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ITALIA NOSTRA

Il dibattito attorno alla Torre Cardin non accenna a diminuire. Con una lettera indirizzata all’attenzione del direttore generale per i Beni architettonici e ambientali Maddalena Ragni, l’associazione onlus Italia Nostra esprime il suo parere contrario.

«I quotidiani degli ultimi giorni», scrivono nella lettera il presidente nazionale Marco Parini e il presidente della sezione di Venezia Lidia Fersuoch, «confermano l’interpretazione di Italia Nostra già espressa in una lettera all’Unesco nella quale si chiedeva che l’organizzazione prendesse dovuta posizione contro la torre. Auspichiamo che il Ministero prosegua a monitorare con particolare attenzione tutto il percorso della pratica e proceda a esercitare rigorosamente le proprie competenze esprimendo un parere paesaggistico negativo che non permetta interpretazioni equivoche o mediazioni compromissorie. Dal momento che il sindaco Orsoni è uno specialista di diritto amministrativo, sorprende vivamente che ignori come la zona dove sorgerebbe la torre risulti ubicata entro l’area sottoposta a vincolo paesaggistico nel quale è compresa tutta la laguna».

Intanto Marghera si mobilita con una serie di iniziative legate al futuro dell’area e alla presenza della torre. Domani alle 18 al Municipio Rifondazione Comunista organizza l’assemblea pubblica “Palais Lumière: affare o speculazione del secolo?».

Intanto il sito “Buongiorno Marghera” ha invece preparato una raccolta di firme e una lettera aperta a Pierre Cardin chiedendogli di farsi carico di aprire quanto prima un’agenzia per chi volesse lavorare al Palais Lumière che possa creare occupazione con particolare riferimenti agi abitanti di Marghera e Mestre.

Massimo Tonizzo

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La Torre di Cardin un’offesa a tutti i valori

Una misura delle reali scelte della nostra città, di ciò che i suoi abitanti veramente vogliono e amano può venire da un confronto tra due recenti avvenimenti pubblici. Da una parte, il 29 novembre, una conferenza all’Ateneo Veneto tenuta da uno dei più grandi storici dell’arte viventi, eloquente e appassionato difensore di una Venezia che sappia capire e apprezzare la sua qualità di straordinario momento creativo nella storia civile. Un’aula da forse duecento posti (gremita di pubblico, è vero), un discorso di altissimo livello di eloquenza e passione, un applauso caloroso e sopra il tutto un’aura di malinconia, quasi di disperazione per la grave denuncia di un processo di degrado che sta aumentando in misura esponenziale. Non un’autorità presente; non un sindaco o un assessore a salutare il grande studioso, giuste o sbagliate che fossero le sue riflessioni. Dall’altra parte un evento tenutosi il 3 dicembre a pochi passi di distanza. Luogo, il magnifico teatro della Fenice da poco ricostruito, brillante di tutte le sue luci, splendente di tutti i suoi ori e pieno di pubblico in ogni ordine di posti. Sul palco un grande magnate dell’industria della moda, un uomo che nella sua vita ha fatto cose grandiose e che per questo va giustamente onorato; ma che oggi intende concludere la sua carriera proprio con la costruzione di un edificio, anzi di una città sviluppata in altezza, che esemplifica e ingigantisce lo stravolgimento dell’ambiente veneziano, del senso della storia e del fascino della città. Un grande uomo e delle buone intenzioni, ma un’offesa a tutti i valori che pochi giorni prima, nell’altro luogo, l’altro oratore aveva esaltato. Il progetto è contestato, a troppe persone risulta chiaro che non ha nulla a che vedere con la nostra città; ma il grande vecchio ne illustra i pregi: per servire la Torre e i suoi occupanti «occorreranno 50 mila piatti, 50 mila lenzuola per ogni evento: avete idea di quanto lavoro ciò rappresenti per tutti i veneti?». Da là sopra si vedranno Venezia, Padova e Treviso: non è meraviglioso? E continua: «Sarà un faro che illuminerà tutta la città, e gratis! Lo si vedrà da mille metri d’altezza, servirà anche agli aerei» (e pensare che noi fino ad oggi ci accontentavamo del faro di Murano, visibile da quindici miglia in mare con il suo ritmo antico e immutabile di lampeggiamenti). Tutte le autorità che mancavano all’altro convegno sono invece qui sul palco accanto al grande vecchio: ecco il sindaco Orsoni che lo saluta ed omaggia, ecco il presidente del Consiglio regionale, ecco il vicepresidente della Regione. Nel pubblico, assessori e consiglieri comunali e regionali non si contano. Tutta Venezia è qui, e sembra che tutta Venezia voglia la Torre, o anzi il Palais Lumière che pure Parigi aveva rifiutato perché, nelle parole dello stilista, in quella città «non c’era posto». Poco importa se i nostri figli dovranno lavare i 50 mila bicchieri e stirare le 50 mila lenzuola invece di laurearsi all’Università e passare la vita lavorativa con maggiori soddisfazioni, mentre i loro amici faranno i gruisti nel porto della Marghera-Rotterdam voluta da un ex sindaco. Poco importa se viene così perduta un’occasione unica di trasformare Marghera in un paradiso ecologico e produttivo. Il sogno dello “sviluppo” acceca tutti, i veneziani per primi, come trent’anni fa aveva accecato gli abitanti di Taranto di fronte ai fumi e alle polveri. Il pubblico, in platea e nei palchi, applaudiva. Onorava una grande carriera di un grande vecchio, certo; ma intanto rinnegava se stesso e la propria città, dimentico di bellezza, poesia, silenzi e magiche oscurità. * Vicepresidente Italia Nostra sezione di Venezia

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