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Rodrigo Basilicati ha incontrato il sindaco: «Chiariti i malintesi, mio zio è pronto a comprare le aree» Orsoni: «Il Comune non chiede nulla in più di quanto gli è dovuto in base alla valutazione dei terreni»

Patto di Stabilità, corsa contro il tempo – con il rischio di perderla – per vendere a Pierre Cardin i terreni comunali del Palais Lumière, con l’anticipo dei permessi comunali, che potrebbero fruttare a Ca’ Farsetti circa 40 milioni di euro vitali per rispettare i vincoli sugli accantonamenti previsti per Ca’ Farsetti, soprattutto ora che da Roma non arrivano buone notizie sull’allentamento del Patto di Stabilità per i Comuni.

Dagli emendamenti alla Legge di Stabilità esaminati ieri in Commissione Bilancio al Senato sono arrivati 600 milioni in più ai Comuni per allentare i vincoli del Patto, di cui solo 21 destinati al Veneto. Briciole dunque, con un Comune come Venezia che deve recuperarne circa 120 entro la fine dell’anno per restare entro i limiti fissati per quest’anno dal Governo. Ciò che potrebbe ancora arrivare – secondo le ultime notizie – sono i “famosi” 50 milioni di euro di Legge Speciale attesi da tempo, che potrebbero essere stanziati direttamente dal Governo senza passare per il Cipe e ci sarebbe – come ha riferito anche il sindaco Giorgio Orsoni – nella riunione di maggioranza di ieri – una mezza promessa in questo senso perché arrivino entro l’anno, anche se è da vedere se sarà onorata. C’è poi la questione della vendita delle quote Save, di cui riferiamo a parte. Per questo l’indicazione che anche ieri il sindaco ha dato alla sua maggioranza è quella di aspettare almeno fino agli ultimi giorni dell’anno per capire se sarà possibile rispettare effettivamente il Patto o se, essendo costretti ad uscire dai suoi limiti, in che misura contenere lo “sforamento” e con quali penalizzazioni su nuove assunzioni, investimenti e contratti. Ci si muove, dunque, in un quadro di grande e convulsa incertezza, di cui la questione-Palais Lumière è un emblema.

Ieri, dopo le polemiche dei giorni scorsi, il nipote di Pierre Cardin, Rodrigo Basilicati – che segue la trattativa per lo stilista – ha incontrato Orsoni dopo un incontro tecnico in Regione per chiarire i termini di un accordo.

«Abbiamo chiarito i malintesi con il sindaco», spiega Basilicati, «ed è possibile che già venerdì si arrivi alla stipula della convenzione con il Comune per il Palais Lumière, con una cifra messa a disposizione della città di circa 40 milioni di euro, relativa per una metà all’acquisto da parte nostra dei terreni comunali e per l’altra metà all’anticipo sui permessi concessi dall’Amministrazione per accelerare il via libera al progetto. Mio zio mi ha già detto che non si muoverà con le banche francesi per ottenere la liquidità necessaria se prima non verrà fermato l’accordo. Ci sarebbero quindi solo pochi giorni a disposizione per far arrivare al Comune entro l’anno la cifra pattuita».

Da parte sua, più prudente è Orsoni:

«Sulla cifra e sull’accordo aspetto il parere dei tecnici che stanno lavorando. Se mi diranno che la valutazione è congrua, chiuderemo l’accordo anche entro venerdì, anche se le dichiarazioni di Basilicati degli ultimi giorni non mi sono piaciute, perché il Comune non prende nulla di più di quello che gli è dovuto e perché non si può pensare di mandare avanti il progetto del Palais Lumìere, se prima Pierre Cardin non acquisisce le aree su cui intende realizzarlo».

E mentre il Comune palpita per sapere se potrà vendere in tempo per il rispetto del Patto di Stabilità, sul Palais Lumiére arriva anche la “benedizione” del Patriarca Francesco Moraglia. «Forse dà possibilità di lavoro», ha detto ieri, «a molta popolazione in un momento di difficoltà. Non voglio schierarmi, ma questa opera può essere considerata come un passo in avanti in una realtà che attende di poter ricevere anche delle risposte concrete sul territorio».

Enrico Tantucci

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Una maxi-torre di 60 piani alta 245 metri

In cifre il Palais Lumière significa un investimento complessivo di 2,3 miliardi e a regime 7 mila posti di lavoro. Una maxi torre alta 245 metri composta da 60 piani abitabili con 284 residenze private, alberghi per 34 mila metri quadri, un auditorium da 7 mila posti, 72 ascensori , un ristorante panoramico da 650 posti, un multicinema da 1.600 persone, 4 ettari di giardini pensili. E molto altro a partire dalla cittadella della Moda e del Disign. Per gli arredamenti, Rodrigo Basilicati, annuncia un investimento di circa un miliardo: «Si partirà con una spesa di circa 2/300 milioni per l’arredamento base, poi si stima che la clientela estera scelga arredi di lusso. Pensiamo di offrire arredamenti lussuosi “chiavi in mano”, ideati dallo stesso Pierre Cardin.

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A Parigi in vendita gli appartamenti con vista su Venezia

Il Palais Lumiére è sempre di là da venire, ma Pierre Cardin ha già iniziato a promuovere l’operazione immobiliare a Parigi. Nelle vetrine di tutti gli spazi “Pierre Cardin” della capitale francese, come già anticipato dalla “Nuova”, campeggia un manifesto con il rendering del progetto, con tanto di numero di telefono per informazioni su: appartamenti, spazi commerciali, hotel, ristoranti, bureaux, cinema e parcheggi. In realtà molti dei punti espositivi parigini con il marchio “Pierre Cardin” sono chiusi e il manifesto formato gigante campeggia dietro le saracinesche a maglia. Non però nella lussuosa Faubourg St. Honoré dove sono in distribuzione anche brouchure con la promozione delle varie superfici che saranno messe sul mercato, compresi gli appartamenti con vista su Venezia. Almeno questa è la speranza dello stilista che può contare sull’appoggio di Orsoni, Zaia, Zaccariotto. Un sostegno che significa avere le istituzioni locali dalla propria parte. Regione e Provincia hanno subito spalancato la strada al progetto, ma senza il via libera dell’amministrazione comunale non si sarebbe andati avanti. Il Comune ha valutato positivamente l’opera ed ora è pronta a vendere le aree di sua proprietà, interessate all’intervento. Si tratta di circa un paio di ettari, dei 19 coinvolti nel progetto della torre. Il rimanente della superficie è di imprenditori privati.

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I privati perdono fiducia siglati solo i preliminari

I soggetti coinvolti nell’operazione temono che all’ultimo l’affare possa sfumare Chiusi da tempo i contratti per l’alienazione dei terreni, ma i soldi non arrivano

Opzione zero in rialzo. Mentre la politica tratta, tra i privati interessati al grande progetto Cardin si sta spargendo una quasi certezza: il disimpegno è vicino. Così l’uscita di scena del sarto francese che da mesi fa parlare di sè per via del Palais Lumiere, il grattacielo a Marghera alto due volte e mezza il campanile di San Marco, potrebbe essere imminente. Le scadenze promesse, l’approvazione entro l’anno del progetto, sembrano sfumate. Si attende adesso venerdì, quando la convenzione dovrebbe essere firmata in Regione. Ma anche una Conferenza dei Servizi con tutte le carte in regola fornite dalle amministrazioni locali non potrà dare il suo parere nei tempi previsti senza aver prima sciolto il nodo delle procedure, posto daL Ministero dei Beni culturali. Il progetto va esaminato dalla Soprintendenza, essendo l’area sottoposta a vincolo. E i tempi si allungano. Sulla vicenda sono puntati i riflettori internazionali, esponenti della cultura hanno già sottoscritto un appello, Italia Nostra ha presentato a Roma un esposto. Cardin ha fatto sapere che «non è Babbo Natale». Difficilmente i 40 milioni di euro saranno versati entro i prossimi giorni, e il Comune potrebbe dover cercare alternative per i soldi promessi per l’acquisto delle sue aree. Nulla si muove anche sul fronte privato. Due imprenditori mestrini, Andrea Mevorach e Damaso Zanardo, hanno messo a disposizione le loro aree. I contratti sono stati firmati in preliminare, ma la società di Cardin ha versato soltanto una piccola caparra. Il resto della cifra – decine di milioni di euro – non si vede. E i professionisti che trattano l’affare hanno rallentato la corsa. Nessuno lo dice chiaramente, ma la preoccupazione si fa strada. Potrebbe sfumare l’intero progetto? Da tempo i critici sostengono che in fondo si è trattato di una gigantesca operazione pubblictaria, lanciata in tutto il mondo dai media. Il sarto trevigiano che ha fatto fortuna nel mondo ha fatto parlare di sè più che se avesse finanziato una campagna pubblicitaria. Fino ad oggi Cardin ha speso circa cinque milioni di euro, compresi i preliminari e il costo del progetto allo Studio Altieri di Thiene. La spesa totale prevista per il grattacielo è di circa due miliardi di euro. Una enormità, che fino a qualche mese fa sembrava disponibile. Ma adesso lo staff di Cardin ha obiettato sulla cifra e i tempi. E il sindaco Giorgio Orsoni non ha affatto gradito le ultime uscite del nipote del sarto, Rodrigo Basilicati contro le lungaggini della burocrazia.

Enti pubblici e imprenditori veneziani, stavolta, hanno fatto la loro parte. Sfuma dunque il progetto della torre più alta d’Italia, sostenuto da Regione, Provincia e Comune? Il nodo sarà sciolto entro la settimana.

Alberto Vitucci

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