Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Gazzettino – Il giorno che cambio’ Marghera

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

27

nov

2012

Domani sera nella sede della Municipalità si ricordano i dieci anni dall’incidente al Petrolchimico

Il 28 novembre del 2002 due incendi all’impianto Tdi misero a rischio la vita di migliaia di persone

L’intervento immediato impedì alle fiamme di raggiungere l’impianto del letale fosgene

“Il giorno che cambiò Marghera”: appuntamento per domani sera alle 20.30 nella sala consiliare del Municipio di Marghera, dedicata all’operaio Gabriele Bortolozzo che denunciò l’inquinamento del petrolchimico. Titolo azzeccato per la celebrazione del decennale di quello che avrebbe potuto essere il più grave e tragico incidente della storia del petrolchimico e uno dei peggiori dell’industria italiana e che, invece, grazie all’abnegazione di poche persone e alla fortuna, si risolse con uno choc collettivo. Tanta paura che, come accade di solito, rese alcuni incapaci di reagire mentre diede a molti altri la forza di iniziare una battaglia che dura ancora oggi per reclamare il diritto alla salute, alla difesa dell’ambiente e dell’occupazione.
Quella sera del 28 novembre 2002 l’incendio, con due esplosioni, dell’impianto Tdi dell’americana Dow Chemical durò 43 minuti, l’allarme alla popolazione un’ora e 48 minuti. Ci furono fortunatamente solo quattro feriti, non gravi, tra i dipendenti dell’Azienda, e venne rilevato un inquinamento paragonabile a quello prodotto in un’ora di punta dal traffico automobilistico. Da due giorni, però, ora dopo ora si erano andate creando le condizioni per un effetto domino che avrebbe potuto provocare migliaia di morti. L’incendio e le due esplosioni avvennero a poche decine di metri dai serbatoi del fosgene, il gas che venne utilizzato durante la Prima Guerra Mondiale e pure in Vietnam per uccidere migliaia di soldati nelle trincee e di civili; e per 43 minuti bruciarono peci clorurate che, in alcune circostanze ambientali, sono ancora peggiori del fosgene; ancora, l’impianto Tdi (che utilizzava il fosgene) produceva toluendiisocianato ammesso solo a concentrazioni infinitesime nei posti di lavoro a causa della sua elevata tossicità.
Nel 2002 esisteva già un piano d’emergenza anche per la popolazione civile (era stato deciso dopo la nube tossica che si sprigionò nel marzo del 1997 alla Montefibre) ma per buona parte non funzionava, così quella sera del 28 novembre ancora non esisteva un completo coordinamento tra soccorritori, operatori aziendali, istituzioni.
Tutto, per fortuna, andò bene ma ci fu chi disse basta. Proprio per il giorno dopo i sindacati avevano proclamato uno sciopero contro Dow Chemical sulla carenza di organici e delle manutenzioni degli impianti; dopo il primo scoppio e l’innesco dell’incendio alle 19.42, i pompieri intervenuti stavano smontando dal turno; dopo tre giorni si costituì a Marghera l’Assemblea Permanente contro il Rischio Chimico.
Dow Chemical, come Montefibre e molte altre fabbriche di Marghera non esistono più, hanno lasciato dietro di sè inquinamento e disoccupazione. I pompieri, intervenuti quella sera a fianco dei vigili del fuoco aziendali e degli operatori di reparto, vennero insigniti della medaglia d’argento al merito civile con decreto del Presidente della Repubblica. Gli attivisti dell’Assemblea, sempre pochi ma instancabili, sono tra gli organizzatori della celebrazione di domani sera (assieme a Medicina Democratica, Associazione Bortolozzo… ) che vedrà intervenire il presidente della Municipalità, Flavio Dal Corso, il presidente dell’Assemblea, Roberto Trevisan e Anthony Candiello, altro storico rappresentante dell’associazione, e l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, che quel 28 novembre era al petrolchimico, come altri delle istituzioni in attesa di capire, ingenuamente proteggendosi con un fazzoletto davanti alla bocca.

 

Marghera, l’incidente della paura (di Elisio Trevisan)

I vigili del fuoco vennero avvertiti da un pendolare che stava viaggiando su un bus Actv lungo il ponte della Libertà: aveva sentito un botto e visto una fiammata altissima. Quel botto. Quanti lo sentirono pensando subito al petrolchimico. Erano le 19.42. Da due giorni l’incidente al Tdi della Dow Chemical si andava preparando, a causa del malfunzionamento dell’agitatore di un serbatoio pieno di una miscela di Tdi (toluoendiisocianato) e peci clorurate. Il Tdi serve per produrre schiume per frigoriferi, divani e poltrone, pericolosissimo in caso di incendio. Idem per le peci.
La gente di Marghera e di Mestre non sapeva di cosa si trattasse ma per la prima volta percepiva chiaro e incombente il pericolo. Non sapeva nemmeno che l’incendio si era sviluppato a poche decine di metri dai serbatoi di fosgene, gas che dà morte istantanea, ma in pochi minuti l’intera area attorno a Porto Marghera si è svuotata. A parte qualche automobile civile, il resto erano mezzi di soccorso che un po’ alla volta hanno cominciato a confluire al petrolchimico. La popolazione si è chiusa in casa, ha sigillato le finestre e le fessure delle porte e si è preparata al peggio, cercando speranza nelle trasmissioni radio o televisive, nelle telefonate ad amici e parenti, ai giornali e, purtroppo, a forze dell’ordine e soccorritori intasando le linee che invece avrebbero dovuto rimanere libere. Facile a dirsi, ma quella non era un’esercitazione.
Il vento, che quella sera si era calmato dopo giorni di forte scirocco, e la seconda esplosione hanno salvato migliaia di vite umane: la brezza non era in grado di propagare inquinanti e l’esplosione ha tolto l’ossigeno spegnendo l’incendio e bloccando l’effetto domino che avrebbe coinvolto gli impianti vicini e i serbatoi del fosgene. I vigili del fuoco del turno C del distaccamento di Marghera (oggi chiuso), i colleghi delle altre sedi e i pompieri aziendali, i tecnici del reparto sapevano benissimo che stavano rischiando la vita ma non ci pensavano, non c’era tempo e poi è previsto dal regolamento. Se fosse accaduto il peggio, comunque, sarebbero stati solo i primi a morire, seguiti da migliaia di altre persone tra le quali le mogli, i figli, gli amici. Quella sera toccò a loro intervenire e fecero quel che andava fatto.
Quella sera e nei dieci anni che sono seguiti, fortunatamente a morire sono state solo la fabbrica “protagonista” e molte altre che non c’entravano, e purtroppo migliaia di posti di lavoro. La paura provata quel 28 novembre, però, ha fatto nascere una sensibilità comune, civica, che prima era solo di pochi e che chiede lavoro pulito in un ambiente non ammalato. (e.t.)

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui