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Gazzettino – “Basta trivelle in Adriatico”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

10

nov

2012

CONTRARIE – Le cinque Regioni adriatiche, Veneto, Friuli, Puglia, Abruzzo e Marche contrarie a nuove trivellazioni. Nelle foto, piattaforme in alto mare

«Un referendum per abrogare l’articolo 35 del Decreto sviluppo»

Le 9 piattaforme attuali presto potrebbero diventare 70

Da Venezia il no di cinque Regioni. Pressing sul governo, “alleanze” con i Paesi balcanici

Il no delle Regioni che si affacciano sul mare Adriatico arriva da Venezia ed è secco: basta estrazioni di petrolio e metano dai fondali marini e dalle aree costiere che pongono in serio rischio di subsidenza il territorio e in pericolo la salute del mare. A salvaguardia dell’Adriatico e delle sue coste si è costituito ieri nella sede del consiglio regionale Veneto, a Palazzo Ferro Fini a Venezia – nel corso della Conferenza internazionale delle Regioni adriatiche e ioniche – un tavolo permanente di confronto tra Regioni e Paesi delle due sponde. Si definiranno principi e regole comuni per uno sviluppo sostenibile. Ne sono promotori i consigli regionali di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Puglia e Marche che hanno coinvolto anche i governi della sponda balcanica per porre la basi per un tavolo permanente di confronto e una regia unica e condivisa sull’autorizzazione di estrazioni di idrocarburi in mare e sulle attività connesse di sviluppo economico, energetico e ambientale. Al tavolo internazionale hanno già assicurato l’adesione i governi del Montenegro e della Slovenia.
Ma è sul Governo e sul Parlamento italiano che le Regioni adriatiche concentrano la propria azione di pressione e di intervento legislativo. Dopo aver approvato all’unanimità proposte di legge da inviare al Parlamento e aver condiviso un documento comune sottoscritto da tutti i Consigli regionali d’Italia,

i rappresentanti delle Regioni adriatiche sono tornati alla carica nei confronti delle Camere e del Governo nazionale approvando, ancora una volta all’unanimità, un documento che impegna tutte le assemblee legislative regionali d’Italia a chiedere, mediante referendum popolare, l’abrogazione dell’art. 35 del “decreto Sviluppo” del governo Monti, che ha ridato via libera alle richieste autorizzative per attività di prospezione, ricerca ed estrazione idrocarburi presentate prima del 2010.

Alle 9 piattaforme oggi attive in Adriatico e nel Canale di Sicilia (che riguardano 1.786 kmq di mare) se ne potrebbero aggiungere infatti almeno altre 70: 10.266 kmq di mare sono oggetto di 19 permessi di ricerca petrolifera già rilasciati; 17.644 kmq di mare sono oggetto di 41 richieste di ricerca petrolifera non ancora rilasciate ma in attesa di valutazione e autorizzazione da parte del ministero dello Sviluppo economico. Sui nostri mari gravano anche 7 richieste di estrazione di petrolio e 3 istanze di prospezione. «Tra aree trivellate – ha spiegato il vicepresidente di Legambiente, Stefano Diafani – e quelle che a breve rischiano di fare la stessa fine, si tratta di circa 29.700 kmq di mare: una superficie più grande di quella della Sardegna».
È nata dunque una “Lega Adriatica”, come l’ha definita il presidente della commissione ambiente della Camera Angelo Alessandri, per impedire l’ulteriore estrazione di quello che viene definito il “petrolio amaro”, cioè idrocarburo di pessima qualità e che servirebbe a ben poco: i 10,3 milioni di tonnellate di petrolio presenti nei nostri fondali marini coprirebbero infatti il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. «Servono regole comuni – ha concluso il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Clodovaldo Ruffato – per stabilire cosa si può fare e cosa non si può fare nello specchio adriatico, consapevoli che un’attività di prospezione e di estrazione di idrocarburi non ha potenziali effetti negativi esclusivamente nell’area dove si concentrano le ricerche, ma dispiega i propri effetti all’intero Adriatico e pone a rischio gli importanti settori del turismo e della pesca».

Daniela Ghio

 

IL MINISTERO DELL’AMBIENTE

“Finiti i fondi per la lotta all’inquinamento del mare”

VENEZIA – Sono sempre alti i rischi di inquinamento dell’Adriatico. Ieri a Venezia il direttore generale del ministero dell’Ambiente, Renato Grimaldi – auspicando a breve la nascita di una subregione adriatica in grado di chiedere al Governo e a Bruxelles la ratifica del protocollo per le piattaforme offshore della convenzione di Barcellona – ha paventato un grave pericolo ambientale: «Senza più fondi – ha detto – non avremo più la flotta antinquinamento e quindi non potremo più intervenire in caso di incidenti».

 

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