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Gazzettino – Autostrade. “Brentan? Un pesce piccolo”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

20

dic

2012

DOLO – L’ex amministratore della Venezia-Padova impugna in Appello la condanna a 4 anni per mazzette

I difensori: «False le accuse, gli imprenditori lo hanno chiamato in causa solo per salvarsi»

Lino Brentan non ha commesso alcun illecito e gli imprenditori che lo hanno accusato non sono credibili: le confessioni di avergli versato somme di denaro in cambio di appalti, infatti, sono arrivate dopo il loro coinvolgimento nell’inchiesta e sarebbero state finalizzate ad evitare il carcere e a patteggiare pene miti.
Lo scrivono i difensori dell’ex amministratore delegato della Società autostrade Venezia-Padova nell’atto con cui hanno impugnato la condanna di primo grado a 4 anni di reclusione e chiedono alla Corte d’Appello la piena assoluzione del loro assistito. In subordine gli avvocati Giovanni Molin e Stefano Mirate contestano anche la quantificazione della pena, ritenuta eccessiva in quanto, pur riconoscendo «che la corruzione è reato che oggi produce particolare allarme sociale», Brentan «sarebbe quello che si definisce un pesce piccolo». «Se corruzione c’è stata – aggiungono – trovava genesi in un rapporto di amicizia-favoritismo, che non ha portato nocumento ad alcuno. Non certo alla società amministrata, che con la gestione Brentan è passata dal profondo rosso ad un attivo di circa 120milioni di euro… Non agli imprenditori, ben felici di essere privilegiati e disponibli ad averlo compare di bisbocce. Non la pubblica amministrazione…»
Dopo aver evidenziato contraddizioni e presunte falsità nelle versioni degli imprenditori, i due legali attaccano la tesi accusatoria secondo la quale Brentan avrebbe “spezzettato” gli appalti in modo da poter evitare le gare pubbliche e affidare direttamente i lavori agli “amici”. Cosa non vera, scrivono gli avvocati Molin e Mirate: si trattava di una consuetudine sempre esistita alla Venezia-Padova, dovuta alla necessità di garantire le manutenzioni che di volta in volta si rendevano necessarie, in particolare lungo la tangenziale di Mestre, uno dei tratti più trafficati d’Italia. Se ogni lavoro fosse stato messo a concorso non si sarebbe potuto tenere l’autostrada in perfetto ordine.

 

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