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«E’ uno sfregio al paesaggio e alla Costituzione». 50 nomi illustri della cultura italiana scrivono al presidente della Repubblica

Ci sono cinquanta nomi illustri della cultura italiana nell’appello inviato al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, all’indomani della singolare consegna del Leone d’Oro della Regione del Veneto a Pierre Cardin per il suo progetto – tutto ancora da finanziare, autorizzare e realizzare – di costruire una torre alta 250 metri ai bordi della laguna con vista totale su Venezia e la Terraferma. Un grattacielo di luce fotovoltaica ed eolica (il Palias Lumiere, appunto ) stile Dubai che lo stilista italo-francese vorrebbe erigere a sua futura memoria poco distante dal centro storico di Venezia, una città sull’acqua antica, unica al mondo e per ciò da tutelare.

«Signor Presidente« recita la lettera-appello «ci rivolgiamo a Lei perché è interprete e difensore di parole e principi contenuti nella nostra Costituzione. Ed è proprio una grave offesa alla Costituzione quella che minaccia Venezia: la sua integrità ambientale, il suo paesaggio, la natura e la storia di un patrimonio che va tutelato e tramandato alle generazioni future». «Simone Weil, in un suo scritto intitolato Venezia Salva» continua la lettera «parlava del senso delle radici autentiche di questa città che è un ambiente umano, un contatto con la natura, il passato, la tradizione. Ma il contatto di cui parla Weil svanisce sempre più spesso in fenomeni che feriscono e umiliano, come non mai prima, il diritto dei cittadini al bene comune che è Venezia con la sua laguna». «Se si ritiene possibile da parte dei responsabili delle istituzioni pubbliche contribuire alla mastodontica costruzione di una cosiddetta Torre, addirittura sul margine delle acque lagunari , vuol dire che lo smarrimento culturale di quelle istituzioni pubbliche non è solo cinica indifferenza al paesaggio e alla storia – e quindi all’obbligo di tutela e salvaguardia dettato dalla Costituzione e dalla legge – ma è addirittura una malaugurata partecipazione di soggetti pubblici ad un’opera che, ove realizzata, potrebbe sfigurare irreparabilmente Venezia». «Tutto questo» conclude la lettera «accade al di fuori di ogni regola e consuetudine di pianificazione territoriale, e ciò a riprova di intenti speculativi che nulla garantiscono in relazione alla sempre contrastata rinascita economica, sociale e culturale di Porto Marghera. Coloro che sostengono il progetto della colossale Torre esibiscono motivazioni che ricordano gli alibi politici all’origine delle impressionanti devastazioni di contesti storici, sia urbani che paesaggistici, di molte parti d’Italia negli anni del cosiddetto abusivismo di necessità. Per tutte queste ragioni, signor Presidente, Le esprimiamo la nostra preoccupazione e Le chiediamo di vegliare perché a Venezia gli interessi privati e un malinteso culto del profitto non calpestino mortalmente la legalità costituzionale». Intanto ieri, Marco Parini e Lidia Fersuoch dell’associazione Italia Nostra hanno inviato alla Direzione generale Beni Architettonici e Ambientali per chiedere la «scrupolosa applicazione della legge e il rispetto dei vincoli nell’area interessa al progetto di Pierre Cardin, come chiede la Sopraintendenza ».

Ecco qui di seguito i nomi dei firmatari dell’appello a Napolitano: Claudio Ambrosini, Mario Brunello, Francesco Caglioti, Giancarlo Carnevalem, Matteo Ceriana, Pierluigi Cervellati, Giuseppe Cristinelli Rolando, Damiani Vezio de Lucia, Cesare de Seta, Andrea Emiliani, Vittorio Emiliani, Gianni Fabbri gino Famiglietti, Dario Fo, Chiara Frugoni, Elio Garzillo, Carlo Ginzburg, Vittorio Gregotti, Maria Pia Guermandi, Beppe Gullino, Salvatore Lihard, Giovanni Losavio, Massimo Marrelli, Giorgio Mastinu, Franco Miracco, Tomaso Montanari, Alessandra Mottola, Molfino Alessandro Nova, Alberto Ongaro, Rita Paris, Desideria Pasolini dall’Onda, Mario Piana, Antonio Pinelli, Filippomaria Pontani, Paolo Portoghesi, Lionello Puppi, Franca Rame, Fernando Rigon, Carlo Ripa di Meana, Stefano Rodotà, Paolo Rumiz, Giovanni Santoro, Tiziano Scarpa, Salvatore Settis, Fiorella Sricchia Santoro, Bruno e Mauro Zanardo, Marco Zanetti.

Gianni Favarato

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L’incognita del vincolo Soragni scrive al sindaco

Un ostacolo imprevisto, la Soprintendenza vuole esaminare il progetto Venerdì in Regione si riunisce la conferenza dei servizi per un’istruttoria

Questione di metri. Fin dove arriva il vincolo paesaggistico che la legge impone alla laguna? È questo il nodo da sciogliere per decidere il futuro del progetto Cardin. La strada apparentemente in discesa tracciata da Regione, Provincia e Comune sul grattacielo da 250 metri finanziato dal sarto francese incontra i primi ostacoli. Come anticipato dalla Nuova, è arrivata al sindaco una lettera firmata dal soprintendente regionale ai Beni paesaggistici e culturali Ugo Soragni. Che ricorda come nell’area in questione, pur trattandosi di zona industriale, sia in vigore il vincolo paesaggistico previsto dalla legge. Significa che il progetto del nuovo grattacielo dovrà essere sottoposto al parere della Soprintendenza. Un sasso nello stagno. E un colpo all’entusiasmo di chi vedeva il Palais Lumiere già pronto a partire. Il sindaco Orsoni non l’ha presa bene. «Che c’entra quell’area con il vincolo sulla laguna?», dice. Dai 40 milioni di euro promessi per la vendita delle aree dipende in buona parte il bilancio di Ca’ Farsetti. Ma il grattacielo incontra i primi ostacoli. L’acquisto delle aree, lo spostamento dei binari, l’altezza eccessiva – l’Enac ha concesso una deroga per il limite vicino alla pista di atterraggio di tessera – e adesso il vincolo. «Stiamo ragionando», dice Orsoni. Per venerdì la Regione ha già convocato una Conferenza dei servizi istruttoria che dovrebbe far luce sulla vicenda. E stabilire prima di tutto quale sia la vera distanza del nuovo edificio dalla laguna. In base a questi accertamenti il progetto potrebbe andare avanti oppure essere sottoposto al giudizio dei Beni culturali. Una richiesta protocollata in segreteria del sindaco il 27 novembre. Che adesso è finita nel mirino di due consiglieri comunali. Marta Locatelli (Pdl) e Jacopo Molina (Pd) hanno scritto uan lettera al sindaco Orsoni e al direttore generale Marco Agostini chiedendo l’accesso agli atti. «Risulta che il direttore regionale dei Beni culturali», scrivono, «abbia inviato una lettera al sindaco affermando dell’esistenza di un vincolo paesaggistico per la realizzazione del complesso edilizio denominato Palais Lumiere. Chiediamo di visionare il documento che potrebbe avere conseguenze molto importanti sul futuro del progetto».E la polemica sul megaprogetto continua. Una torre attorcigliata alta due volte e mezza il campanile di San Marco, con residenza, negozi, servizi, parcheggi e infrastruuture viarie, visibile anche dal Lido. «Occasione di rilancio» per la Regione, che con Luca Zaia e Renato Chisso sostiene il progetto, messo a punto dallo studio Altieri di Schio. «Una Dubai in laguna», denuncia il presidente nazionale di Italia Nostra Marco Parini. Che insieme a Carlo e Marina Ripa di Meana ha presentato un esposto sulla vicenda alla Procura di Roma.

Alberto Vitucci

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Cardin: “Il Palais Lumiére è un sogno che voglio realizzare”

Lo stilista riceve alla Fenice il premio “Leone del Veneto” e rilancia il maxi piano della torre: «Un faro per la città»

VENEZIA. «Non voglio dare date o scadenze, dire cose di cui mi potrei pentire: io il Palais Lumière lo voglio fare a Venezia per il Veneto. Se Venezia non mi vuole – ma le autorità sono state finora tutte disponibili verso – allora lo dica. Altrimenti mi diano l’autorizzazione a fare questa meravigliosa nuova città, con l’Università della moda, un ospedale, case-fungo in un grande giardino ecologico. Marghera ha fabbriche e petrolio, ci vuole coraggio a vivere qui oggi: io offro un’alternativa, con un’architettura rivoluzionaria, che nasce da un uomo che si è sempre fatto da sé con lavoro e creatività di artista. Dalla Cina e Rio tutto il mondo è interessato a questo progetto, mi ha scritto anche il Vaticano: avrei potuto farlo a Parigi, ma non c’era posto. Un’opera così gigantesca ha bisogno di spazio e del mare».

Pierre Cardin non alza mai la voce: ma gli occhi guizzano. L’uomo che ha inventato la “griffe”, le celebrities come testimonial, che ha vestito i regnanti e le star di tutto il mondo prima di farsi cacciare dalla Camera della Moda francese per aver inventato quel prêt-à-porter, che – dice lui – l’ha reso ricchissimo. L’uomo che ha creato i ristoranti Maxime’s e arredato aerei. L’imprenditore che vede oltre, che primo al mondo ha aperto un negozio di moda in Oriente (in Giappone nel 1959), per primo ha fatto un accordo commerciale con l’Urss nel 1979, per primo è sbarcato nella Cina comunista 34 anni fa, che ha decine di migliaia di dipendenti nelle imprese nel mondo. Quest’uomo qui, a 92 anni, a parole dice «di aspettare una risposta», ma dà l’idea di non essere sfiorato lontanamente dall’idea che i 259 metri del suo Palais Lumière non si facciano. «Nella vita ho avuto la fortuna di fare tutto quello che ho voluto e pensato», dice, «l’ho fatto con i soldi che ho guadagnato con la moda, non con i soldi della finanza. A muovermi è il piacere della creatività, la libertà, il desiderio di conoscenza e il piacere del lavoro: io mi riposo lavorando. E il Palais Lumière darà lavoro a 5 mila persone l’anno, sarà un polo di ecologia e di moda». Le denunce di Italia Nostra, le critiche degli ambientalisti, i dubbi sulle bonifiche e la tenuta economica del progetto, le osservazioni di studiosi come l’archeologo Settis che lo boccia perché omologherebbe Venezia a qualsiasi altra città? Pierre Cardin non si scompone. «Non può piacere a tutti e non voglio correre dietro a tutti o non si farebbe mai niente», risponde, «non credo che Marghera sia oggi un bel posto. Nel Veneto non si riesce a costruire nulla di grande, finora: il passato è stato grande, ma bisogna guardare al futuro. Non ci sono solo i nonni, le mamme e i papà, ma anche i bambini». Non vede controindicazioni neppure quando annuncia fiero – e sornione – «sarà un faro che illuminerà tutta la città e gratis! Lo si vedrà da mille metri di altezza, servirà anche agli aerei». Per lui il gigantismo è un pregio, anche se non nega un po’ di narcisismo: «Si vedrà Padova e Treviso, sarà un giardino ecologico e darà lavoro: serviranno 50 mila piatti, 50 mila lenzuola, 20 mila bicchieri per ogni evento, avete idea quanto lavoro è per tutti i veneti? Io sono finanziere e sono ambizioso, certo, ma questo progetto è bello e utile. Anche nel Veneto, senza la moda ci sarebbe disoccupazione». E ricorda di essere accademico di Francia di arte. Come dire: zitti tutti. Un sospetto lo sfiora: «E’ un sogno, non so se si farà, penso che le autorità abbiano capito e dimostrato entusiasmo: certo, non potranno viverci tutti, ricchi e poveri, ma sarà un’opportunità per tutti».

Fosse per le autorità locali, il Palais sarebbe cosa fatta. Il sindaco Orsoni saluta una volta di più Cardin «un mio concittadino, che dimostra il suo grande spirito non solo nella sua creatività, ma anche nel guardare lontano: quella che ci ha portato con la volontà di realizzarla è una bellissima idea, ne siamo grati e penso sia forte contributo allo sviluppo nostro bella regione e nostra città

«Un progetto che noi vogliamo contribuire assolutamente a realizzare», ripete il presidente del Consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato, padrone di casa del premio Leone del Veneto. «Unendolo alla candidatura di Venezia Capitale della Cultura», chiosa il vice presidente della Regione Zorzato.

«Tutti hanno libertà di parlare e giudicare», conclude Cardin, «ho fatto una cosa per bene del futuro, sarei molto felice, se la gente l’accettasse. Posso solo aspettare con il tempo se mi daranno ragione o no. Ma non modifico nulla: bisogna credere in quello che si fa e ci mancherebbe non ci credessi io per primo. Ho la speranza, dai segnali ricevuti, che si farà: è un lavoro di architettura di prestigio, non la solita torre che fanno tutti».

Roberta De Rossi

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I costruttori spingono sul progetto

Ma monta il fronte contrario, le critiche di Italia Nostra e di Paolo Portoghesi

Favorevoli e contrari: il Palais Lumière continua a far discutere e mobilita anche la stampa internazionale. Prende posizione il Sunday Times, nuovo quotidiano britannico con un titolo polemico, «Il design di Pierre Cardin tira un bidone a Venezia», riportando giudizi come quelli di Anna Somers Cocks, del Venice in Peril Fund, che ricorda come il grattacielo pregiudicherebbe la vista di Venezia essendo completamente fuori scala, e di Marina Ripa di Meana che accusa sindaco, presidente della Regione e Ministero. Ma non solo: «Pierre Cardin», dice, «continua a dare notizie sbagliate alla stampa mondiale per far parlare di sè».

Il giornale britannico riporta anche la difesa di Cardin per cui le polemiche sono da mettere in conto, come al tempo della costruzione della Torre Eiffel: «È inevitabile che il Palais Lumière, un’opera così importante anche dal punto di vista dimensionale, susciti forti discussioni e alimenti animati dibattiti, ma il confronto di idee, quando è aperto e privo di pregiudizi, è un elemento essenziale». Anche Ugo Cavallin, presidente dell’Ance (costruttori edili) di Venezia, replica così a Italia Nostra e all’intervento critico dell’architetto Paolo Portoghesi, ripreso da più organi di stampa nei giorni scorsi. «Parlare, come ha fatto Portoghesi, di monumento alla finanza speculativa», dice, «vuol dire deliberatamente ignorare le motivazioni che hanno portato Cardin a concepire un’opera del genere e a immaginarla nel territorio veneziano. Per quanto riguarda poi il giudizio sulla qualità del progetto è naturale che le valutazioni possano essere molto diverse, soprattutto tra gli addetti ai lavori, progettisti e architetti. Lo dovrebbe ben sapere lo stesso Portoghesi, autore sul lungomare di Caorle del progetto del nuovo municipio e di un complesso residenziale commerciale che ha suscitato polemiche molto accese, anche tra i suoi colleghi, tanto che da più parti veniva bollato come “ecomostro” quello che l’autore definiva straordinario esempio di architettura». Per Cavallin «concentrarsi solo sulla torre e sulle sue presunte carenze estetiche è molto limitativo. I giudizi sull’originalità e sulla qualità estetica e architettonica dell’opera sono quanto mai personali e soggettivi».

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