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CONFESERCENTI –  Firme ai banchi allestiti in provincia sui sagrati delle chiese

Un “no” alle aperture domenicali

Maurizio Franceschi: «Presenteremo una proposta di legge popolare»

APERTO – Cei e Condfesercenti condividono la “battaglia” per cambiare la legge sulle liberalizzazioni nel campo del commercio

ALLEANZA – Chiesa e sindacato assieme

Messi a disposizione dai parroci gli spazi davanti alle chiese per la raccolta delle firme. Don Gianni Fazzini: «Non di solo Pil vive l’uomo».

La «battaglia» contro le aperture domenicali dei negozi parte dai sagrati delle chiese. Al via da ieri «Liberaladomenica», una raccolta firme promossa dalla Confesercenti per chiedere che la competenza nel legiferare sugli orari di apertura e chiusura dei negozi torni alle Regioni, abolendo quindi le liberalizzazioni inserite dal governo di Mario Monti nel cosiddetto decreto Salva Italia. A Mestre, di fronte al Duomo di San Lorenzo, ieri pomeriggio avevano già firmato in 380. A San Donà di Piave in 400. Nelle altre piazze del Veneziano (Noale e Chioggia) c’è stato un flusso continuo di persone che hanno preso la penna per firmare l’appello della Confesercenti.
«Raggiungeremo le 50 mila firme necessarie per presentare una proposta di legge popolare – commenta Maurizio Franceschi, direttore di Confesercenti di Venezia – stiamo organizzandoci anche con i sindacati dei lavoratori». Chi ha da subito messo a disposizione i sagrati delle chiese è stata la Cei: «Abbiamo bisogno della domenica, un giorno da dedicare alle relazioni – commenta don Gianni Fazzini, incaricato per la pastorale degli stili di vita dalla Diocesi di Venezia – non possiamo misurare la nostra qualità della vita solo con il Prodotto interno lordo». Gli fa eco il vicesindaco di Venezia, Sandro Simionato, anche lui accorso per firmare al banchetto: «Nei centri commerciali ci si sfiora, ma non c’è alcuna relazione interpersonale – spiega – Le piazze delle città sono un centro di aggregazione importante, ma ora si stanno spopolando. Eppure rappresentano la vitalità di una comunità. Siamo proprio sicuri invece che le aperture dei centri commerciali nei giorni festivi servizi più numerosi migliorino la vita?». A corredo di queste parole il presidente di Confesercenti, Maurizio Franceschi ha snocciolato i risultati di un’indagine condotta da Unioncamere Veneto:

«Solo il 3 per cento dei consumatori ha cambiato il proprio giorno di spesa – spiega Franceschi – La maggioranza delle persone dichiara di affollare i parchi commerciali, la domenica, solo per passare il tempo e non perché ha la necessità di fare acquisti dal momento che non riesce a farli in altre occasioni. E allora vuol dire vuol dire che ci stiamo impoverendo dentro e che è giusto fare la battaglia per non tenere aperti gli iper la domenica: non ce n’è bisogno.»

Gabriele Vattolo

 

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