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Questa è la storia di un bacino di laminazione, una grande vasca da scavare nella campagna a nord di Caldogno, indispensabile per contenere le piene del Bacchiglione ed impedire che due città come Vicenza e Padova vadano sott’acqua ad ogni invernale brentana. La stiamo aspettando dai tempi della Commissione De Marchi del 1966. Se tutto va bene, andrà realizzata per il 2015: questo l’esito del vertice convocato a Caldogno, con fuori del municipio centinaia di alluvionati vicentini.

Lo scontro sui prezzi di indennizzo sarà infine risolto dalla commissione provinciale espropri. Ma questa è anche la storia del nostro egoismo e della nostra ignoranza, della generale ignavia davanti alle regole di Madre Natura. Per decenni non abbiamo esitato a vendere i campi dei nonni per farne fabbriche e capannoni, case, villette e condomini. Tutti a vantarci, al bar del paese, di aver venduto la “roba” a dieci volte il suo valore. Fare soldi per fare soldi. E adesso, che i danari son finiti e il lavoro scarseggia, non ci basta ancora. E dove le responsabilità dei pubblici amministratori, incapaci di imporre uno stop alla cementificazione quando serviva e inerti di fronte all’irrigidimento di chi pensa solo al proprio tornaconto personale perché la roba è mia, non sanno che pesci pigliare.

Ora la realizzazione di questa grande “vasca” anti-piena _ cento ettari di estensione, un invaso da 3,8 milioni di metri cubi d’acqua capace di trattenere l’onda lunga del Bacchiglione almeno per 12/18 ore dando quindi il tempo all’acqua di defluire lentamente_ è bloccata per uno scontro tra la Regione e cento agricoltori di Caldogno. L’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte contro il presidente della potente Coldiretti vicentina, Diego Meggiolaro. Non dunque per un mero cavillo burocratico, come molti hanno lasciato intendere in questi giorni, ma per una misera questione di “schei”. In mezzo, il sindaco di Caldogno Marcello Vezzaro cerca una difficile mediazione. Ma gli errori si contano da una parte e dall’altra. I politici perché fino a pochi mesi fa hanno promesso, per iscrivere la servitù di allagamento, tre volte il Valore agricolo medio (Vam): in alcuni casi anche 24 euro al metro quadrato. Peccato che adesso non si possa più: una sentenza della Corte costituzionale e un monito della Corte dei conti, nel giugno 2011, hanno detto che fa testo il valore di mercato senza moltiplicatori: che vuol dire al massimo otto euro al metro quadrato.

Gli agricoltori si impuntano: e perché i terreni della Superstrada Pedemontana Veneta, sono stati pagati anche tre volte tanto? «Ma allora perché la Regione, fino a pochi mesi fa, ha sottoscritto con noi degli impegni formali?» si infervora il combattivo presidente degli agricoltori Diego Meggiolaro. Non gli concede spazio l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte, che forse guardando gli espropri della Pedemontana, ha inconsapevolmente alimentato qualche aspettativa di troppo. L’accelerazione imposta dal sindaco di Vicenza, Achille Variati, esasperato dall’ennesima alluvione che ha colpito la sua città, ha complicato le cose. Ma nel vertice di ieri sera, qualche passo in avanti c’è stato: il commissario per l’emergenza alluvione, Perla Stancari, ha sbloccato 19 milioni di euro per arrivare al costo complessivo previsto per questo bacino di laminazione (46 milioni di euro, una enormità). Tredici milioni di euro sono destinati ad espropri ed asservimenti: e dovranno bastare. «Il progetto è pronto ad andare in gara entro dicembre», spiega l’assessore all’ambiente Maurizio Conte. «I lavori, una volta aggiudicati, dureranno due anni». Entro il 2015, dunque, Vicenza e Padova non andranno più sott’acqua: ma il prezzo che alla fine avremo pagato sarà tutt’altro che giusto.

Daniele Ferrazza

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