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IL CONVEGNO

(vmc) Battute al vetriolo contro grandi navi, Palais Lumiére, scale mobili di Koolhaas nel Fontego dei Tedeschi, ponte della Costituzione e ampliamento dell’albergo Santa Chiara, sublagunare e Tessera e Veneto City. Non le ha mandate a dire, Salvatore Settis, durante la sua conferenza sul tema «Se Venezia muore», organizzata dal Centro tedesco di studi veneziani. In un’aula magna dell’Ateneo Veneto stipata il professore ed esperto di conservazione del paesaggio ha sparato a palle incatenate anche contro la classe politica, «che in ossequio al dio denaro tollera la distruzione del territorio». E contro architetti e progettisti, «per il provincialismo di costruzioni verticali inconciliabili con centri storici sviluppatisi orizzontalmente. E per l’odio verso chi queste città le aveva pensate bene, nel rispetto della forma urbis e del concetto di veduta».
Per Settis, Venezia è la punta di un iceberg, non meno preoccupante a livello nazionale e internazionale: «I cittadini non devono limitarsi all’indignazione, ma spiegare cosa vogliono, avanzare proposte e far pesare i loro diritti costituzionali in materia di tutela del paesaggio e della salute – ha detto – A Venezia, come nel resto d’Italia, la legalità va rispettata. L’alternativa? La trasformazione in Disneyland, o un grande shopping center. E l’oblio per i suoi abitanti, sacrificati a un falso sviluppo». Nel mirino del professore, soprattutto la torre di Cardin: «Anziché un mostro da 250 metri, ne costruisca 5 da 50». Oltre al Fontego dei Tedeschi «profanato» e le grandi navi in laguna, «grattacieli galleggianti che annientando lo skyline sono incompatibili con l’unicità e la diversità di Venezia».

 

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