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Gazzettino – Il terminal non convince i consiglieri

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

9

nov

2012

LE GRANDI OPERE

In commissione i dubbi sulle sei isole provvisorie, sull’aumento dei container e del traffico di chiatte

GIGANTESCA – La struttura che dovrebbe sorgere 8 miglia al largo di Malamocco per intercettare le enormi portacontainer

PERPLESSITÀ – È stata espressa dai consiglieri comunali

Per i consiglieri comunali il terminal offshore al largo di Malamocco non è un progetto da prendere a scatola chiusa e per questo chiedono chiarimenti su un’opera già ribattezzata “mini-Mose” per costi, tempi di realizzazione e importanza. E che, se da un lato comporterà l’estromissione delle petroliere dalla laguna, dall’altro aumenterà del 277% il numero di container da trasportare su mega-chiatte dal mare aperto all’area Montefibre/Syndial di Porto Marghera.
Ieri, in commissione consiliare, la presentazione dello studio d’impatto ambientale. Assente per indisposizione l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin, a sostenere la raffica di domande (per rispondere alle quali sarà necessaria un’altra riunione) è stata una nutrita pattuglia di tecnici. Tra cui Giovanni Assalone del Magistrato alle acque, responsabile tecnico del progetto, Antonio Revedin dell’Autorità portuale, Fabio Pinton del gruppo di progettazione e Martina Bocci di Thetis.
Dopo l’illustrazione dell’opera, il più incalzante tra i consiglieri è stato Alessandro Scarpa (Impegno per Venezia, Mestre, Isole). Preoccupato per la prima delle 6 isole temporanee e funzionali alla posa delle tubature (l’unica prevista in Adriatico sorgerà a 400 metri da Malamocco), per le conseguenze sulla pesca durante la fase di cantierizzazione (finora non prese in esame dai tecnici) e sull’effettivo utilizzo di lavoratori locali per la realizzazione e gestione del terminal.
Pur manifestando apprezzamento per l’opera, Pierantonio Belcaro (Pd) ha sottolineato che difficilmente potrà essere portata a compimento nei tempi ipotizzati. In quest’ottica, ha sollecitato un’analisi non a medio ma a lungo termine sul suo impiego, «quando le risorse petrolifere si assottiglieranno e questa tipologia di navi si ridurrà in modo significativo».
Più che alla struttura a mare, Valerio Lastrucci (gruppo Misto) ha rivolto la sua attenzione su Porto Marghera, da dove i container ripartiranno per il 68% su gomma e per il 32% su rotaia: «Ancora poco – ha detto – Dalla Montefibre/Syndial, la ferrovia andrebbe utilizzata molto di più». Mentre Giovanni Giusto (Lega) ha chiesto «più sicurezza per la circolazione delle barche in laguna in prossimità delle aree lavori». E Renzo Scarpa (gruppo Misto) ha precisato che «così si elimina il rischio delle petroliere, ma si aumenta quello da porta-container. Con un 13% di traffico in più sul canale dei Petroli, e il peggioramento delle emissioni in atmosfera». Chiedendo anche «come si colloca il progetto in rapporto all’ipotesi del sindaco di spostare parte del traffico crocieristico a Marghera, utilizzando proprio il canale dei Petroli».
Tra i pochi a ottenere subito una risposta, Giacomo Guzzo (Idv) e Giuseppe Toso (Pd). Il primo sui costi: 2,5 miliardi di euro. E il secondo, sull’effettiva estromissione di tutto il traffico petrolifero dalla laguna. Con la spiegazione dei tecnici che «il terminal allontanerà l’87% dei prodotti e il 94% delle navi».

 

LA SCHEDA

Una diga di 4 chilometri che puo’ ospitare tre grandi navi

(vmc) Una diga foranea trilatera (in parole povere, a U) di circa 4 chilometri, comprensiva di terminal petrolifero, terminal container dotato di gru al centro (lungo 1 chilometro e largo 200 metri) e piattaforma servizi. Distante 17 chilometri dalla bocca di Malamocco, su un fondale di 20 metri e capace di ospitare 2 navi da 350 metri e una da 250.
A fare impressione, non solo solo le caratteristiche del “Terminal plurimodale offshore al largo delle coste di Venezia”, ma i tempi minimi di realizzazione, stimati in 6 anni. Secondo i tecnici e nella più ottimistica delle previsioni, la struttura a mare aumenterà i container di 800mila unità all’anno (cui andrebbero aggiunti i 300mila attuali), comportando uno sviluppo del 277% e un aumento del traffico sul canale dei Petroli del 13%. Ed estrometterà le petroliere dalla laguna, tramite la posa di gasdotti dal mare aperto all’isola dei Serbatoi a Porto Marghera. Che richiederà la costruzione temporanea di 6 isole lunghe 100 metri e larghe 200 su palancole (una in Adriatico e 5 in laguna), funzionali alla posa delle tubature per 26,9 km, di cui 15,7 in mare (e con passaggio anche sotto Malamocco). I container saranno trasportati su mega-chiatte, semi-affondabili e di ultima generazione, fino all’area Montefibre/Syndial (90 ettari) a Porto Marghera. Da dove ripartiranno utilizzando per il 68% il trasporto su gomma (per il 54% nel Veneto), e per il 32% quello su rotaia.

 

I COSTI

Due miliardi e mezzo con il project financing

“Mini-Mose” non solo per l’importanza e l’imponenza di un’opera definita dai tecnici «essenziale per tutti i porti dell’Alto Adriatico, e a questi funzionale», quantità di navi e materiali trattati in mare aperto e in terraferma e tempi di costruzione (sei anni, se tutto va bene), ma anche per i costi. Perché per il terminal offshore per petroliere e navi-container che sorgerà a 17 chilometri dalla bocca di Malamocco, Magistrato alle acque e Autorità portuale hanno previsto una spesa di 2,5 miliardi di euro. Ottenuti con l’interessamento dei privati tramite project financing, per il quale si sta già pensando a una gara internazionale. Mentre circa 700 milioni saranno coperti direttamente dal Magistrato alle acque, con fondi pubblici. (vmc)

 

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