché la criminalità organizzata non vinca». È questa la ricetta lanciata da Roberto Maroni, ex ministro dell’Interno intervenuto al convegno «Mafia in Veneto» organizzato a Treviso dal gruppo parlamentare al Senato della  Lega. Il capoluogo della Marca non è stato scelto a caso: il nordest è sempre più ambito dalla criminalità in grado di muovere forti capitali da ripulire. Le aziende in crisi sono prede appetibili per riciclare denaro sporco e il 10% delle operazioni bancarie che si svolgono in regione sono giudicate sospette. E Maroni, seduto accanto al sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi, invitata per dare la sua testimonianza di amministratore quotidianamente in prima linea contro l’Ndrangheta, suggerisce: «Abbiamo pensato agli appalti a chilometri zero, favorendo le aziende del territorio e allontanando chi viene da fuori offrendo ribassi eclatanti».

 

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