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ALTROLIDO

Settanta osservazioni alla piattaforma off shore. Le hanno inviate ieri, ultimo giorno utile previsto dalla procedura, i comitati di AltroLido al ministero per l’Ambiente e per conoscenza alla direzione regionale sulla Via di palazzo Balbi. Un documento fitto di dati e di richieste, che mette in discussione la reale utilità della grande opera prevista al largo dell’Adriatico, il nuovo porto in mare aperto che dovrà ricevere le petroliere e le grandi navi portacontainer. Due miliardi di euro la spesa prevista, di cui una parte dovrà essere coperta dallo Stato con i fondi destinati alla Legge Speciale, il resto dall’Autorità portuale e dai privati con il sistema del project financing. E’ proprio questo il primo dei dubbi sollevati. «La Legge Speciale prevede che il pubblico finanzi soltanto la parte relativa ai petroli», scrivono i comitati nella lunga memoria firmata dal portavoce Salvatore Lihard. Chiedono anche di verificare in modo trasparente se «questa sia la soluzione migliore per rilanciare la portualità veneziana» e se siano state valutate in modo approfondito le alternative possibili. Come ad esempio strutture più leggere invece degli avamporti in cemento armato.

Dubbi riguardano anche gli effetti che la costruzione della piattaforma avrà sulla pesca e sull’inquinamento del mare, l’impatto del traffico di navi e bettoline in laguna e di camion sulle strade della terraferma. Per scaricare e trasportare a destinazione i container lasciati in mare.(a.v.)

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