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“Mostro” di 60 metri davanti alla dimora dei Sagredo

VENEZIA — Pare di vederlo. Lui, nel giardino della seicentesca Villa Sagredo, e davanti l’altro, quel «mostro» di 60 metri che sale verso il cielo e trasporta i 380 mila volt che riforniscono due province. Lui è Roberto Bano, proprietario della dimora della famosa famiglia veneziana dei Sagredo nella campagna di Vigonovo, villa che oggi è dedicata a ospitare convegni, matrimoni e pranzi; l’«altro» è il maxi-elettrodotto da 380 mila volt di Terna, 15 chilometri di linea aerea che servirà — dice l’azienda che gestisce la rete in tutta Italia — per «razionalizzare la rete elettrica nelle aree di Venezia e Padova». Un impianto che collegherà Dolo con Camin, nel Padovano, passando per Fossò, Stra, Camponogara, Vigonovo, Venezia, Spinea, Mira, Mirano e Saonara. Da due anni Bano combatte contro l’opera a suon di carte bollate e mercoledì ha ottenuto il primo successo, anche se solamente parziale. Il Consiglio di Stato, a cui il suo avvocato Ivone Cacciavillani aveva appellato il «no» del Tar del Lazio di un mese fa, ha infatti ribaltato la decisione e ha invitato i colleghi di primo grado a mettere in calendario al più presto la trattazione di merito, per arrivare a breve alla sentenza.

L’ordinanza potrebbe anche bloccare i lavori, visto che al centro del ricorso c’è il decreto del ministero dell’Ambiente con cui il 2 febbraio 2010 era stato approvato il giudizio favorevole di compatibilità ambientale (pur con alcune prescrizioni) da parte della commissione Via nazionale. O perlomeno che potrebbe costringere Terna a rivedere il progetto nel tratto incriminato.

Dal colosso delle reti non arrivano repliche ufficiali, ma tutto è pronto per partire con i primi cantieri il 10 dicembre. L’investimento è enorme: Terna metterà sul tavolo 290 milioni di euro, con l’obiettivo però di risparmiarne oltre 40 all’anno per maggiori efficienze e minori sprechi. Inoltre a fronte di 33 chilometri complessivi di nuove linee aeree (compresi i tratti fino a Venezia), ci saranno 100 chilometri di linee demoliti e 60 interrati al termine dei lavori, previsto nel 2015. E proprio l’interramento è stata la richiesta fatta dall’avvocato Cacciavillani, anche se il Consiglio di Stato non ha potere di dare le alternative.

«La villa è vincolata e io non posso piantare per legge nemmeno un chiodo – tuona Cacciavillani – e poi mi mettono davanti un colosso simile!». Il proprietario ha ricevuto alcune proposte di mitigazione. «Ci hanno detto che il palo si poteva coprire con alberi, ma io ho presentato uno studio dell’università di Padova che dice che in Veneto non ci possono essere alberi di 60 metri e poi servirebbe un secolo e mezzo per farli crescere – continua il legale – l’altra ipotesi è stata quella di colorare il palo di celestino: ma io ho detto che a quel punto dovevano colorare anche i cavi». E ride.

Alberto Zorzi

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