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La presentazione del progetto in Commissione a Ca’ Farsetti, allarme per l’impatto ambientale

Un’opera da 2,5 miliardi di euro: una diga a 15 chilometri dalla costa davanti a Malamocco, composta da 24,7 milioni di tonnellate di pietre, lunga 4 chilometri, con una profondità di pescaggio a 20 metri e la possibilità di ospitare tre petroliere da 350 metri e, in una banchina accanto, due navi da carico oceaniche capaci di trasportare container per 18 mila teu, contro la capienza da 4500 di quelle che entrano oggi al porto di Venezia. Da qui partono 27 chilometri di tubi che – passando sotto il Lido all’altezza del depuratore – porteranno dal porto offshore a Marghera il petrolio. Per realizzare il tunnel della pipeline con trivellazioni orizzontali saranno create 6 isole provvisorie (cinque in mare e 1 in laguna). A terra: due nuovi terminal per i container in area ex Syndial Montefibre e isola Petroli. Durata dei lavori, 6 anni, 1200 occupati: finanziamenti per metà pubblici e per metà in project financing. Sono questi i numeri del progetto di “terminal plurimodale offshore” presentati ieri ai consiglieri comunali dall’Autorità portuale, con Antonio Revedin (responsabile settore Pianificazione e sviluppo) e progettisti. Ed è stata discussione molto accesa: il progetto è al vaglio della commissione Via del ministero dell’Ambiente e i termini per la presentazione delle osservazioni scadranno il 27 novembre. Se arriverà la Via, il progetto approverà al Cipe per i fondi: finiti i lavori del Mose (2015) dovrebbero iniziare quelli del porto offshore.

«Se realizzano un’opera di un tale impatto promettendo di allontanare il traffico petrolifero in laguna», commenta Renzo Scarpa, «dovrebbero contemporaneamente colmare il Canale dei Petroli, inizio di tutta la iattura dei mali della laguna. Invece niente: l’uno e l’altro, con aumento dei transiti delle navi per il trasbordo container». «L’impatto ambientale sarà enorme sull’ambiente, la pesca e le vongole», incalza Alessandro Scarpa, «sarà la fine per i nostri pescatori. Venezia avrà tutti i danni e nessun vantaggio, visto che l’opera è funzionale solo alla terraferma e a chi la realizzerà». Una delle domande chiave l’ha posta il consigliere Piero Toso, in vista del ridimensionamento dello scalo petroli: «In raffinera lavoriamo 4,5 milioni di tonnellate di greggio, ma solo fino all’anno prossimo poi passiamo all’olio di palma per il biodiesel. Si mette un’altra pipeline? E l’Oleificio medio piave e Mossi e Ghisolfi che vogliono produrre qui biodiesel?». Risposta: «I costi di virgin nafta e biodisel non sono sostenibili».

(r.d.r.)

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