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La segreteria provinciale caccia il sindaco di Vedelago dal partito.

Il caso dell’imposta non versata dalla società del primo cittadino.

Nuovo terremoto nella Lega trevigiana: la segreteria del Carroccio ha deciso di cacciare dal partito Paolo Quaggiotto, sindaco di Vedelago.

Un altro primo cittadino scaricato dai vertici provinciali per la sua condotta, ritenuta per nulla aderente alla linea del partito, guidato oggi nella Marca trevigiana dal maroniano Giorgio Granello.

La notizia è circolata ieri come una bomba pronta a esplodere da un momento all’altro. E oggi verrà ufficializzata dai vertici del Carroccio.

Finisce così la militanza leghista del primo cittadino vedelaghese. Stando a quando è trapelato ieri, la motivazione ufficiale della cacciata starebbe nella questione Ici, la vecchia imposta comunale sugli immobili. Il caso era infatti scoppiato lo scorso mese di marzo: l’ufficio Tributi del Comune di Vedelago, infatti, aveva inviato all’«Immobiliare Quaggiotto», ditta di cui il primo cittadino è socio, un accertamento per non aver pagato l’Ici per gli anni 2008 e 2009 per alcune decine di migliaia di euro.

Un caso che aveva suscitato grande scalpore e su cui venne anche presentato un esposto al Prefetto di Treviso da parte dell’opposizione consiliare.

Un comportamento considerato «poco edificante» per il primo cittadino Quaggiotto, che fino a ieri risultava essere iscritto alla Lega. Ma proprio il Carroccio, visto l’addensarsi delle nubi all’orizzonte, ha deciso di troncare la faccenda calando l’accetta dell’espulsione.

Ma la cacciata di Quaggiotto arriva anche in seguito a una condotta definita alquanto discutibile tenuta dal sindaco di Vedelago in merito alla scottante vicenda di Barcon, ossia il progetto industriale che Quaggiotto ha sostenuto con tutte le forze ma che invece il consiglio comunale di Vedelago ha sonoramente bocciato.

Su questo tema Paolo Quaggiotto aveva assunto una posizione diametralmente opposta rispetto a quella indicata dalla segreteria provinciale e locale della Lega, che si era espressa con un «no» secco che già profilava una mala parata per il sindaco, c’era insomma odor di provvedimenti… disciplinari. Ai vertici del Carroccio non è infatti piaciuto nemmeno il comportamento del sindaco all’indomani della bocciatura del consiglio comunale.

Il tentativo di far passare il progetto Barcon ad ogni costo, scavalcando addirittura il consiglio comunale e portandolo in Regione, è stata la classica goccia che fa traboccare il vaso. In molti si aspettavano infatti le dimissioni di Quaggiotto, dopo la bocciatura avvenuta grazie al voto contrario anche di tre assessori e un consigliere di maggioranza.

E invece Quaggiotto ha tirato dritto, arrivando all’isolamento politico completo.

Il segretario provinciale della Lega Giorgio Granello, maroniano esponente della nuova linea moralizzatrice del partito, oggi stesso comunicherà l’espulsione dal Carroccio di Quaggiotto, che ieri ha risposto «no comment» a chi gli chiedeva se la notizia dell’imminente espulsione fosse vera. Il bubbone dell’Ici non pagata era venuto a galla lo scorso marzo: la società immobiliare del sindaco Paolo Quaggiotto finì nel mirino dell’ufficio tributi del Comune dopo la denuncia fatta dalla consigliera comunale di Primavera Civica, Fiorenza Morao: passando al setaccio le comunicazioni affisse all’albo pretorio del municipio, la Morao trovò un documento protocollato con il numero 4961 del 14 marzo 2011. «Curiosa» la descrizione: «consegna al capo settore Paolo Baldassa degli avvisi di accertamento Ici corrispondenti agli atti 1 e 2 del 14 febbraio 2011 e 3 del successivo 16 febbraio per gli anni 2008-2009 e ravvedimento operoso per il periodo 2010 a carico della Quaggiotto Immobiliare snc di Quaggiotto Paolo e C.». Insomma, l’ufficio tributi aveva riscontrato che la società di cui il sindaco è socio di maggioranza non aveva versato l’imposta negli anni 2008 e 2009, rimediando solo in parte l’anno successivo. In ballo, un debito nei confronti del Comune di alcune decine di migliaia di euro.

E anche allora, come oggi, Quaggiotto si trincerò in prima battuta dietro a un «no comment». E a questo fattaccio si è aggiunta la faccenda Barcon, che ha reso il clima a Vedelago irrespirabile. E per la Lega Nord, a questo punto, evidentemente insopportabile. E così il segretario Granello con la direzione provinciale del Carroccio non ci ha messo molto, a decidere per le vie di fatto e dare il benservito a Quaggiotto.

Daniele Quarello

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Quella colata di cemento odiata da tutti. Un affare che ha spaccato il paese.

Progetto Barcon, fonte di infinite polemiche a Vedelago. Di che si tratta? Il comune di Vedelago, su proposta di privati, in primis il re delle carni Colomberotto, ha chiesto un accordo di programma a Regione e Provincia per fare ¦un nuovo casello della superstrada Pedemontana, con viabilità di collegamento tra il nuovo casello e la zona industriale, pari alla cementificazione – accusano gli ambientalisti – di 90 ettari di territorio agricolo. I privati mettono un contributo economico e la disponibilità dei terreni per la nuova viabilità e, in cambio, ricevono la trasformazione di un’area di 90 ettari da agricola appunto a commerciale industriale. In quest’area si insedierebbe, per una parte, uno stabilimento di lavorazione agroalimentare e una superfice commerciale (Colomberotto), per l’altra parte la cartiera Rotocart, che si trasferirebbe dall’attuale collocazione a Piombino Dese. La cartiera verrebbe costruita con un piano interrato e quindi bisogna scavare. L’estratto calcolato è di 1,846 milioni di metri cubi di ghiaia, per un introito di 3.692.000 euro dalla vendita del materiale. Secondo quanto previsto dal piano, ci sarebbe in totale un beneficio per il privato, tra aumento del valore delle aree e vendita della ghiaia, pari a 37 milioni. I privati sborserebbero 10 milioni come contributo economico per la realizzazione del nuovo casello (che costerebbe il doppio) e 960 mila euro come valore dei terreni messi a disposizione per farci sopra la nuova viabilità. L’area agricola soggetta alla pesante cementificazione si trova alle spalle della palladiana Villa Emo, sulla strada tra Castelfranco e Treviso, acquistata anni fa dalla Banca di Credito Cooperativo Trevigiano.

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