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Gazzettino – Venezia-Genova, la guerra dei porti

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

17

nov

2012

INFRASTRUTTURE E POLEMICHE

IL CASO – Dopo lo scontro con Napoli si apre un altro fronte. Indagine della Procura sui fumi delle grandi navi

La rabbia del capoluogo ligure per i 100 milioni al terminal off shore. Orsoni duro: «Basta attacchi»

LA GUERRA DEI PORTI – L’emendamento votato dalla Camera che assegna in laguna 100 milioni per il terminal in mare fa infuriare Genova

IL MINISTRO CLINI   «Non c’è motivo di contrasto tra i due capoluoghi»

I DUE PRESIDENTI – Merlo minaccia dimissioni, poi tende la mano. Costa: «Ha parlato ignorando la questione»

Una battaglia a colpi di comunicati e lettere

Il ministero precisa: «Noi, non informati»

(p.n.d.) La battaglia “portuale” prende il via dopo l’approvazione dell’emendamento in commissione Bilancio alla Camera. In quella sede, solo pochi giorni, grazie al lavoro dell’ex ministro Renato Brunetta e dal parlamentare Pd, Pierpaolo Baretta insieme ai colleghi Andrea Martella (Pd) e Antonio De Poli (Udc) si sintetizzava un momento “storico” stabilendo, dopo anni di battaglie, finanziamenti certi per la continuazione del Mose; nuovi fondi in base alla Legge speciale con il recupero del “pregresso” (i famosi 50 milioni mai giunti da Roma ndr). Tra il resto anche un comma con un finanziamento di 100 milioni di euro per il porto d’altura. Ed è stato su questo che si è scatenata la “bagarre”. E a scendere in campo è stata Genova che si è ritenuta ferita per la concessione dei fondi a Venezia. «con «Ma come? – si è chiesto il presidente dell’Autorità portuale, Luigi Merlo, che è anche “numero uno” di Assoporti, l’associazione che riunisce gli scali italiani – Fino a ieri erano disponibili solo 70 milioni per i porti italiani e ora ne saltano fuori 100 solo per Venezia? É un imbroglio. Se non ci sarà una modifica, mi dimetto». Poi in serata con una nota Merlo ha rettificato sottolineando di non aver voluto “parlare di rivalità ma di chiedere trasparenza”.
immediata è stata la replica di Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale. «Sono esterrefatto delle tue dichiarazioni – scrive in una lettera a Merlo – che scontano una totale ignoranza dei fatti. I 100 milioni della mitigazione Mose per il porto d’altura non c’entrano nulla con i fondi per gli scali marittimi. Se nel 2016, quando il Mose sarà a regime e non sarà operativa la prevista “struttura permanente d’accesso”, Venezia dovrà chiudere. Avremmo potuto adeguare la conca di Malamocco, ma oramai la dimensione delle navi container non ci permette di portare ad ulteriori scavi in laguna. Il porto offshore è l’alternativa meno costosa». Di mezzo, in modo salomonico, il viceministro Mario Ciaccia che in una nota sottolinea: «L’assegnazione di risorse al porto offshore di Venezia – dice – non è stata sollecitata nè concordata con il ministero». Insomma, Palazzo Chigi, questa volta non vuole entrare nella polemica.

 

L’ENNESIMO ATTACCO

Dopo Roma e Napoli si apre un altro fronte che vede la Serenissima nel mirino a livello nazionale. E il sindaco non ci sta.

Orsoni: “Basta colpire Venezia”

Dure reazioni alle bordate del capoluogo ligure sui finanziamenti per il terminal off shore

ZACCARIOTTO  «Progetto indispensabile per garantire l’occupazione»

La “zampata” è di sostanza. E il sindaco Giorgio Orsoni la presenta con diplomazia. Del resto, dietro le quinte della Fenice, per la prima di Otello, per salutare i professori d’orchestra, Genova agli occhi del primo cittadino ha quasi preso le fattezze di Desdemona… Ma tant’è. «Venezia è un simbolo importante, ma purtroppo – avverte il sindaco – questo non viene percepito a livello nazionale quando invece lo siamo a livello internazionale. E quindi non mi meraviglio di queste “polemiche di paese”. E per di più tutto ciò non fa che danneggiare l’immagine dell’Italia a livello internazionale. Una nazione che non riconosce Venezia come proprio “interesse collettivo” non fa del bene a se stesso». E di “scontri” non ce ne sono pochi: da quelli memorabili con Roma per la sfida della candidatura olimpica per il 2020 al contenzioso recente sull’America’s Cup passando per la singolar tenzone della Capitale della Cultura 2019. «La polemica innescata dal presidente dell’Autorità portuale di Genova – attacca ancora – risulta sterile e faziosa ispirata da motivi di campanile, tanto più se riveste la carica di presidente di Assoporti. Se così è dovrebbe ragionare in termini più generali. Sono certo che il Parlamento saprà valutare quanto è stato fatto lasciando perdere le polemiche di parte che non giovano a nessuno tantomeno all’economia nazionale». Liquida la questione con una battuta il ministro per l’Ambiente, Corrado Clini: «È un modo per stressare i problemi – ha detto Clini, a margine della serata inaugurale della stagione lirica della Fenice – Non c’è alcun motivo di contrasto».
Sulla stessa linea anche la presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto: «Condivido la posizione dell’Autorità portuale – dice – e sono d’accordo con il governatore Zaia, quando dicono che il finanziamento al porto offshore non deve essere di nessun sconcerto. Lo scalo veneziano rappresenta una grande risorsa per la provincia colpita in altri settori da una crisi occupazionale gravissima». E proprio contro le politiche di “campanile” si schiera anche la Cgil con la Camera del lavoro. «Riteniamo sbagliato l’atteggiamento dell’Autorità portuale di Genova – dice il segretario confederale Umberto Tronchin – Pensiamo che questa posizione sia strumentale e superficiale. Siamo convinti che il Porto Offshore possa diventare fondamentale per il sistema logistico dell’area veneziana e del Nordest. Il futuro di migliaia di lavoratori passa attraverso investimenti infrastrutturali importanti già previsti e in corso di realizzazione». E anche la Uil con il segretario Gerardo Colamarco interviene sulla vicenda. «I cento milioni per il porto d’altura – dice – non possono essere messi in discussione. Il progetto insieme al Mose e all’allontanamento delle navi dalla laguna rientra nella più ampia prospettiva della salvaguardia di Venezia». Infine l’Ugl Trasporti del Veneto con il segretario Sebastiano Costalonga. «Che il Parlamento non si faccia condizionare – chiarisce – dalle dichiarazioni del presidente di Assoporti, il progetto del Porto offshore porterà benefici a Venezia, ma anche a tutt’Italia».

 

Porto, Genova contro Venezia

Per l’off shore 100 milioni a Mose finito. Ma i liguri insorgono: è un imbroglio

Lo scontro è ad alzo zero. Da una parte Venezia, dall’altra Genova: la Serenissima e la Superba. E sempre per il proprio porto e il “dominio” del mare. E che la “capitale” del Veneto sia sulle barricate, ormai ci sono tanti esempi: prima la sfida con Roma per le Olimpiadi 2020; poi il recente battibecco con Napoli per la Coppa America o la sfida per la “nomination” a capitale della Cultura per il 2019. Adesso una nuova “singolar tenzone”. Tutto ha un’origine: il recente emendamento sulla salvaguardia di Venezia nell’ambito della Legge di Stabilità, approvato in commissione Bilancio alla Camera, e che ha avuto come relatori l’ex ministro Renato Brunetta e il parlamentare Pd, Pierpaolo Baretta, con il sostegno di parlamentari veneti (Andrea Martella e Antonio De Poli). Nel documento, oltre a garantire fondi per la Salvaguardia (Mose, Legge speciale) un comma è stato riservato al finanziamento di 100 milioni per il porto offshore mettendo così le mani avanti, una volta finito il Mose che limiterà l’accesso delle grandi navi container in laguna.
Ma apriti cielo! I primi a non digerire il “boccone” sono stati i genovesi che hanno fatto fuoco e fiamme con il presidente dell’Autorità portuale, Luigi Merlo, che è anche “numero uno” di Assoporti, l’associazione che riunisce gli scali italiani. «Ma come? Fino a ieri erano disponibili solo 70 milioni per i porti italiani e ora ne saltano fuori 100 solo per Venezia? É un imbroglio. Se non ci sarà una modifica, mi dimetto». (In serata Merlo rettificherà un poco il tiro: nessuna guerra Genova-Venezia, spiega ma non c’è stata trasparenza nelle scelte fatte in Commissione parlamentare).
Punto e a capo. Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale di Venezia, gli aveva reso pan per focaccia. «Sono esterrefatto delle tue dichiarazioni – scrive a Merlo – che scontano una totale ignoranza dei fatti. I 100 milioni della mitigazione Mose per il porto d’altura non c’entrano nulla con i fondi per gli scali marittimi. Se nel 2016, quando il Mose sarà a regime e non sarà operativa la prevista “struttura permanente d’accesso”, Venezia dovrà chiudere. Avremmo potuto adeguare la conca di Malamocco, ma oramai la dimensione delle navi container non ci permette di portare ad ulteriori scavi in laguna. Il porto offshore è l’alternativa meno costosa». E tra i due “litiganti” ci si mette il viceministro alle Infrastrutture, Mario Ciaccia con una dichiarazione “salomonica”: «L’assegnazione di risorse al Porto offshore di Venezia – dice – non è stata sollecitata nè concordata con il ministero. L’unica priorità per noi è il Mose». E il ministro Clini: «Non c’è alcun motivo di contrasto; è un modo per stressare i problemi»
Intanto anche il mondo politico veneto prende posizione. Andrea Martella e Pierpaolo Baretta (Pd) si affidano ad un unico commento: «I soldi al porto off shore non c’entrano nulla con quelli per gli scali marittimi. Sosterremo fino in fondo la richiesta di queste risorse». E anche il governatore Luca Zaia è sceso in campo: «Registro polemiche inutili e dannose – ha detto – a proposito di inevitabili decisioni che devono essere assunte dal Senato. Quanto deve arrivare per il porto off shore non deve essere motivo di sconcerto. Diciamo a Genova, e ad altre eventuali truppe cammellate, che questa è una battaglia che il capoluogo ligure non deve nemmeno immaginare di fare». E anche l’assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso è intervenuto: «Merlo vuole dimettersi, prego si accomodi, ma non faccia confusione di ruoli». Lapidario il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni: «Sono meravigliato di questa polemica di basso profilo. Tutto ciò rientra nel dettato della Legge speciale che stabiliva una volta fatto il Mose, l’estromissione delle petroliere dalla Laguna». E sulla vicenda anche il presidente di Confidustria Veneto, Andrea Tomat: «Venezia e il Veneto hanno bisogno del porto d’altura, il Senato deve confermare i fondi per la salvaguardia di Venezia e lo sviluppo dell’economia». In prima linea anche il mondo del lavoro: Franca Porto (Cisl). «Il porto d’altura serve. Sarà polo di sviluppo per Venezia, il Veneto e tutto l’Adriatico». Sulla stessa linea Gerardo Colamarco (Uil): «Portualità e salvezza: sì al porto offshore».

Paolo Navarro Dina

 

GIORGETTI (PDL)

«Battaglia vinta dai relatori Baretta e Brunetta»

«Una vera battaglia». Notturna. Alberto Giorgetti, coordinatore del Pdl del Veneto, già sottosegretario all’Economia, è soddisfatto per l’emendamento che porta soldi al Mose e alla portualità di Venezia dando respiro all’economia dell’interno Veneto. E si sente di ringraziare i due relatori della legge di stabilità, i due veneti Baretta (Pd) e Brunetta (Pdl). Proprio loro due, con il supporto della “strana” maggioranza, ricorda Giorgetti «si è potuto registrare meglio la legge uscita da Palazzo Chigi, riequilibrando tutto». Dunque, bel lavoro ragazzi.

 

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