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In manette per turbativa d’asta il dirigente dell’ufficio tributi di palazzo Balbi Coinvolti un manager padovano di Engineering e un dipendente della ditta vincitrice

VENEZIA – I carabinieri sono usciti dalla caserma a sirene spiegate alle 5 del mattino di ieri. E in meno di un’ora avevano già arrestato il dirigente dell’ufficio tributi e bilancio della Regione Veneto Lucio Fadelli, il direttore per il Triveneto della Engineering Spa di Padova Antonio Rigato e il responsabile per il Veneto della Gestione esecuzioni convenzionate (Gec) Matteo Catto, che dormiva in un albergo del centro storico veneziano nei pressi della stazione.
Per tutti l’accusa è di associazione per delinquere e turbativa d’asta nell’appalto della Regione Veneto per la riscossione dei bolli auto, come emerge dalle oltre seicento pagine dell’ordinanza firmata dal gip di Torino Giuseppe Salerno, sulla base delle indagini condotte del pm di Torino Giancarlo Aventi Bassi in collaborazione con i militari del capoluogo piemontese e della città lagunare. Perché l’operazione Car Tax, che nell’arco della mattinata di ieri ha portato a quindici arresti per corruzione, concussione, turbativa d’asta e associazione a delinquere (si tratta di un funzionario in pensione della Regione Piemonte Giovanni Tarizzo, il funzionario della Regione Veneto Lucio Fadelli, i funzionari della Regione Campania Liberato Russo, Vincenzo Terlizzi, Claudio Mambuca e Domenico Pecoraro. Con loro sono finiti in manette i dirigenti della Gec Spa Alessandro Otella, Aldo Magnetto, Matteo Catto, Giovanbattista Rocca, Franco Giraudo, un dipendente della Csi Carlo Goffi e i dirigenti della Engineering Spa Antonio Rigato, Gaetano Marinola, Natale di Giovanna) è partita nella primavera del 2009 proprio da Torino, quando la procura si è accorta che l’ufficio tributi della Regione Piemonte ritagliava ad hoc i bandi per la riscossione dei bolli auto perché vincesse la Gec. La storia è continuata in Veneto quando il responsabile dei tributi di Palazzo Balbi Lucio Fadelli è stato intercettato mentre si faceva dettare in un bar di Torino lo stesso tipo di bando dai dirigenti della Gec, per adattarlo anche alla Regione Veneto. Seduti ai tavolini del bar Talmone, di fronte alla stazione di Torino, i vertici di Gec, Aldo Magnetto e Alessandro Otella, hanno di fatto dettato a Lucio Fadelli (i cui conti bancari sono stati messi sotto controllo ieri mattina) le modifiche del bando, facendo inserire una serie di clausole talmente stringenti («La società appaltante deve avere una sede a Cannaregio, Dorsoduro o Santa Croce…», si legge nel bando) che nell’aprile di quest’anno il Tar del Veneto è intervenuto annullando l’intera gara d’appalto. D’altra parte la Gec era già finita nel mirino delle procure ancora quest’estate, quando sono state spedite le cartelle esattoriali per il mancato pagamento dei bolli auto del 2008 anche a casa di settemila veneti che avevano già pagato regolarmente. La Gec infatti otteneva guadagni illeciti da tre operazioni (che prendono il nome di sistema Tarizzo, dall’ex funzionario in pensione della Regione Piemonte che aveva ideato la truffa).

In primo luogo la società di riscossione bolli auto corrompeva i funzionari pubblici con regali (in Piemonte sono stati tracciati perfino i biglietti aerei per un viaggio alle Galapagos) per vincere appalti svantaggiosi per le amministrazioni regionali, tanto che il danno erariale totale calcolato per il Piemonte, il Veneto e la Campania è di almeno 20 milioni di euro; in seconda battuta tratteneva per più di quaranta giorni i soldi delle riscossioni dei bolli (invece dei 7 previsti per legge) prima di consegnarli agli uffici regionali, permettendo a una serie di banche compiacenti di lucrare sugli interessi e giocare in borsa; e, per non farsi mancare nulla, inviava cartelle esattoriali anche a chi aveva già pagato il bollo o a chi aveva da tempo venduto la macchina, scusandosi per un errore tecnico-informatico, quando qualcuno (pochi) si accorgeva dell’illecito.

Non è un caso infatti se quest’estate la Gec era stata oggetto di proteste da parte delle associazioni di consumatori (una delle cosiddette cartelle pazze era arrivata anche all’assessore regionale Roberto Ciambetti), inferocite per i «troppi errori informatici» della riscossione dei bolli. Lo stesso Lucio Fadelli era stato protagonista della cronaca veneta quando venne minacciato da un gruppo inviperito di venetisti trevigiani, che si erano visti recapitare una serie di cartelle decisamente sproporzionate.
L’indagine della procura di Torino era partita dopo un ricorso al Tar del Piemonte da parte della Sermetra Spa, che all’improvviso si era vista soffiare i bandi per il recupero dei bolli dalla Gec in collaborazione con la Engineering Spa di Padova che, tramite le pressioni di Antonio Rigato sui dirigenti regionali, avrebbe fatto inserire nelle clausole l’adozione di una serie di programmi informatici realizzati dalla società padovana.
Per il momento, nell’ordinanza, i giudici escludono che i «maneggi di denaro» abbiano coinvolto «livelli superiori ai funzionari», ma valutano la necessità di proseguire con le indagini per capire se ci sia stata «una qualche tolleranza dei referenti politici regionali». A contribuire ai dubbi della magistratura, il fatto che una delle modalità di gestione dei fondi neri per le tangenti era probabilmente la sponsorizzazione di una società piemontese di rally vicina alla scuderia di Riccardo Bossi, figlio del senatur Umberto, il cui nome fa capolino nelle intercettazioni.

Alessio Antonini

 

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