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Naccarato (Pd) solleva il caso con un’interrogazione al Governo: «I progetti sono finanziati, le procedure snellite, perché non si è attuato il programma?»

PADOVA. Incubo alluvione: a fine novembre scade la gestione commissariale dell’emergenza 2010 ma non sono ancora state realizzate le «grandi opere» per salvare il Veneto. Eppure i soldi ci sono. Trecento milioni da dividere tra rimborsi a cittadini e imprese e fondi destinati ai bacini di laminazione che dovrebbero salvare Padova e Vicenza da nuove alluvioni.

A chiedere il conto è il deputato Pd Alessandro Naccarato che ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio dei ministri e al ministero delle Infrastrutture e trasporti. Tra gli atti allegati anche la discussa pubblicazione «Veneto. La grande alluvione» che il commissario straordinario ha realizzato per spiegare ai cittadini ciò che ha fatto per prevenire i disastri.

«A pagina 100 si presentano le prime grandi opere avviate» spiega Naccarato, «dove sono indicati i bacini di laminazione finanziati». Si tratta, nello specifico, di quello di Caldogno (Vicenza) che prevede un invaso del Timonchio al costo di 41 milioni di euro che insisterebbe sull’area percorsa dal Bacchiglione. Ed ancora l’invaso del fiume Agno-Guà nei comuni di Trissino e Arzignano, 44 milioni e 650mila euro per salvare la Bassa padovana. E infine il torrente Lastego-Muson da contenere nei suoi argini al costo di 13 milioni 800 mila euro. Caldogno e Trissino figurano come progetti approvati (il primo nella sua versione preliminare generale, il secondo definitivo) mentre il bacino sul Muson figura in gestazione ma per tutti e tre il costo è «stimato e finanziato» come si legge nella pubblicazione. «Ma», fa notare Naccarato, «le opere sono state finanziate solo il 7 novembre scorso dal commissario straordinario Perla Stancari, subentrata a Luca Zaia il 17 agosto 2011. Eppure grazie al commissariamento c’era proprio la possibilità di snellire le procedure». Le opere finanziate dal prefetto di Verona sono i bacini di laminazione di Trissino e Caldogno. Nel primo caso si tratta di una spesa di 26 milioni, dei quali 10 provengono da risorse commissariali, mentre nel secondo caso si tratta di 46 milioni di euro finanziati dal commissario per circa 20 milioni. Inoltre, si legge nella nota diffusa dall’agenzia informativa della Regione Veneto, «tutte le risorse commissariali impegnate per la realizzazione di opere pubbliche, pari a 185 milioni di euro, sono state destinate in una prima fase per l’immediato ripristino delle condizioni minime di vivibilità nei Comuni e nelle province». «Perché alcuni fondi non sono ancora spesi?» si chiede il consigliere regionale del Pd Piero Ruzzante, che ha in programma un’interrogazione su questo tema. «Metà dei 300 milioni stanziati per l’alluvione doveva rimborsare i danni a cittadini e imprese, l’altra metà finanziare opere. Sappiamo che sono stati risparmiati 40 milioni nel conto danni, mentre solo 60 milioni sono stati spesi per le prime opere subito dopo l’alluvione. Guai se i soldi rimanenti venissero restituiti a Roma. Qui ci servono».

Valentina Voi

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