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Gazzettino – “Adesso puntiamo al rilancio di Marghera”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

19

dic

2012

LA SFIDA «Logistica e sviluppo nell’area industriale»

STAZIONE MARITTIMA – L’attività portuale raggiunge il 13 per cento dell’economia venezianaPORTO Il presidente Costa: «Rappresentiamo il 13% dell’occupazione complessiva della città»

«Dobbiamo rifare Porto Marghera come avvenne all’inizio del Novecento». Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale, scorre i dati sull’occupazione tra il Porto e l’area industriale (aggiornati al 31 ottobre).
Per la prima volta è stata fatta una fotografia dettagliata su quello che accade tra la Marittima e il Polo industriale e ieri Costa ha presentato il bilancio. Complessivamente ci sono 16.886 occupati (in questo elenco ci sono 4297 lavoratori solo nel porto, 1654 per le industrie che hanno la banchina, 1736 per le attività strettamente industriali e 1348 per i servizi collegati) ai quali vanno aggiunti quelli delle società esterne e delle attività istituzionali. Per quanto riguarda invece le aziende, tra il Porto e Marghera operano 1178 imprese, 629 solo collegate al porto e 535 solo quelle che comprendono le industrie e le attività legate alle banchine. La stazione Marittima di Venezia, che opera prevalentemente con il turismo, ha 1618 addetti ai quali vanno aggiunti i 1468 lavoratori che agiscono per ditte fuori dal territorio comunale.
«C’è stata un’evoluzione dell’occupazione – spiega Costa – con il forte calo dell’industria si è registrato un parziale recupero del Porto che, a questo punto, rappresenta il 13 per cento dell’occupazione complessiva della città, dopo il turismo e le attività pubbliche. Questo studio, realizzato grazie all’Ente zona Industriale e Veneto lavoro, deve servire per vedere da vicino gli effetti sull’occupazione e per scegliere le strategie future». Secondo l’ex sindaco, che attende dal Senato il via libera al terminal off-shore, non c’è più un “tesoro occupazionale” ma le sfide sono numerose, a cominciare dal dato sui 458mila container che gravitano sulla scalo veneziano. In prospettiva, quindi, il porto potrebbe specializzarsi ancora di più su una sorta di servizio manifatturiero.
«È evidente che bisogna ripartire da questi dati – conclude Costa – i grandi cambiamenti a Marghera sono stati dettati dall’aumento del costo dell’energia e da un costo del lavoro non competitivo». Il monitoraggio, che verrà fatto a scadenze fisse, ora prenderà in esame anche le singole categorie (dai servizi di lavanderia, agli artigiani del legno fino ai servizi di ristorazione). Per Antonio Paruzzolo, assessore alle attività produttive, i quasi 17mila addetti rappresentano un’attività vitale. «Rispetto a certi settori in crisi – ha detto – qui si vede che è possibile costruire. Un altro dato importante è la sostanziale tenuta dei traffici petroliferi».

 

IL RAFFRONTO – Nel 1965 nel chimico c’erano 14 mila operai

(G.P.B.) Il raffronto, anche se con dati molto lontani, è significativo. Il grafico storico che mette vicini i numeri sugli addetti, a Porto Marghera, nel 1965 e nel 2008 offre diversi spunti. Nel 1965, ad esempio, il solo settore chimico impiegava la bellezza di 14mila addetti, seguito, dal comparto della siderurgia e del metallurgico con quasi settemila operai. In fondo alla graduatoria di quell’anno, sotto la dicitura “altri settori” ci sono meno di duemila addetti che comprendevano anche il porto.
Nel 2008, invece, questo dato è in fortissima crescita arrivando ad un totale di 8200 persone tra le quali figurano i seimila addetti collegati direttamente all’attività portuale. E sempre restando al bilancio del 2008, si notano il crollo del chimico che si attesta sopra i mille e del siderurgico calcolato in poche centinaia di operai.

 

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