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Nuova Venezia – “Il giorno che cambio’ Marghera”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

27

nov

2012

Domani incontro pubblico per ricordare l’incidente alla Dow Chemical del 28 novembre del 2002

MARGHERA. Sono passati 10 anni dall’incidente alla Dow Chemical che terrorizzò la popolazione veneziana così tanto da convincerla a dar vita all’Assemblea Permanente contro il Rischio Chimico, ancora attiva a Marghera, e che portò alla raccolta di 13.800 firme per un referendum. Una consultazione, trasformato in «sondaggio», contro la permanenza del Tdi con il suo deposito di fosgene e di tutto il ciclo del cloro a Porto Marghera, che ottenne quasi l’80% di consensi. L’anniversario di quell’incidente non poteva quindi passare inosservato a Marghera, malgrado oggi quegli impianti produttivi siano stati chiusi in quanto non più redditizi dalle multinazionali della chimica come Dow e siano stati completamenti smantellati. «Quell’incidente a 20 metri dal serbatoio del fosgene è stato il peggiore nella storia di Marghera e ha risvegliato l’interesse della popolazione su quello che c’era dentro al petrolchimico» ha detto ieri il presidente della municipalità di Marghera, Flavio Dal Corso, affiancato dalla direttrice della Biblioteca civica di Marghera (dove esiste un fornito archivio) e i responsabili dell’Associazione Gabriele Bortolozzo e di Medicina Democratica, Franco Rigosi e Luciano Mazzolin. «Per questo» ha continuato Dal Corso «abbiamo deciso di organizzare un’iniziativa per domani, cioè dieci anni esatti dall’incidente alla Dow. L’incontro pubblico si terrà domani, 28 novembre, alle ore 20.45 – con relazioni dell’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin e di Roberto Trevisan e Antony Candiello dell’Assemblea Permanente – nella sala del consiglio municipale in piazza Mercato e avrà un titolo significativo, ovvero: “28 novembre 2002, il giorno che cambiò Marghera”.

«Quell’incidente assieme al processo per le morti da CVM ha contribuito a sollevare il coperchio su dati e fatti, o meglio misfatti, di cui nessuno parlava. Da quell’incidente è nata l’aggregazione spontanea di cittadini e associazioni che già operavano sul territorio per dar vita all’Assemblea permanente contro il rischio chimico.

In 10 anni di mobilitazioni, controinformazioni, convegni, manifestazioni con riunioni settimanali l’Assemblea ha contribuito alla eliminazione del fosgene e del ciclo del cloro con il primo referendum, o consultazione cittadina indetta dal comune, e poi è riuscita a bloccare la riconversione di Porto Marghera come area per trattamento di rifiuti tossico nocivi del nord Italia con progetti come quello di Alles spa, proponendo invece la bonifica dei terreni e la riconversione eco-compatibile dell’area industriale».

Domani sera verranno proiettate le foto dell’incidente e delle lotte di 10 anni dell’Assemblea Permanente. Al termine dell’incontro è previsto un saluto conviviale offerto dall’associazione intitolata a Gabriele Bortolozzo (l’operaio che con il suo dossier diede il via all’inchiesta e poi al processo per gli operai del Petrolchimico uccisi dal cloruro di vinile monomero). Prima dell’inizio degli interventi sarà effettuata la premiazione del concorso sullo sviluppo sostenibile, assegnato a Moro Lorenzo e Stefania Giorardi, per le loro tesi sull’uso delle alghe per produrre energia e sul contrasto del cuneo salino nel delta del Po.

Gianni Favarato

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Uno scoppio e poi l’incendio Panico in città

MARGHERA. Venti tonnellate di gas di peci clorurate, toluene e toluendisocianato disperse nell’aria, otto lavoratori portati al pronto soccorso, quasi 3 milioni di euro di danni e ore di terrore per la popolazione. Sono questi i numeri dell’incidente (una forte esplosione seguita da un incendio) che mandò in briciole l’impianto Td5 di Dow Chemical alle 19.49 del 28 novembre 2002. Già dal giorno precedente, in realtà, il serbatoio con il miscelatore di peci clorurate del Tdi aveva avuto degli sbalzi di temperatura preoccupati. Ma nessun provvedimento fu preso per non ridurre la produzione e così il giorno dopo, la temperatura nel miscelatore si alzò così tanto da causare due esplosioni. Alle 20.02, tre minuti dopo l’incidente annunciato, il comando dei vigili del fuoco e le squadre di sicurezza interne del Petrolchimico erano già sul posto. Ma il fax che comunicava l’incidente alla Prefettura, al Comune e alla Provincia è partito dallo stabilimento solo 23 minuti dopo l’incidente, mentre il panico si diffondeva tra la popolazione che udì il botto e vide le alte fiamme levarsi dall’impianto di Dow Chemical, senza avere nessuna comunicazione ufficiale su quanto stava accadendo e soprattutto quali pericoli correva. Solo alle 20.30 dopo un rapporto dei pompieri accorsi nel luogo dell’incidente indossando tute e maschere antigas, l’allora sindaco di Venezia, Paolo Costa, diede ordine di suonare le sirene d’allarme e di avvisare con gli altoparlanti montati sulle auto la gente di chiudersi in casa fino a nuovo ordine. Lo stesso Paolo Costa, accorso nei pressi dell’impianto andato a fuoco, indossò la maschera antigas sotto i flash dei fotografi. Dal primo scoppio, a cui seguì l’incendio e un secondo scoppio, erano passati 52 minuti, un’eternità se si pensa che le sostanze tossiche disperse nell’aria sono altamente pericolose per la salute e che, nei pressi del Td5, c’erano due cisterne piene di altre sostanze tossiche, un grosso deposito di cloro e il bunker del fosgene. Il cessato allarme scattò alle 21.32, dopo che l’incendio era stato completamente domato e i gas tossici abbattuti con gli idranti. Solo a quel punto i pompieri – come spiega la loro relazione – dichiararono il passato pericolo ringraziando la «Provvidenza Divina per aver evitato che l’incidente avesse conseguenze più gravi». (g.fav.)

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