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Gazzettino – Due eserciti sotto la torre di Cardin

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

16

dic

2012

PALAIS LUMIERE – Si moltiplicano le prese di posizione sul progetto dello stilista francese

I residenti sono schierati: «Chiave per il rilancio». Fronte degli intellettuali compatto sul “no”

Un risultato la torre di Pierre Cardin, il Palais Lumiere, l’ha già ottenuto. Venezia potrebbe essere la prima città dove l’effetto “Nimby”, letteralmente “non nel mio cortile” (not in my backyard), potrebbe essere rovesciato. Da quando il progetto è stato presentato alla città, infatti, è stato un fuoco di fila di polemiche e interventi, prese di posizione, difese accorate e critiche, fino alla lettera scritta, a inizio dicembre, al Presidente Giorgio Napolitano da una cinquantina di nomi illustri della cultura italiana per fermare l’ecomostro.
Con una particolarità: chi vive a Marghera il Palais lo vorrebbe eccome – se non “nel proprio cortile” almeno abbastanza vicino da farne il punto di riferimento di un contesto già abbastanza maltrattato – e non solo per riqualificare l’area, ma anche per creare lavoro e bonificare finalmente il territorio.

A SCATOLA CHIUSA

Giusto però che il Palais Lumiere stimoli riflessioni anche animate a dimostrazione che, in architettura, un’opera, per colpire, deve disturbare. «L’estetica è una questione soggettiva – ricorda Michele Missaglia, da Marcon – ma la proposta dello stilista impedisce di discuterne rischi e benefici, vantaggi del singolo e sacrifici del pubblico, questo il nocciolo della questione. C’è la questione economica-sociale che gira attorno all’affare. Il fatto che il Comune veda la possibilità di sistemare, in parte, le proprie casse malandate non deve indurlo a cedere al ricatto del pacchetto chiuso, senza la ricerca di un equilibrio tra la succulenta opportunità economica e l’idea di città del futuro che un’amministrazione deve avere. I cittadini non possono criticare, né chiedere il confronto perché il ricco offre a loro il pane e questi, in cambio, devono innalzare il tempio al “faraone”. La soluzione di compromesso, trovata proprio pochi giorni fa per il progetto di riqualificazione del Fontego dei Tedeschi, pur con i suoi limiti di spazio e di tempo regalato al sociale, deve convincerci che una strada alternativa all’imposizione deve esistere».

IL PRECEDENTE

Tanti aspetti legati da un unico filo conduttore: l’assenza di mediazione tra il sacrosanto diritto del privato di ottenere utili e l’altrettanto legittimo diritto di dare più voce ai cittadini. «La decisione a favore del Palais costituisce un precedente – sostiene Marino Cortese, di cui ieri abbiamo pubblicato l’intervento completo – Il rischio, probabile e drammatico, è che l’esempio faccia scuola e, non potendosi negare ad altri ciò che è stato concesso oggi a qualcuno, venga sorgendo progressivamente in fregio alla laguna una sorta di anfiteatro di grattacieli, tutti rigorosamente con vista di Venezia».

 

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