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(Arv) Venezia 30 nov. 2012 – In Veneto sono Pedemontana veneta, Nuova Valsugana, Nogara-mare, Venezia-Orte, prolungamento della A27? In Italia sono 32 le nuove autostrade in cantiere, concentrate quasi tutte nell’area padana, Lombardia, Piemonte, Veneto e ed Emilia. Oltre duemila chilometri di nuovi nastri d’asfalto, larghi 25 metri, che stanno divorando campi, vigneti, abitazioni e paesaggi, come avviene con i 90 chilometri della superstrada Pedemontana veneta che occuperà 8,5 milioni di metri quadrati di aree prevalentemente agricole. Ma in tempi di crisi economica e di stretta della finanza pubblica, chi finanzia tutte queste nuove infrastrutture? Se lo sono chiesti i partecipanti al seminario “Quando le banche incrociano le strade. Grandi opere e grandi affari” organizzato dal gruppo consiliare “Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra” in Consiglio regionale. “L’asimmetrica ripartizione dei cantieri tra Nord e Sud, unita alla spesa complessiva prevista, che ammonta a circa 45,3 miliardi di euro – evidenzia il consigliere regionale della Federazione della Sinistra veneta Pietrangelo Pettenò – spiega perché in questi ultimi anni, specie da quando la decisione di costruirle spetta alle Regioni, la costruzione di nuove autostrade e superstrade abbia avuto un enorme impulso, che, evidentemente, non è solo dettato dalla volontà e dalla necessità di modernizzare il Paese ma risponde a molti altri interessi”. Quali? Il giornalista di “Altreconomia” Luca Martinelli, che ha guidato il seminario, ha fatto ricorso al rapporto della Banca d’Italia su “Le infrastrutture in Italia: dotazione, programmazione, realizzazione” per spiegare che “riguardo alle autostrade si registra un crescente attivismo da parte delle Regioni, ma non è del tutto evidente in che misura questo sia stato volto a colmare un ritardo nelle dotazioni, oppure rappresenti un tentativo di intercettare parte delle rendite generate dal settore autostradale per contrastare il calo nei finanziamenti”, cioè dei trasferimenti dallo Stato. Premesso che l’Italia ha in media più autostrade che il resto d’Europa (in quanto ne vanta 2,2 chilometri ogni 100 chilometri quadrati di superficie contro una media Ue di 1,5) e che non usa ferrovie e vie navigabili per spostare le merci, per Martinelli le nuove autostrade sono solo una questione di ‘business’. Nuove autostrade e superstrade sono ormai tutte realizzate con la formula della finanza di progetto, che vede mettere in gioco solo capitali privati di società concessionarie, grandi gruppi dell’edilizia e banche.

“La formula però non funziona – avverte Martinelli – perché i progetti sono troppi e tutti insieme, e le autostrade, spesso parallele, si ruberanno i clienti l’un l’altra. Il rischio è che i ricavi delle concessioni (i pedaggi) non riescano a recuperare il credito”.

Le prime a interrogarsi sulla sostenibilità delle nuove infrastrutture sono proprio le banche, ha spiegato Martinelli.

“I grandi investitori si chiedono se i numeri scritti nel piano economico e finanziario dell’opera reggeranno poi alla prova dei fatti. E gli investitori privati cercano rassicurazioni bussando alla porta della Cassa depositi e prestiti. Ma la Cassa depositi e prestiti usa i risparmi postali degli italiani. A questo punto, sarebbe meglio, se proprio la strada s’ha da fare, che la realizzi direttamente lo Stato”.

Pubblico su pubblico – commenta Pettenò – nell’interesse dei cittadini.

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