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Un successo la manifestazione dei Cat per sollecitare la Regione a sbloccare il progetto

STRA. “Idrovia subito, elettrodotto interrato”. Questi sono stati alcuni degli slogan intonati dai volontari dei Cat (Comitati Ambiente e Territorio) e dei Comitati Alluvionati della Provincia di Padova ieri mattina durante un’azione dimostrativa per sollecitare i lavori di completamento dell’idrovia Padova-Venezia.

Una cinquantina di attivisti, nonostante l’abbondante pioggia che ha colpito la Riviera del Brenta e le condizioni impervie del terreno, si sono ritrovati in un campo privato tra San Pietro di Stra e Fossò e hanno iniziato i lavori di scavo dell’idrovia Navigabile Padova-Venezia. Il terreno in questione è coinvolto anche dal passaggio dell’elettrodotto Dolo-Camin.

Le squadre di lavoro erano organizzate con pale, picconi e carriole mentre nel corso della mattinata sono arrivate anche delle ruspe e trattori per “movimentare” meglio la terra e velocizzare lo svolgimento degli scavi. I lavori sono stati fatti a “regola d’arte”, visto che era stato previsto l’uso di livelle a bolle d’aria per rilevare l’esatta pendenza e utilizzati dei nastri per indicare il percorso corretto che dovrebbe percorrere l’idrovia. L’intervento dimostrativo aveva un duplice obiettivo: sollecitare quanto prima l’iter per il completamento dell’idrovia navigabile Padova-Venezia, che servirebbe per la salvaguardia idraulica della Riviera e dei territori del Padovano, e per dimostrare che con lo stesso “scavo”, oltre all’idrovia, potrebbe essere interrato anche l’elettrodotto ad alto voltaggio Dolo-Camin.

A spiegare l’iniziativa è Adone Doni, portavoce dei Cat. «Auspichiamo che la Regione Veneto completi quando prima l’idrovia», spiega, «il progetto di fattibilità dell’idrovia, commissionato dalla Regione, è pronto da mesi, però le istituzioni danno priorità alla costruzione della Camionabile e di un canale scolmatore con una portata di 250 metri cubi al secondo, insufficienti ed inutili per la sicurezza idraulica. L’idrovia, invece, come sostenuto da eminenti studi universitari tra cui quello del professor D’Alpaos, dovrebbe avere una portata minima di 450 metri cubi al secondi». L’azione dimostrativa è proseguita fino alle 13 con i volontari che hanno cercato di rifocillarsi, viste anche le condizioni meteo proibitive, con vin brûlé e tè caldo.

Giacomo Piran

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